14 Marzo - IV Domenica di Quaresima

Il figlio si è ricordato prima di tutto che stava bene in casa sua. È il primo passo, ma non è quello che salva. Infatti il giovane ritorna per disperazione, ma non ritorna salvato.....

S. Matilde • B. Eva da C. • B. Giacomo C.

Dal Libro di Giosuè (Gs 5, 9a.10-12)

    In quei giorni, il Signore disse a Giosuè: «Oggi ho allontanato da voi l’infamia dell’Egitto». Gli Israeliti rimasero accampati a Gàlgala e celebrarono la Pasqua al quattordici del mese, alla sera, nelle steppe di Gerico. Il giorno dopo la Pasqua mangiarono i prodotti della terra, àzzimi e frumento abbrustolito in quello stesso giorno. E a partire dal giorno seguente, come ebbero mangiato i prodotti della terra, la manna cessò. Gli Israeliti non ebbero più manna; quell’anno mangiarono i frutti della terra di Canaan.

    Parola di Dio.


    Giosuè, successore di Mosè nella guida del popolo liberato dalla schiavitù, fece circoncidere tutto il popolo. Il motivo era questo: gli Ebrei usciti dall’Egitto erano circoncisi, ma essi erano tutti morti. Il nuovo popolo, nato nel deserto, viene circonciso sulla collina di Arlot. Questo popolo ormai è libero e circonciso. L’infamia dell’Egitto è stata allontanata, cancellata. La manna, il cibo di cui si nutrirono gli Ebrei durante il loro soggiorno nel deserto, cessò dopo che gli Israeliti mangiarono i prodotti della regione di Canaan. Dio aveva guidato il suo popolo per 40 anni nel deserto secondo un suo progetto d’amore. Questo lungo viaggio si compì tra proteste, mugugni, ribellioni, paure, minacce di morte a Mosè. Gli Israeliti vedevano le diffi coltà del viaggio, non consideravano la meta fi nale che non conoscevano. Mosè conosceva il progetto di Dio, di cui era servo. Egli ha condotto il popolo recalcitrante nella fedeltà a Dio, pur avendo qualche momento di crisi e incertezza. Abbandonarsi in Dio è la nostra base sicura!

 

SALMO 33 (34) - Gustate e vedete com’è buono il Signore.

    Benedirò il Signore in ogni tempo,
sulla mia bocca sempre la sua lode.
Io mi glorio nel Signore:
i poveri ascoltino e si rallegrino.

    Magnificate con me il Signore,
esaltiamo insieme il suo nome.
Ho cercato il Signore: mi ha risposto
e da ogni mia paura mi ha liberato.

    Guardate a lui e sarete raggianti,
i vostri volti non dovranno arrossire.
Questo povero grida e il Signore lo ascolta,
lo salva da tutte le sue angosce.

 

Dalla seconda Lettera di san Paolo Apostolo ai Corinzi (2 Cor 5, 17-21)

    Fratelli, se uno è in Cristo, è una nuova creatura; le cose vecchie sono passate; ecco, ne sono nate di nuove. Tutto questo però viene da Dio, che ci ha riconciliati con sé mediante Cristo e ha affi dato a noi il ministero della riconciliazione. Era Dio infatti che riconciliava a sé il mondo in Cristo, non imputando agli uomini le loro colpe e affi dando a noi la parola della riconciliazione.

    In nome di Cristo, dunque, siamo ambasciatori: per mezzo nostro è Dio stesso che esorta. Vi supplichiamo in nome di Cristo: lasciatevi riconciliare con Dio.

    Colui che non aveva conosciuto peccato, Dio lo fece peccato in nostro favore, perché in lui noi potessimo diventare giustizia di Dio.

    Parola di Dio.

 

    La conversione avviene soprattutto nel momento della confessione. Se noi non chiediamo di riconciliarci con Dio, è impossibile che ci riconciliamo con il fratello, perché non lo vediamo come lo vede Dio, ma come lo vede il nostro comodo. Quando nel nostro cuore vediamo l’altro non per quello che è, espressione dell’amore di Dio, ma lo vediamo come uno strumento di cui ci serviamo, noi profaniamo quella persona perché ce ne serviamo come un oggetto. Quando nella tua mente consideri l’altro come strumento, potenzialmente tu lo vedi sempre come un nemico: se ti servirà o no. Tu come vedi i tuoi fratelli, le tue sorelle ? Li vedi come una parola irripetibile di Dio per te per cui vai ad ascoltarli, perché non puoi essere te stesso se non sei in lui, in lei? Non vai da loro come alla bottega per comprare qualcosa, ma vai perché li senti immagine di Dio, dono eterno per te? Tutta la vita cambia! Gesù il figlio di Dio, è la creatura nuova: è venuto in mezzo a noi per rivelarci il vero volto di Dio e poi camminare insieme. Quando si cammina in questa luce si apprezzano tutti gli altri.


Lode e onore a te, Signore Gesù!
Mi alzerò, andrò da mio padre e gli dirò:
Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te.
Lode e onore a te, Signore Gesù!

 

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 15, 1-3.11-32)

    In quel tempo, si avvicinavano a Gesù tutti i pubblicani e i peccatori per ascoltarlo. I farisei e gli scribi mormoravano dicendo: «Costui accoglie i peccatori e mangia con loro».

    Ed egli disse loro questa parabola: «Un uomo aveva due fi gli. Il più giovane dei due disse al padre: “Padre, dammi la parte di patrimonio che mi spetta”. Ed egli divise tra loro le sue sostanze. Pochi giorni dopo, il fi glio più giovane, raccolte tutte le sue cose, partì per un paese lontano e là sperperò il suo patrimonio vivendo in modo dissoluto. Quando ebbe speso tutto, sopraggiunse in quel paese una grande carestia ed egli cominciò a trovarsi nel bisogno. Allora andò a mettersi al servizio di uno degli abitanti di quella regione, che lo mandò nei suoi campi a pascolare i porci. Avrebbe voluto saziarsi con le carrube di cui si nutrivano i porci; ma nessuno gli dava nulla. Allora ritornò in sé e disse: “Quanti salariati di mio padre hanno pane in abbondanza e io qui muoio di fame! Mi alzerò, andrò da mio padre e gli dirò: Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio. Trattami come uno dei tuoi salariati”. Si alzò e tornò da suo padre.

    Quando era ancora lontano, suo padre lo vide, ebbe compassione, gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò. Il fi glio gli disse: “Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo fi glio”. Ma il padre disse ai servi: “Presto, portate qui il vestito più bello e fateglielo indossare, mettetegli l’anello al dito e i sandali ai piedi. Prendete il vitello grasso, ammazzatelo, mangiamo e facciamo festa, perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”. E cominciarono a far festa.

    Il figlio maggiore si trovava nei campi. Al ritorno, quando fu vicino a casa, udì la musica e le danze; chiamò uno dei servi e gli domandò che cosa fosse tutto questo. Quello gli rispose: “Tuo fratello è qui e tuo padre ha fatto ammazzare il vitello grasso, perché lo ha riavuto sano e salvo”. Egli si indignò, e non voleva entrare. Suo padre allora uscì a supplicarlo. Ma egli rispose a suo padre: “Ecco, io ti servo da tanti anni e non ho mai disobbedito a un tuo comando, e tu non mi hai mai dato un capretto per far festa con i miei amici. Ma ora che è tornato questo tuo figlio, il quale ha divorato le tue sostanze con le prostitute, per lui hai ammazzato il vitello grasso”. Gli rispose il padre: “Figlio, tu sei sempre con me e tutto ciò che è mio è tuo; ma bisognava far festa e rallegrarsi, perché questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”».

    Parola del Signore.

 

    Il figlio si è ricordato prima di tutto che stava bene in casa sua. È il primo passo, ma non è quello che salva. Infatti il giovane ritorna per disperazione, ma non ritorna salvato. Chi lo salva è suo padre! La disperazione l’ha fatto alzare, ma chi lo ha salvato è l’amore del padre e quell’abbraccio. Se voi notate egli grida: «Ho peccato contro il cielo e contro di te». Il padre non sente, vede che il fi glio è ritornato! Perché il padre non sta a sentire? Lui sa bene che chi può salvare suo fi glio è solo l’esperienza dell’amore, di un amore disinteressato, pulito, totale. È quell’amore lì che lo può rinfrancare, fare risorgere. È il ritorno all’amore del padre che ridà al fi glio minore la luce, e la luce luminosa che gli fa capire tutto.

    È più la parabola di un fi glio che ritorna o è la parabola di un padre che accoglie? A mio parere è la parabola di un padre che accoglie, di un padre che non ha più la propria vita per sé ma che capisce che la propria vita è solo per dare la vita. Quando noi entriamo in questa paternità di Dio, allora la nostra esistenza diventa qualcosa di stupendo.

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