Ad un anno dalla morte di Eluana
Rimini, 09 febbraio 2010 - Una delegazione della Comunità Papa Giovanni XXIII si è trovata per un momento di preghiera di fronte alla Clinica La Quiete di Udine dove si è consumata l'agonia e la morte per sete di Eluana Englaro.
Si era temuto che sull'esempio della vicenda di
Eluana anche per altri
malati in condizioni simili, i familiari
potessero chiedere la stessa
soluzione, ma questo non è avvenuto.
Ciò dimostra che il ricorso
all'eutanasia non è nel pensiero dei
malati né dei loro famigliari, che è
del tutto innaturale perché
tale atto porta l'uomo ad infierire comunque
contro un suo
simili.
Noi vogliamo ricordare la giovane Eluana perché
la sua vita e la sua
morte parlino ancora alle coscienze di tutti.
Pensiamo in particolare
alle coscienze dei politici,
dei medici, degli operatori sanitari e sociali,
dei magistrati,
perché in tutti i modi si cerchi di alleviare la
sofferenza
del malato e sostenere i suoi famigliari, senza trovare come
soluzione l'eliminazione dei malati più
gravi.
Bisogna, per chi è credente, combattere anche
cristianamente la
pseudo-cultura per la quale chi è debole è
destinato a soccombere e
quindi può essere anche
abbattuto, mentre chi è forte, sano e bello diventa l'unico modello
proponibile ed accettabile. Promuovere una vera cultura della
vita significa considerarla sempre ed unicamente un grande dono,
irripetibile del quale dobbiamo rendere conto a Dio e alla storia.
Ricordare questo triste anniversario significa dire
basta ai nuovi martiri dell'età moderna.
Come ha ripetuto recentemente il Santo Padre Benedetto XVI "siamo fermamente convinti che il sostegno all'eutanasia colpisce il cuore stesso della concezione cristiana di dignità della vita umana". La risposta più grande al dolore e alla sofferenza può essere soltanto l'Amore, che si esprime in una vicinanza piena di dignità e di attenzioni.
Il Responsabile Generale

