Negli ultimi anni lo si incontrava di notte, sulle strade italiane della prostituzione. La lunga tonaca scura e il rosario in mano. “Do you love Jesus?”, chiedeva alle ragazze, con il sorriso aperto e una gioia contaminante.
In molte scoppiavano in lacrime “Yes, I love him…”. Riusciva a farle sentire donne, dignitose e pulite. Don Oreste era in grado di rimestare nella degradazione umana senza mai sporcarsi.

Ha cambiato il destino di molte persone. Un giorno una ragazza gli disse: “Sono una schiava”. Lui le credette.
Così iniziò la sua lotta contro il traffico di esseri umani. Di fronte all’orrore della guerra, chiese a tanti giovani di condividere la vita con le popolazioni oppresse dalla violenza, “perché Gesù ha fatto questo, è venuto tra noi, ultimo tra gli ultimi”. Si potrebbero raccontare innumerevoli aneddoti. Tratta di esseri umani, pace, vita nascente, tossicodipendenze, disabilità, infanzia maltrattata, handicap, discriminazione sociale, ovunque vedesse la negazione della dignità e dei diritti umani il “don” era lì, a condividere con le vittime.

Con la semplicità di un bambino, realizzava cose ritenute irrealizzabili. Per questo gli davano del pazzo.
Tutti quelli che l’hanno conosciuto ricordano bene il suo saper guardare al cuore delle persone, ai doni e all’unicità di ognuno.

La storia della Comunità Papa Giovanni XXIII è inevitabilmente intrecciata alla sua storia personale. 

#FOTOGALLERY:donorestebenzi#

 

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