Biografia
Uno sguardo essenziale e sintetico sulla vita di don Oreste Benzi
Dall'infanzia all'ordinazione sacerdotale.

Don Oreste Benzi nasce il 7
settembre 1925 a Sant'Andrea in Casale, una frazione del Comune di San
Clemente, paesino sulle prime colline dell'entroterra romagnolo a pochi
chilometri da Rimini e dal mare. È settimo di nove figli in una povera
famiglia di operai.
Suo padre, Achille, mutilato della grande guerra, faceva saltuariamente l'operaio o il bracciante a giornata. "Il babbo era una persona molto buona con un grande sentimento di Dio ed elevato senso morale, però non era praticante prima della mia entrata in seminario. A volte quel poco cibo che si portava al lavoro lo riportava a casa la sera. Noi gli andavamo incontro sulla strada principale e facevamo festa intorno a lui". Frequenti erano i periodi di disoccupazione e la numerosa famiglia faceva fatica a tirare avanti, conoscendo anche la fame. "Il babbo in quei periodi andava tutti i giorni a cercare lavoro. Per lui era un incubo tornare a casa e dire "Non l'ho trovato". Sono i ricordi più dolorosi della mia vita".

Sua madre, Rosa Silvagni, era
invece una donna piena di fede e svolgeva il lavoro di casalinga
esigendo la collaborazione da tutti i figli. "Mia
madre ci ha insegnato a pregare: la domenica mattina si alzava presto
per andare a Messa. Era una donna instancabile, cantava sempre e non si
scoraggiava mai". La famiglia aveva anche un piccolo campo che coltivava a grano, risorsa molto importante nei periodi di disoccupazione del padre."Ci
si alzava presto al mattino e si viveva nella gioia in una grande
povertà. Il babbo e la mamma erano la sicurezza piena e la garanzia del
nostro cammino".
In prima elementare fu bocciato a causa delle cagionevoli condizioni di salute. "Avevo
preso il morbillo. Sono stato malaticcio per tutto l'inverno e, non
potendo andare a scuola, mi hanno fatto ripetere. Per me è stata una
sofferenza grande, un'ingiustizia".
Questo fatto anziché
avvilirlo lo fece reagire, invogliandolo a combattere le ingiustizie e
superare le sconfitte, impegno al quale non si è mai più sottratto. Un giorno, in seconda
elementare, la sua maestra, Olga Baldani, parlò in classe di tre figure
umane: lo scienziato, il sacerdote e l'esploratore. Rimase molto
colpito da quella lezione. "Non so cosa avessi capito, avevo solo 7 anni, però quel giorno sono tornato casa e ho detto: mamma, io mi faccio prete". Fu una decisione irremovibile a cui rimase sempre fedele senza mai alcuna incertezza o esitazione.
Appena gli fu possibile, nel 1937 all'età di 12 anni, entra in seminario, prima ad Urbino poi a Rimini per frequentare quarta e quinta ginnasio. Nel 1943 si trasferì al seminario di Bologna a frequentare la prima liceo, perché Rimini era sotto bombardamento alleato. Il seminario di Rimini venne infatti distrutto e trasferito a Montefiore Conca. Fu lì che completò gli studi teologici, perché anche il seminario di Bologna venne chiuso a causa della guerra.

Il 29
giugno 1949 don Oreste Benzi riceve l'ordinazione sacerdotale dalle
mani del vescovo di Rimini Mons. Luigi Santa e pochi giorni dopo, il 5
luglio, viene nominato cappellano nella parrocchia di San Nicolò al
Porto dove rimase per 16 mesi. Riuscì, in questo breve periodo, a
coinvolgere tantissimi ragazzi della parrocchia creando con loro una
relazione intensa.
L'impegno tra i giovani.
Nell'ottobre 1950 don Oreste si trasferisce nuovamente in seminario, con l'incarico di insegnare francese, italiano, latino e matematica. I ragazzi della parrocchia San Nicolò continuano però a frequentarlo riconoscendo in lui una guida.
Don Oreste fin da giovane seminarista desiderava partire per la missione. A causa delle cagionevoli condizioni di salute gli viene consigliato dal suo padre spirituale di rinviare la partenza a quando avesse ricevuto l'ordinazione sacerdotale. Ritornato al seminario diocesano come insegnante, viene però nominato vice assistente della Gioventù Cattolica di Rimini di cui diventerà poi assistente nel 1952. Nel 1953 diviene direttore spirituale in seminario per i giovani nella fascia d'età fra i 12 e i 17 anni. Il sogno di partire per la missione è perciò definitivamente abbandonato.
Nel1953 don Oreste inizia ad insegnare religione fuori dal seminario: la sua prima esperienza è alla Scuola Agraria "San Giovanni Bosco" di Rimini frequentata dai preadolescenti nei tre anni successivi alle elementari. Insegnerà poi al liceo classico "Giulio Cesare" e al liceo scientifico "Serpieri" di Rimini e nel 1969 al liceo scientifico "A. Volta" di Riccione.
Dal momento in cui riceve
l'ordinazione, don Oreste si ritrova a svolgere il suo compito di
sacerdote accanto ai giovani. Intuisce e capisce l'importanza di essere
vicino ai preadolescenti e ai ragazzi ed inizia un intensissima
presenza insieme a loro. Nel 1954 lascia l'incarico di assistente della
Gioventù Cattolica per dedicarsi completamente al ruolo di direttore
spirituale in seminario, ma non abbandona i ragazzi che ormai l'avevano
incontrato. Ogni sabato li riceve dalla mattina fino a notte. Vanno da
lui a confessarsi fino a una settantina di giovani ogni sabato. "È
nella preadolescenza che si formano i valori pressoché definitivi. Io
vedevo che i ragazzi si scontravano con tanti disvalori e non si
incontravano con l'unico valore, Cristo. Bisognava perciò fare aver
loro, e specialmente ai ragazzi lontani dalle parrocchie, un incontro
simpatico con Cristo". Da questa
intuizione nascerà, alcuni anni dopo, nel 1961, la casa "Madonna delle
Vette" ad Alba di Canazei in cui sono passati ormai migliaia di
ragazzi. " Nel 1955 andai sulle Dolomiti, ospite di un amico per motivi
di salute. Mi trovavo sul Catinaccio. Vedevo che l'ambiente aiutava a
spaziare verso l'infinito, quel "no limits" di cui hanno tanto bisogno
gli adolescenti. In mezzo a quelle montagne mi son detto: qui bisogna
fare qualcosa per gli adolescenti! Quando progettammo questa esperienza
ancora non esisteva niente di simile".
Per acquistare il terreno in Val di Fassa sul quale costruire la "casa", occorrevano tre milioni di lire. Il progetto fu affidato ad un famoso architetto e la sua realizzazione completa prevedeva 120 milioni, una cifra enorme per quel periodo. Don Oreste decise di chiedere al vescovo di Rimini il permesso di fare un viaggio negli Stati Uniti per iniziare a raccogliere i fondi necessari. Il vescovo è d'accordo. Nel frattempo una banca riminese gli concede un prestito di dieci milioni. Don Oreste con fede e affidandosi a Maria, provvede all'acquisto del terreno e all'avvio della costruzione. Nell'agosto 1958 si depone la prima pietra, presente mons. Emilio Bianchieri, il vescovo di Rimini. Dieci giorni dopo don Oreste parte in nave per gli Stati Uniti assieme ad un seminarista. Con molte peripezie e rischi, riesce a raccogliere i primi nove milioni. In seguito don Oreste fa un secondo viaggio negli USA con don Sisto Ceccarini. Vanno dal vescovo di Boston. "Mi chiese quanto mi occorreva. Io dissi la cifra necessaria per costruire il grezzo dell'edificio: ventidue milioni, trentacinquemila dollari. Me li portò lui stesso in Italia. Con quei soldi costruimmo il grezzo. Il resto venne dalla Provvidenza, finché nel 1961 inaugurammo la casa".
Da allora in poi alla casa "Madonna delle Vette" di Alba di Canazei si organizzano soggiorni estivi a cui parteciperanno diverse centinaia di ragazzi ogni anno, molti dei quali provenienti da bande o gruppi lontani dalla Chiesa.
Nel 1968 ci fu una svolta
importante: a Rimini in marzo, si aprì un istituto per persone con
handicap gravi e gravissimi fra cui anche molti giovani. Don Oreste
iniziò a frequentarlo, creando un legame con queste persone. "Mi dissi:
perché gli adolescenti possono andare sulle vette delle Dolomiti e gli
handicappati no? Dove siamo noi, li anche loro!"
A maggio va ad
incontrare i 50 minori ospiti del centro discinetici dell'ospedale
Rizzoli di Bologna e alla suora direttrice del centro, propone di
portarli sulle Dolomiti. Don Oreste insegnava al liceo scientifico. Per
l'estate 1968 fa ai suoi studenti una precisa proposta: "Diamo una
vacanza a chi non l'ha". In tanti aderirono e così, a settembre, si
fece il primo soggiorno estivo a Canazei, diretto da don Elio Piccari,
in cui insieme ai ragazzi normodotati c'erano anche numerosi disabili.
Il direttore
dell'azienda di soggiorno voleva mandare via tutti per non dare una
brutta immagine della Val di Fassa. Don Oreste citando la costituzione
si rifiuta. "Quella vacanza ci tolse le cateratte dagli occhi. Capimmo
che l'handicappato non è un oggetto di assistenza, ma una ricchezza che
crea vita, un soggetto attivo nella costruzione della storia."
Da quel momento in poi don Oreste si è sempre impegnato per portare i ragazzi disabili in qualsiasi ambiente normale di vita, fu l'inizio della lotta per la deistituzionalizzazione e per il loro inserimento lavorativo. Il gruppo di giovani liceali che partecipò a quel soggiorno estivo divenne invece la base dell'attuale Comunità Papa Giovanni XXIII.
Nel 1968 l'impegno sacerdotale di don Oreste si apriva verso una nuova esperienza: la parrocchia. Per questo motivo nel 1969 termina il suo incarico di direttore spirituale in seminario.

