Preoccupazione sul procedimento del disegno di legge "Alfano"
Rimini, 19 maggio - L’Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII, fondata da Don Oreste Benzi, accoglie con preoccupazione la convergenza bipartisan sul procedimento del disegno di legge “Alfano”
L’Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII, fondata da Don Oreste Benzi, prima associazione in Italia per numero di detenuti accolti, da anni impegnata nella condivisione di vita con loro per promuoverne la liberazione dalle catene dell’errore attraverso un recupero alla vita di relazione, sociale e affettiva accogliendoli nelle proprie case famiglia, accoglie con preoccupazione la convergenza bipartisan sul procedimento del disegno di legge “Alfano” cogliendolo come un segnale di inevitabile resa alle necessità urgenti suscitate dal sovraffollamento delle carceri tralasciando di fatto la valutazione del bene individuale di ciascun detenuto.
Nelle nuove modifiche si delineano criteri di discriminazione preoccupanti soprattutto per quanto riguarda il trattamento degli stranieri che, di fatto, saranno costretti a scontare la pena comminata per intero non potendo disporre di idoneo domicilio per status, come enunciato nel decreto.
Ribadiamo che la risposta al sovraffollamento e alle esigenze di sicurezza viene semplicemente da una corretta applicazione della normativa già vigente.
La delega prevista al magistrato di sorveglianza non rappresenta la novità di questo disegno in quanto già oggi l’accesso alle misure alternative avviene attraverso lo stesso sistema. Dunque dov’è la novità proposta? La novità vera sarebbe costituita dalla strutturazione di percorsi di reinserimento veri, reali, che portino alla certezza del recupero del condannato. Per far questo occorre concedere le misure alternative come previste e consolidare l’attività di sostegno e accompagnamento dei vari attori istituzionali e volontari attraverso percorsi specifici come quelli sviluppati all’interno della nostra associazione.
Rinnoviamo la nostra disponibilità al confronto con le istituzioni convinti che la specificità della nostra vocazione abbia sviluppato in se le risposte di cui i detenuti e i cittadini hanno bisogno fatte di serietà, fermezza, condivisione, attenzione al bene comune e del singolo senza praticare pericolose derive xenofobiche.
Il Responsabile Generale

