Un popolo giovane, nel cuore della Chiesa

«Incendiate il paese con l'amore e il coraggio!»

Un fiume in piena di tanti colori e nazionalità diverse lungo le vie dove è vissuto, e divenuto Vescovo poi Pontefice, San Giovanni Paolo II. In primis sventolavano le bandiere polacche, numerosissime tra i pellegrini ma soprattutto tra i volontari che hanno organizzato e accompagnato i giovani negli eventi della Gmg 2016. Seconda presenza più numerosa quella degli italiani, oltre 100.000, e a seguire i francesi e gli spagnoli. Quasi due milioni i giovani dai 16 anni in su che non hanno avuto paura di radunarsi nell'Europa oggi costantemente segnata da atti terroristici inaspettati e crudeli.

La Polonia era pronta ad accoglierli avendo dispiegato oltre 20.000 poliziotti e 1.500 agenti di frontiera in 285 posti di controllo lungo i confini, numerosissimi agenti in borghese e centinaia di cani addestrati nella ricerca di esplosivi. Un paese “blindato” per motivi di sicurezza da una parte e un Papa “senza frontiere” dall'altra.

La risposta alla paura del terrorismo: «Incendiate il paese con l'amore e il coraggio»!

Già il Cardinale Bagnasco nella celebrazione di mercoledì scorso al Santuario della Divina Misericordia, dove è custodito il quadro di Gesù misericordioso così come appararve a Suor Faustina Kowalska, dove tutti i giovani italiani sono stati invitati al passaggio della Porta Santa, ha ricordato senza mezzi termini che questo è il tempo di scegliere decisamente la via della pace in alternativa al rischio di chiudersi, dopo l'assassinio del sacerdote di Ruen. «Di fronte agli avvenimenti atroci di questi tempi, alla barbarie e alle violenze, cari giovani la risposta siete voi! Il vostro non è un entusiasmo del momento ma noi crediamo che voi siete una forza permanente! Gesù Cristo è l'unica soluzione per la nostra Europa e per il mondo intero! Quando tornerete a casa, incendiate il nostro paese con l'amore, la pace, la testimonianza di fede, senza paura, con coraggio! E non dimenticate di ringraziare sempre i vostri sacerdoti che sono con voi tutti i giorni!».

La Comunità Papa Giovanni XXIII alla Gmg insieme agli amici disabili

Riecheggiano le parole di don Oreste Benzi: «Siate incendiari nell'amore e non pompieri», negli animi dei giovani della Papa Giovanni XXIII arrivati in Polonia con vescovi, sacerdoti, coetanei di parrocchie, movimenti e associazioni della propria diocesi. Sono un centinaio, riconoscibili dalla presenza degli amici disabili, da una condivisione stretta, come ricordava don Oreste, «là dove siamo noi, anche loro», nonostante la pioggia, i chilometri da percorrere ogni giorno, le masse stipate sui tram. La scelta di essere popolo giovane in cammino nel cuore della Chiesa è più forte dei disagi. «Nemmeno la differenza della lingua alla Gmg è stata un ostacolo – spiega Paola, 17 anni di Catania, piena di commozione ed entusiasmo. Siamo qui tutti per lo stesso motivo e questo ci dà una forza incredibile!».

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I giovani dell'Apg23 sono partiti da Sicilia, Puglia, Marche, Toscana, Emilia, Romagna, Piemonte ma anche da Brasile e Germania. Hanno ricordato il fondatore anche nelle parole del primo discorso di Papa Francesco nel Parco di Blonia, quando ha ricordato con una semplicità disarmante che «Gesù è vivo! È sempre con noi. Facciamo un bell'applauso al Signore!». Ha sostenuto il loro pellegrinaggio anche Giovanni Ramonda, Presidente dell'Apg23 che venerdì pomeriggio ha incontrato i diversi gruppi a Casa Italia, sede operativa della Pastorale giovanile italiana nonché luogo di incontro, amicizia e preghiera. Dopo la S. Messa, celebrata da Padre Luciano del Minas Gerais (nel sud del Brasile), Ramonda ha esortato i giovani a mettersi in ascolto delle parole del Papa e dei segni di comunione della Gmg. «Cercate in questi giorni di rispondere a questa domanda: “Dov'è il mio tesoro?” perchè lì sarà anche il vostro cuore! In Polonia state imparando a costruire ponti di pace sull'esempio di Giovanni Paolo II e allora col vostro aiuto apriremo proprio qui una casa dei giovani, una casa della pace!».

I giovani dell'Emilia Romagna a Cracovia, inieme a Mons. Matteo Zuppi, vescovo di Bologna

Anche Mons. Zuppi, “prete dei poveri” alla Gmg parla di pace e perdono

Ai giovani dell'Emilia-Romagna, Mons. Matteo Zuppi, vescovo di Bologna, ricordando le vittime di Auschwitz ma anche la testimonianza di chi è sopravvissuto alla strage di Montesole a Marzabotto (Bologna), ha ripetuto che l'unica via per difendere la nostra libertà è perdonare e aprire le porte della canoniche a tutti senza paura, spiegando anche il coraggio del prete di Ruen, fino alla morte, aperto al dialogo tra cristiani e musulmani perchè tutti figli dello stesso Dio. Alessandro di Modena, 18 anni, è rimasto colpito dalla sfida lanciata dal vescovo di Bologna. «Perdonare è difficile ma noi dobbiamo stare dalla parte delle vittime e spezzare la spirale della violenza, costruendo ogni giorno legami di pace – ci ha incoraggiato il Vescovo. «Apriamo le nostre parrocchie – ha detto mons. Zuppi - i nostri oratori anche a chi non è cattolico. Non facciamo il gioco di chi vuole incutere terrore o di chi incita continuamente all'odio per farci chiudere in noi stessi. È la logica della misericordia che può cambiare le cose  non quella della vendetta!».

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«Per costruire la pace, bisogna lasciare il divano!»

Papa Francesco ha voluto valorizzare l'arte, la musica, lo sport in modo moderno al passo dei giovani in ogni evento, dalla Via Crucis alla Veglia di sabato al Campus Misericordiae. Ma il suo messaggio ai giovani è diretto, senza peli sulla lingua. Quanto bene ha fatto ai giovani lo ha ricordato Silvia, educatrice toscana. «La paura ha un'anima gemella, la paralisi – ha detto il Pontefice. Nella vita ci costa  molto riconoscerla. Eppure tanti giovani credono che per essere felici abbiamo bisogno di un bel divano per stare sul computer, sui videogiochi, sul cellulare, chiusi in casa. Così abbiamo giovani già in pensione, sempre negativi, imbambolati, addormentati mentre altri decidono per noi il futuro. Per difendere la nostra libertà e la nostra dignità, è ora di cambiare il divano con un paio di scarpe. Gesù è un Gesù del rischio! Andate per le strade, seguendo la pazzia del nostro Dio che ci invita ad essere attori politici, animatori sociali, a vivere la multiculturalità, ad incontrare l'affamato, il povero, il profugo... Il mondo oggi ha bisogno di giocatori titolari, non di riserve. Per costruire ponti di pace, dobbiamo giocarcela in pienezza la vita! Dio crede in noi, conta su di noi ed è il nostro tifoso più irriducibile!».



Irene Ciambezi
TAG: Chiesa / Giovani
02 Agosto 2016

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