Tragica fine del bimbo abortito a Rossano
Rimini, 27 aprile - Dolore e sconcerto per l'orribile trattamento riservato ad un bimbo a Rossano tramite l'aborto
La Comunità Papa Giovanni XXIII fondata da don Oreste Benzi esprime profondo dolore e sconcerto per l'orribile trattamento riservato ad un bimbo a Rossano tramite l'aborto e che ci permettiamo di chiamare Giulio. (In ricordo del beato Giulio condannato a morte e fucilato a Barcellona il 26 aprile 1938).
L'aborto é sempre l'uccisione di un essere umano innocente nella fase più delicata della sua esistenza. Ma oggi l'orrore é sotto gli occhi di tutti e non possiamo tacere.
E' disumana una società che uccide i suoi figli più fragili.
Come può un medico strappare alla vita proprio chi dovrebbe maggiormente difendere?
E come può capitare che passino indifferenti infermieri, ostetriche e inservienti senza occuparsi di un piccolo cucciolo d'uomo agonizzante per tutto un giorno e una notte?
Non una carezza o un bacio, né cure solo il totale abbandono.
Ma Giulio voleva vivere, vivere, vivere. Forse la sua unica colpa era quella di portare con sé una qualche disabilità e per questo non gli sono stati garantiti neppure i diritti e le cure che si riservano agli animali.
E come lui in ogni ospedale, ogni giorno avviene nel più assordante silenzio il massacro degli innocenti.
E' servito un prete, il cappellano, a far scattare l'allarme.
Nessuno aveva il coraggio di dire che quel respiro ansimante fosse di un bimbo.
Una realtà terribilmente vera, tanto da dover essere coperta da un telo verde, da buttare al più presto insieme al suo scomodo contenuto, un rifiuto.
Così la legge 194 e la sua applicazione risultano sempre più lesive della dignità dell’uomo trattandolo come un aggressore proprio quando si presenta nella sua massima fragilità e tenerezza.
C’è un’altra vittima, la madre che ora conosce quella verità che probabilmente le era stata nascosta: che quello non era un malformato ma suo figlio e voleva vivere nonostante l'indicazione "terapeutica".
Così si arriva persino a consigliare l’aborto per eliminare chi pone il problema piuttosto che occuparsi di lui.
Dopo 3 anni é ancora con noi Lucia, sopravvissuta all’aborto a 22 settimane di vita, nonostante i danni provocati da una nascita così prematura, è l’anima della Casa Famiglia che l’ha accolta e il suo sorriso dona gioia e forza a tutti coloro che la incontrano.
Rinnoviamo la nostra disponibilità ad accogliere nelle nostre famiglie i più piccoli, i più rifiutati tanto da non meritare neppure il nome di bambini.
Auspichiamo che sia ora la magistratura, con indagini serie e approfondite, ad accertare ogni responsabilità e condannare i colpevoli affinché orrori di questo tipo non accadano più.
Il Responsabile Generale

