5 Febbraio 2012 - V Domenica del Tempo Ordinario

Gesù era solito alzarsi di buon mattino, quando era ancora buio per ritirarsi in luoghi appartati per pregare.....

S. Agata; B. Elisabetta Canori Mora

Dal libro di Giobbe (Gb 7, 1-4.6-7)

Giobbe parlò e disse:
«L’uomo non compie forse un duro servizio sulla terra
e i suoi giorni non sono come quelli d’un mercenario?
Come lo schiavo sospira l’ombra
e come il mercenario aspetta il suo salario,
così a me sono toccati mesi d’illusione
e notti di affanno mi sono state assegnate.
Se mi corico dico: “Quando mi alzerò?”.
La notte si fa lunga e sono stanco di rigirarmi fino all’alba.
I miei giorni scorrono più veloci d’una spola,
svaniscono senza un filo di speranza.
Ricòrdati che un soffio è la mia vita:
il mio occhio non rivedrà più il bene».

Parola di Dio

don-oreste-sorriso-webGiobbe è il santo della fede, di una fede però contrastata, dura, conquistata, urlata. Giobbe più è nel dolore, più va di luce in luce perché comprende che nulla ha valore in sé staccato da Dio: quello che conta è la relazione vitale tra noi e Lui!
Giobbe arriva al grande grido: «Dio tu sei Dio, sei prima del bene e del male. A me importa che tu sei Dio e che io sia in comunione con te e allora io entro al di là, oltre il bene, il male, non mi lascio imprigionare dal dolore o dalla gioia, ma io entro con Te dentro un’avventura che io non posso capire ancora ma che mi si snoda adagio, adagio, in un canto senza fine».
 

Salmo 146 (147) - Risanaci, Signore, Dio della vita.

È bello cantare inni al nostro Dio,
è dolce innalzare la lode.
Il Signore ricostruisce Gerusalemme,
raduna i dispersi d’Israele.

Risana i cuori affranti
e fascia le loro ferite.
Egli conta il numero delle stelle
e chiama ciascuna per nome.

Grande è il Signore nostro,
grande nella sua potenza;
la sua sapienza non si può calcolare.
Il Signore sostiene i poveri,
ma abbassa fino a terra i malvagi.


Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi (1Cor 9, 16-19.22-23)

Fratelli, annunciare il Vangelo non è per me un vanto, perché è una necessità che mi si impone: guai a me se non annuncio il Vangelo!
Se lo faccio di mia iniziativa, ho diritto alla ricompensa; ma se non lo faccio di mia iniziativa, è un incarico che mi è stato affidato. Qual è dunque la mia ricompensa? Quella di annunciare gratuitamente il Vangelo senza usare il diritto conferitomi dal Vangelo.
Infatti, pur essendo libero da tutti, mi sono fatto servo di tutti per guadagnarne il maggior numero. Mi sono fatto debole per i deboli, per guadagnare i deboli; mi sono fatto tutto per tutti, per salvare a ogni costo qualcuno. Ma tutto io faccio per il Vangelo, per diventarne partecipe anch’io.

Parola di Dio

don-oreste-sorriso-webSan Paolo dice: «Non è infatti per me un vanto predicare il Vangelo; è un dovere per me: guai a me se non predicassi il Vangelo!» (1Cor 9,16).
«Guai», perché se Paolo non evangelizzasse non compirebbe il suo compito di apostolo, perché priverebbe della salvezza gli uomini, perché tradirebbe Gesù dal quale si sente amato. L’evangelizzazione è la predicazione di Gesù e su Gesù per mezzo della vita e della parola.
Nel battesimo si radica la chiamata alla santità e alla missione di evangelizzare il mondo. Seguiamo una via precisa per annunciare Gesù: la condivisione che fa sorgere mondi vitali nuovi, in modo che coloro che vengono evangelizzati vedano la “cosa nuova” che è venuto a suscitare Gesù. Vedendo l’oggetto dell’annuncio già attuato, il cuore della gente si sente meglio attratto da Gesù.

Alleluia, alleluia.
Cristo ha preso le nostre infermità
e si è caricato delle nostre malattie.
Alleluia.

+ Dal Vangelo secondo Marco (Mc 1, 29-39)

In quel tempo, Gesù, uscito dalla sinagoga, subito andò nella casa di Simone e Andrea, in compagnia di Giacomo e Giovanni. La suocera di Simone era a letto con la febbre e subito gli parlarono di lei. Egli si avvicinò e la fece alzare prendendola per mano; la febbre la lasciò ed ella li serviva.
Venuta la sera, dopo il tramonto del sole, gli portavano tutti i malati e gli indemoniati. Tutta la città era riunita davanti alla porta. Guarì molti che erano affetti da varie malattie e scacciò molti demòni; ma non permetteva ai demòni di parlare, perché lo conoscevano.
Al mattino presto si alzò quando ancora era buio e, uscito, si ritirò in un luogo deserto, e là pregava. Ma Simone e quelli che erano con lui si misero sulle sue tracce. Lo trovarono e gli dissero: «Tutti ti cercano!». Egli disse loro: «Andiamocene altrove, nei villaggi vicini, perché io predichi anche là; per questo infatti sono venuto!».
E andò per tutta la Galilea, predicando nelle loro sinagoghe e scacciando i demòni.

Parola del Signore

don-oreste-sorriso-webGesù era solito alzarsi di buon mattino, quando era ancora buio per ritirarsi in luoghi appartati per pregare. Talora passava anche la notte intera in preghiera. Gesù entrava come uomo nella volontà del Padre, s’immergeva nell’intimità profonda dell’essere di Dio, per cui lui e il Padre erano una cosa sola. L’essenza della preghiera è l’intima unione con Dio, è lasciarsi compenetrare dai sentimenti di Dio. La preghiera è il sì perenne a Dio che trasforma la nostra vita. Chi prega è misericordioso, sente in sé il pianto di chi piange, sente in sé la gioia di chi gioisce, sente la tristezza di chi è triste. Come si spiega ciò? Chi prega getta via se stesso e si apre pienamente a Dio e a coloro che Dio ama, cioè a tutti. L’uomo di preghiera lo puoi identificare dal fatto che non appartiene più a se stesso e vedendolo t’ispira Dio! Se tu sei uomo di preghiera sarai sempre impegnato per gli altri!

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