25 Dicembre 2009 - Natale del Signore

«Venne fra la sua gente e i suoi non l’hanno accolto» (Gv 1,2). Dio si è fatto uno di noi; il Figlio di Dio è venuto fra gli uomini ma gli uomini in maggioranza non sono andati a lui. Perché?....


DAL LIBRO DEL PROFETA ISAIA (Is 52,7-10)
    Come sono belli sui monti i piedi del messaggero che annuncia la pace, del messaggero di buone notizie che annuncia la salvezza, che dice a Sion: «Regna il tuo Dio».

    Una voce! Le tue sentinelle alzano la voce, insieme esultano, poiché vedono con gli occhi il ritorno del Signore a Sion.

    Prorompete insieme in canti di gioia, rovine di Gerusalemme, perché il Signore ha consolato il suo popolo, ha riscattato Gerusalemme.

    Il Signore ha snudato il suo santo braccio davanti a tutte le nazioni; tutti i confini della terra vedranno la salvezza del nostro Dio.

    Parola di Dio.

 

    «Regna il tuo Dio». Stiamo meditando il libro della Consolazione (Isaia 40-55), Deutero Isaia o secondo Isaia, profeta il cui nome è sconosciuto e che ha profetizzato dal 550 in avanti, probabilmente dal 550 al 538 a.C.
Elemento fondamentale della consolazione è l’annuncio che Dio realizza un nuovo regno sulla terra. La novità consiste nel fatto che non si tratterà più di un regno dai confini geografici, ma sarà un regno unito a Dio e diretto da lui stesso attraverso uomini nuovi obbedienti a lui.
I messaggeri portano al popolo questa lieta notizia e le sentinelle la ripetono al popolo dalle mura diroccate di Gerusalemme. Questa profezia si è attuata in Gesù. «Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito perché chi crede in lui non muoia ma abbia la vita eterna» (Gv 3,16). Svegliati, svegliati (Isaia 52,1)!


SALMO 97 Tutta la terra ha veduto la salvezza del nostro Dio.

    Cantate al Signore un canto nuovo,
perché ha compiuto meraviglie.
Gli ha dato vittoria la sua destra
e il suo braccio santo.

    Il Signore ha fatto conoscere la sua salvezza,
agli occhi delle genti ha rivelato la sua giustizia.
Egli si e ricordato del suo amore,
della sua fedeltà alla casa d’Israele.

    Tutti i confini della terra hanno veduto
la vittoria del nostro Dio.
Acclami il Signore tutta la terra,
gridate, esultate, cantate inni!

    Cantate inni al Signore con la cetra,
con la cetra e al suono di strumenti a corde;
con le trombe e al suono del corno
acclamate davanti al re, il Signore.


DALLA LETTERA AGLI EBREI (Eb 1,1-6)
    Dio, che molte volte e in diversi modi nei tempi antichi aveva parlato ai padri per mezzo dei profeti, ultimamente, in questi giorni, ha parlato a noi per mezzo del Figlio, che ha stabilito erede di tutte le cose e mediante il quale ha fatto anche il mondo.

    Egli è irradiazione della sua gloria e impronta della sua sostanza, e tutto sostiene con la sua parola potente. Dopo aver compiuto la purificazione dei peccati, sedette alla destra della maestà nell’alto dei cieli, divenuto tanto superiore agli angeli quanto più eccellente del loro è il nome che ha ereditato. Infatti, a quale degli angeli Dio ha mai detto: «Tu sei mio figlio, oggi ti ho generato»? E ancora: «Io sarò per lui padre ed egli sarà per me figlio»? Quando invece introduce il primogenito nel mondo, dice: «Lo adorino tutti gli angeli di Dio».

    Parola di Dio.

 

    Il mistero di Gesù è svelato: egli è Dio che si rivela. Voglia il Signore che possiamo capire perché Egli ha voluto diventare come uno di noi. Si chiede S. Caterina da Siena: «Perché Dio si è fatto uomo? Perché il Padre ha mandato il suo Figlio unigenito in mezzo a noi? Ma Dio deve essere matto per unirsi così intimamente, così profondamente». Cioè è l’esclamazione più profonda dello stupore: Dio mi ama! Dio vuoi bene a me! Quando il Signore ci rivela questo fatto, nella nostra vita certamente qualcosa cambia. E impossibile che non cambi. Infatti, se voi guardate, gli amici del Signore nella loro vita sono stati presi molto da questo profondo mistero: Dio che mi vuole bene, Dio che ama l’umanità. Se noi entriamo in questa profonda contemplazione del mistero di Dio infinito che tanto ama me, qualcosa cambia dentro di noi. Io non posso dirvi di più. È solo lo Spirito Santo che vi può far capire. Gesù che ama l’uomo diventa carne! Non si finirebbe più di meditare su questa Parola! Allora la lascio a voi: è Dio con noi, è Dio con noi!

 

Alleluia, alleluia.
Un giorno santo è spuntato per noi:
venite tutti ad adorare il Signore;
oggi una splendida luce è discesa sulla terra.
Alleluia
.

 

DAL VANGELO SECONDO GIOVANNI (Gv 1,1-18)
    In principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio. Egli era, in principio, presso Dio: tutto è stato fatto per mezzo di lui e senza di lui nulla è stato fatto di ciò che esiste. In lui era la vita e la vita era la luce degli uomini; la luce splende nelle tenebre e le tenebre non l’hanno vinta.

    Venne un uomo mandato da Dio: il suo nome era Giovanni. Egli venne come testimone per dare testimonianza alla luce, perché tutti credessero per mezzo di lui. Non era lui la luce, ma doveva dare testimonianza alla luce. Veniva nel mondo la luce vera, quella che illumina ogni uomo. Era nel mondo e il mondo è stato fatto per mezzo di lui; eppure il mondo non lo ha riconosciuto.

    Venne fra i suoi, e i suoi non lo hanno accolto. A quanti però lo hanno accolto ha dato potere di diventare figli di Dio: a quelli che credono nel suo nome, i quali, non da sangue né da volere di carne né da volere di uomo, ma da Dio sono stati generati. E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi; e noi abbiamo contemplato la sua gloria, gloria come del Figlio unigenito che viene dal Padre, pieno di grazia e di verità.

    Giovanni gli dà testimonianza e proclama: «Era di lui che io dissi: Colui che viene dopo di me è avanti a me, perché era prima di me». Dalla sua pienezza noi tutti abbiamo ricevuto: grazia su grazia. Perché la legge fu data per mezzo di Mosè, la grazia e la verità vennero per mezzo di Gesù Cristo. Dio nessuno lo ha mai visto: il Figlio unigenito, che è Dio ed è nel seno del Padre, è lui che lo ha rivelato.

    Parola del Signore.

 

    «Venne fra la sua gente e i suoi non l’hanno accolto» (Gv 1,2). Dio si è fatto uno di noi; il Figlio di Dio è venuto fra gli uomini ma gli uomini in maggioranza non sono andati a lui. Perché? A molti la buona notizia non arriva: l’impegno della comunicazione della notizia che Cristo è venuto è concentrata in forma massiccia sui bambini direttamente, sugli studenti nella scuola, su coloro che frequentano la messa, su piccoli greggi. Nei paesi cristiani all’80/90% degli uomini, al 90/95% dei giovani e al 50% delle donne, l’annuncio non arriva più. A questi la notizia arriva indirettamente: attraverso dei fatti di vita di coloro che si dicono credenti. La vita dei credenti non è «diversa» da quella dei non credenti; di «diverso» c’è solo l’affermazione verbale, per cui il sale viene trovato insipido. Che cosa c’è di diverso in pratica tra un impresa economica gestita da credenti e non credenti? Nei principi ispiratori di una economia sviluppata da credenti e non credenti? Che cosa c’è di diverso tra il modo di vivere di un sacerdote e di un non credente? Tra un credente disposto a mettere in discussione i propri privilegi e un non credente? La parte più notevole dello sforzo della Chiesa è volto a mantenere riuniti tra di loro quanti dicono di essere cristiani nel «discorso», non nella realtà. Manca l’evangelizzazione. Quando i cristiani camminano insieme a Cristo e, guidati e confermati dall’autorità, soppiantano l’ingiustizia con la giustizia, l’estraneità con la fraternità, l’idolatria del possesso con il distacco e la povertà, il dominio con il servizio, e danno origini a nuovi modelli redenti di organizzazione umana, allora si ha quell’unità che rende credibile la venuta di Cristo.

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