L'utilizzo della RU 486 porta l'aborto sempre più ad un fatto privato
Rimini, 12 febbraio - La necessità di utilizzarla in epoca molto precoce offre alla donna incinta in difficoltà solo pochi giorni per rendersi conto del suo stato di mamma, riflettere sulla sua nuova situazione e guardare al futuro con il padre del bambino e chi le sta intorno.
Un vivo ringraziamento al nostro amato Vescovo Francesco Lambiasi per aver accolto la proposta di celebrare una S Messa nella vigilia della Giornata per la Vita. La forte adesione delle 31 realtà ecclesiali presenti in Diocesi (5-600 persone presenti nella grande chiesa di S. Agostino) ha dimostrato come l’associazionismo cattolico si ritrova unito nell’affermare che la vita umana è un bene primario e indisponibile, da amare in ogni fase della sua esistenza senza esitazioni, nel grembo materno come nel letto di un ospedale.
Quanto mai azzeccata l’espressione secondo cui l’utilizzo della RU 486 porta l’aborto sempre più ad un fatto privato. La necessità di utilizzarla in epoca molto precoce offre alla donna incinta in difficoltà solo pochi giorni per rendersi conto del suo stato di mamma, riflettere sulla sua nuova situazione e guardare al futuro con il padre del bambino e chi le sta intorno.
E’ un tempo troppo limitato per essere adeguatamente ascoltata e supportata nella sua situazione di disagio psicologico, economico o sociale, costringendola ad una scelta frettolosa, quindi non sufficientemente libera a causa delle scarse opportunità che può incontrare in un così breve tempo. Ne é conferma il fatto che questo veleno per bambini é richiesto in quantità molto inferiore alle attese e solo dove fortemente sponsorizzato dagli operatori.
E’ così che sempre più si tende concepire l’aborto non come la drammatica soppressione di una vita umana nel suo stato di maggior debolezza ma come una prestazione medico-sanitaria, come fosse un diritto individuale. Come cristiani ma ancor più come uomini e donne di questo tempo riteniamo che l’aborto debba tornare ad essere considerato un problema sociale.
Il vertiginoso aumento di interventi abortivi su donne e bambini extracomunitari denuncia una forte discriminazione a cui far fronte con impegno da parte di tutte le componenti della società.
Il Responsabile Generale

