L'Associazione Comunita' Papa Giovanni XXIII si fa voce del grido che sale dalle carceri italiane

Rimini, 10 maggio - La risposta al pressante dilemma del sovraffollamento e della sicurezza viene semplicemente da una corretta applicazione della normativa già vigente

     L’Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII, fondata da Don Oreste Benzi, prima associazione in Italia per numero di detenuti accolti, da anni impegnata nella condivisione di vita con loro per promuoverne la liberazione dalle catene dell’errore attraverso un recupero alla vita di relazione, sociale e affettiva accogliendoli nelle proprie case famiglia, in merito alla discussione sviluppatasi attorno all’urgente tema dell’affollamento e alle recenti dichiarazioni di esponenti politici, esprime la propria preoccupazione e si fa voce del grido che sale dalle carceri italiane in cui migliaia di uomini subiscono la vessazione delle avverse condizioni di vita quotidiana quant’anche avessero maturato la convinzione di scontare la pena comminata ritenendola giusta.

    Riteniamo che la risposta al pressante dilemma del sovraffollamento e della sicurezza viene semplicemente da una corretta applicazione della normativa già vigente.

    L’accesso alle misure alternative ancor prima del raggiungimento del residuo pena, previsto dalla legge Alfano, raggiungerebbe la doppia finalità di consentire l’uscita di circa il 40 % dei detenuti carcerati e di favorirne concretamente il reinserimento sociale , argomento che molto interessa al cittadino comune. Questa corretta applicazione della normativa vigente consentirebbe anche di  sostenere e seguire da parte degli operatori volontari e sociali i singoli soggetti, il risparmio di milioni di Euro previsti, una parte dei quali potrebbe invece sovvenzionare le associazioni come la nostra che li accolgono, molto spesso, senza percepire risorse, un abbassamento della recidività quindi maggior sicurezza per i cittadini sulle cui tasse non peserebbe alfine lo sforzo economico da produrre per attivare i circa 25000 posti nuovi previsti dal ministero.

    La contrazione che rileviamo di concessione di misure alternative da parte dei  tribunali di sorveglianza non può trovare risposta attraverso l’applicazione straordinaria di norme ad hoc ma attraverso una riflessione ed un confronto sulle ragioni che la determinano sapendo che, nella corretta applicazione della legge stà l’identità e la sicurezza prima di uno stato democratico.

 

Il Responsabile Generale

 

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