L'Associazione Comunita' Papa Giovanni XXIII, inorridita di fronte la diffusione di un videogioco, Rapelay, simulatore di stupri.

Rimini, 9 febbraio 2010 - C’è da interrogarsi seriamente su come sia possibile permettere e quindi legittimare un gioco così violento e raccapricciante dove il giocatore vincente è quello che riesce a commettere più stupri anche nei confronti di minori.

    L’Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII, fondata da don Oreste Benzi, riguardo alla diffusione del videogioco chiamato Rapelay, Izazura Gokuaku, che simula degli stupri, dichiara quanto segue:

    L’Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII, fondata da don Oreste Benzi, resta inorridita dalla libera diffusione della nuova versione di un videogioco, Rapelay, che di fatto sarebbe un simulatore di stupri. C’è da interrogarsi seriamente su come sia possibile permettere e quindi legittimare un gioco così violento e raccapricciante dove il giocatore vincente è quello che riesce a commettere più stupri anche nei confronti di minori.

    Una tolleranza così estesa ed acritica verso intrattenimenti incredibilmente brutali e feroci desta sempre più preoccupazione e smarrimento. Mentre si continua a proporre l’urgenza di metodi educativi positivi da inculcare alle giovani generazioni, tali giochi, invece, vengono sempre più diffusi, conosciuti e facilmente fruibili attraverso internet, rendendo estremamente più complesso il tipo di approccio da seguire instillando nel cuore e nella mente dei giovani una cultura deleteria, negativa, assurda.

    Invitiamo vivamente i genitori a vigilare con discrezione ma grande attenzione sui passatempi dei propri figli. Alle autorità competenti chiediamo un’azione incisiva ed immediata per impedire l’ulteriore diffusione di questo ed altri giochi pericolosi.

    Sarebbe sbagliato considerare questo episodio come isolato quando la nefasta realtà di molti giochi per minori sono sulla stessa linea, fomentando violenza, addormentando le coscienze e distorcendo la realtà attraverso simulazioni inquietanti e minacciose.

 

Il Responsabile Generale

Giovanni Paolo Ramonda





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