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Si prostituiva incinta: è stata liberata

Ragazze schiavizzate, costrette in strada fino al nono mese di gravidanza

«Ho lasciato l’Albania una mattina di settembre, il cielo sopra Tirana era azzurro... non avrei mai voluto andare via… ma ero innamorata e il mio fidanzato insisteva... Sono partita da sola, il mio fidanzato all’ultimo non era riuscito a partire con me. Ad aspettarmi all’aeroporto c’era Flora, una donna albanese... era stata lei a trovarmi il lavoro.

Ho pianto tanto la prima sera che mi hanno buttato sulla strada. Buttata sì, come si butta un oggetto senza valore, come si butta una carta che tutti possono calpestare. Piangevo e stringevo il mio bimbo nella pancia… Una volta ho provato a scappare, ma mi hanno massacrata di botte, credevo di morire, ho avuto paura di perdere il mio bambino... Una sera di maggio, ero da poco arrivata sul ‘mio’ angolo di marciapiede e pensavo fosse una sera come le altre. Pensavo fosse la solita macchina con il solito cliente di turno che ti chiede ‘quanto vuoi’. Invece una voce di donna mi dice “ciao, come stai?” Sulla strada nessuno mi aveva mai chiesto come stavo... Mi dice che - se voglio - mi possono aiutare, che conoscono la condizione di sfruttamento e schiavitù in cui vivono molte ragazze… abbasso lo sguardo, trattengo a fatica le lacrime – mio figlio, ho bisogno di aiuto per il mio bambino. La ragazza mi ha abbracciato forte. Per la prima volta da quando ero arrivata in Italia, avevo trovato il coraggio di chiedere aiuto».

 

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Il racconto delle unità di strada

È Giusi Amore, membro della Comunità Papa Giovanni XXIII di Parma e referente dell'unità di strada, ad aver raccolto la testimonianza di Maddalena, giovanissima vittima di tratta la cui storia di sfruttamento colpisce soprattutto per la sua condizione di mamma in attesa e, ciononostante, abusata dai clienti indifferenti di fronte al pancione. E l'ha raccontata davanti ai giornalisti di diverse testate (quotidiani, settimanali e televisioni locali), presenti alla conferenza stampa tenutasi a Piacenza il 3 novembre, presso l'Auditorium della Fondazione di Piacenza e Vigevano. La Comunità, per scoraggiare la domanda di prestazioni sessuali, così come previsto dal punto 2 inerente la prevenzione del Piano nazionale Antitratta del Dipartimento per le Pari Opportunità, ha lanciato stamattina la Campagna di sensibilizzazione intitolata Questo è il mio corpo che ha come obiettivo fare pressione sul Parlamento italiano perché adotti una legge che punisca i clienti. Per questo Giorgio Malaspina, Coordinatore nazionale della Campagna antitratta, ha esortato i cittadini della provincia emiliana a firmare la petizione online per sostenere la proposta di “Modifica all’articolo 3 della legge 20 febbraio 1958, n. 75, concernente l’introduzione di sanzioni per chi si avvale delle prestazioni sessuali di soggetti che esercitano la prostituzione”. Ha invitato inoltre il sindaco a presentare una mozione al Consiglio comunale e i deputati del territorio emiliano ad essere firmatari della proposta di legge che ad oggi è sostenuta da 36 parlamentari di diverse correnti politiche.

Come ha spiegato Caterina Ghiozzi, referente nazionale Antitratta della Comunità Papa Giovanni XXIII, la maggior parte dei clienti preferisce consapevolmente rapportarsi a donne straniere in strada - che hanno un potere contrattuale minore e sono più vulnerabili - e per questo si rendono compici della tratta visto che, come già denunciato dall' Oim lo scorso anno, si sono moltiplicate le donne nigeriane trafficate col flusso dei profughi.

E per il recente dossier Piccoli schiavi invisibili sul fenomeno della tratta, più di un quarto sono minorenni, hanno tra i 13 e i 17 anni, sono adolescenti ignare dell’addestramento alla compravendita di sé a cui dovranno sottomettersi, in strada o al chiuso. 

Romina Iurato, referente dell'Unità di strada di Piacenza, ha infine presentato le attività di 3 anni d'impegno al fianco delle vittime incontrate lungo le vie della città. Proprio il 3 novembre del 2013 nell'anniversario della morte del fondatore don Oreste Benzi sulla Caorsana nasceva l'unità di strada dell'Associazione che in questi anni ha contato centinaia di contatti di giovani donne nigeriane, albanesi e rumene. Altra attività importante per la conoscenza del fenomeno e la prevenzione nel contesto giovanile, i progetti educativi rivolte agli studenti delle Scuole superiori di Piacenza. Infine un invito speciale rivolto alla cittadinanza per il 12 novembre presso l'Oratorio di Strada Mortizza, 76: una pizzata di solidarietà che garantirà di coprire le spese per l'acquisto di un'auto per il servizio in strada, già in parte finanziato dalla Fondazione di Piacenza e Vigevano, che ha meritato un caloroso applauso.

 

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Irene Ciambezi

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