Un Ascensore per arrivare a Dio
Il suo corpo si è dissolto ma non le parole del suo diario, uno scrigno prezioso di spiritualità, testimone di una vita vissuta sempre alla presenza di Dio. Ora più che mai, a venticinque anni dalla sua morte, il suo messaggio continua ad essere attualissimo e a fare cose grandi. (mensile "Sempre" Giugno 2009 - articolo di Nicoletta Pasqualini)
«Le tue mani sono piene di fiori, dove li portavi fratello mio? Li portavo alla tomba di Cristo ma l’ho trovata vuota sorella mia…». Saranno forse venute in mente le parole di questo noto canto liturgico a qualche componente del piccolo gruppo che il 22 aprile si è recato al Cimitero di Sant' Andrea in Casale, a San Clemente di Rimini, per assistere alla riesumazione del corpo della serva di Dio Sandra Sabattini e verificarne lo stato di conservazione in vista anche del previsto trasferimento presso la Chiesa di San Girolamo, nella cui canonica Sandra ha vissuto, a partire dal 1964, con la famiglia e lo zio parroco.

L’occasione era data dall’avvicinarsi del 25° anniversario della sua morte avvenuta il 2 maggio del 1984, dopo due giorni di coma profondo, in seguito all’impatto violento con una macchina che il 29 aprile, ad Igea Marina, l’aveva colpita in pieno mentre scendeva dall’auto per partecipare ad un incontro della Comunità Papa Giovanni XXIII di cui faceva parte.
Al cimitero il gruppo è lì davanti agli uomini che scavano nella terra. Scavano minuziosamente per tre ore. Poi la sorpresa: di lei nessuna traccia, vengono ritrovati solamente un pezzettino del pizzo che rivestiva l’interno della cassa e qualche fi bra dei calzini di nylon che indossava. Stupore tra i presenti, nessuno aveva pensato a questa eventualità. Certamente non lo zio, don Giuseppe Bonini, ex parroco di San Girolamo, che da tempo aspettava questo momento, ma dice: «Credevo di trovare qualcosa. Ma non cambia niente per Sandra. È un evento su cui bisogna meditare. Quello che conta è la sua spiritualità. È caduto un castello di sabbia che forse a Sandra, così umile, non sarebbe piaciuto».
«Noi tutti avremmo voluto trovare qualcosa dei suoi resti organici e invece... niente!», sono le parole di mons. Francesco Lambiasi, vescovo di Rimini, durante a Messa del 2 maggio per il 25° di Sandra celebrata nella Chiesa di San Girolamo. «Allora mi rimbalzavano nel cuore alcune parole del Signore - continua il vescovo –: “Se il chicco di grano caduto in terra non muore, non può portare frutto”. E il chicco che ha il volto e il nome di Sandra è caduto talmente in terra da sciogliersi completamente, da farsi terra». Poi il vescovo immagina Sandra che, dicendo il suo ultimo “Eccomi”, «avrà chiesto al Signore un’ultima grazia: quella che di lei non rimanesse niente, per rassomigliare ancora più da vicino al Signore, del quale non è rimasta davvero nessuna reliquia!». E il Signore le ha fatto questo dono di ritornare alla terra. Un fatto che ci richiama «a tenere viva la memoria di Sandra, perché questo è il modo più bello di fare memoria di un fratello o di una sorella che ha vissuto in modo straordinariamente grande, eppure straordinariamente semplice, la vita della nostra esistenza terrena».
Anche senza reliquie la causa va avanti
Don Fausto Lanfranchi è il postulatore che ha seguito la fase diocesana del processo di beatifi cazione di Sandra conclusasi il 6 dicembre 2008. Il 22 aprile era presente al cimitero di S. Andrea in Casale al momento della riesumazione del corpo della Serva di Dio.
Di Sandra non si è trovato niente. Ai fini della causa quanto conta il ritrovamento dei resti?
«Il corpo si è dissolto e ai fini della causa non toglie nulla, è ininfluente. La causa va avanti».
Dopo lunghe ricerche nella terra è stato trovata solo qualche fibra plastica.
«È la fibra delle calze elastiche che le hanno messo all’ospedale sulle ferite dopo l’incidente, calze intessute di questo materiale indistruttibile, come pure è rimasto un pezzo di plastica che teneva un mazzo di fiori. Ma di lei, dopo una ricerca minuziosissima durata tre ore, niente, neppure un ossicino».
Di chi è il compito di stendere la relazione sullo stato di conservazione del corpo?
«Per la riesumazione di una Serva di Dio bisogna costituire una commissione, come un piccolo tribunale, che attesti lo stato di conservazione del corpo. Ci deve essere un delegato vescovile, il promotore della fede ed un notaio. In questo caso il delegato vescovile era don Giuseppe Tognacci, il promotore padre Vittorino De Paolotti, il notaio Alfio Rossi. Erano presenti anche il vescovo, i parenti e alcuni amici».
Che interpretazione dà a quello che è successo?
«Dobbiamo stare con i piedi per terra, dobbiamo leggerlo come un fattore chimico, naturale. Il terreno di questo cimitero è ricco di minerali, è molto acquoso perché ci sono falde acquifere capaci di sciogliere molto facilmente i corpi. Il dato di fatto è che questo corpo dopo 25 anni si è disciolto. È un fatto naturale e Sandra ha seguito come tutti gli essere umani il cammino naturale».
Il materiale raccolto durante la fase diocesana del processo è a Roma alla Congregazione per le cause dei santi. A che punto siamo con la causa?
«Ci vuole molto tempo prima che la Congregazione apra tutti i plichi, li affi di ad un esperto e dia un giudizio. Abbiamo già avuto un giudizio favorevole dal postulatore che a Roma segue la causa: padre Antonio Marrazzo, redentorista, che si occupa anche degli altri due riminesi, Alberto Marvelli e Carla Ronci».
Qual è ora il suo ruolo in questa causa?
«Il postulatore di Roma deve nominare due vice postulatori in Rimini e ha scelto don Giuseppe Tognacci – che è stato presidente del Tribunale di Rimini che ha seguito la causa di Sandra a livello diocesano – e me».
Alla luce dei nuovi avvenimenti, che cosa spetta a chi ha conosciuto Sandra e a chi ha letto il suo diario?
«Adesso sta a noi fare una bellissima opera di diffusione della conoscenza di Sandra. Più è conosciuta, più è pregata. Quello che possiamo fare noi è farla conoscere, amare e pregare e soprattutto proporla come esempio».
Leggere e rileggere le pagine del suo diario – una delle prime letture da lui fatte appena insediato a Rimini – e diffonderlo soprattutto fra i giovani, è l’invito di Lambiasi. «Se ne salveremo anche uno solo dalle sabbie mobili della depressione – richiama il vescovo – non vi sembra, fratelli e sorelle, che questo sarà il modo più bello di tenere viva la memoria di Sandra?».
Nel frattempo c’è chi è già testimone di opere meravi-gliose che si stanno compiendo attraverso di lei, «di quanto sia accompagnatrice preziosa di persone a me vicine verso la scoperta di Dio come Padre innamoratissimo di noi…».
È quanto ci racconta Benedetta di Rimini, 18 anni. Lei, ad esempio, leggendo le sue parole ha sentito riaffi orare la fede che la crisi adolescenziale aveva assopito. Cosa le piace di Sandra? «Che ha vissuto alla grande, non nel senso di una vita segnata da esperienze grandiose, piuttosto da un vivere profondissimo, dal sentire ogni secondo come istante in cui tendersi verso Dio». Questo vivere tutto in Dio riempie di senso ogni gesto apparentemente insignifi cante. «La santità è per tutti – continua – abbandonarsi in Dio e cogliere ogni istante come occasione per donarsi, per divenire sempre più bene senza alcun male attraverso la scuola dell’amore è possibile a ciascuno». E di questo percorso di grandezza pur nella semplicità, di bellezza e di armonia tessuta dalla gioia, «credo che Sandra sia testimonianza eloquente e autentica garanzia!».
Una casa per adolescenti dedicata a Sandra
Nel centro di Lugo di Romagna, nascerà la nuova Casa Famiglia della Comunità Papa Giovanni XXIII dedicata a Sandra Sabattini, per accogliere ragazzi e ragazze di età compresa tra i 14 e i 18 anni. Il progetto nasce per rispondere alla forte necessità emersa nel territorio di accogliere ragazzi minorenni che a causa di problematiche di disagio caratteriale, famigliare e sociale, iniziano a fare uso di droga e/o alcool in età sempre più precoce. Il motivo per cui è stato scelto il nome di Sandra Sabattini per questo nuovo progetto viene dalla volontà di avvicinare i giovani a Sandra, che con la sua grandissima fiducia nel Signore, potrebbe aiutarli a capire il senso dell’esistenza per potere vivere una vita ricca di relazioni signifi cative, anche se sappiamo che in questa età di incertezze è sempre più diffi cile offrire ai giovani modelli di riferimento credibili e appetibili. Don Oreste citava volentieri il detto biblico: «Indirizza l’adolescente sulla via da seguire; neppure da vecchio se ne allontanerà». A portare avanti questo progetto saranno Luigi Moretti, Chiara Vitale ed Egidio Cortesi, con l’obiettivo di fare sperimentare a questi ragazzi la possibilità di vivere con una propria identità ricca di valori spirituali.
(Chiara Vitale)
Per Alessandro di Montescudo il primo incontro con Sandra è avvenuto il 2 dicembre 2008, al Teatro degli Atti di Rimini, grazie alla presentazione della nuova edizione del Diario, in vista della chiusura della fase diocesana del processo di beatificazione. Ne sente parlare, legge il Diario e rimane folgorato. «Sandra mi ha messo in una profonda crisi!» ci scrive. Si interroga e ci interroga sul come farla conoscere: «Abbiamo trovato una perla, un tesoro, una lanterna che brilla come il sole, e non stiamo facendo abbastanza!». Lui Sandra la vede così: «Pregare e amare Gesù è bello, ma Gesù è così in alto per noi comuni mortali, Sandra invece è cosi terra a terra con noi, perché non usufruire di questo ascensore per arrivare a Lui?».
Il Diario di Sandra infiamma i cuori perché in lei «traspare la bellezza dell’incontro con Dio». È il pensiero di Andrea, seminarista, di Monteroni di Lecce. «Leggere le sue conquiste spirituali mi ha davvero entusiasmato e questo è divenuto un incoraggiamento continuo a fare sempre di più per le anime». Per arrivare a dire, come Sandra, «ora so in chi posso credere».

