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Sinodo giovani 2018: ecco il documento finale

Si è conclusa l'assemblea generale dei vescovi sul tema: «I giovani, la fede e il discernimento vocazionale»

L'attesissimo Sinodo sui giovani, aperto il 3 ottobre scorso da Papa Francesco, accompagnato da 267 vescovi (i padri sinodali), si è concluso il 27 ottobre. Durante tutto questo mese, il Papa e i vescovi sono stati in ascolto delle voci e delle esperienze di vita di tanti giovani, che hanno portato il loro entusiasmo, i loro sogni, le loro amarezze.

Il messaggio dei vescovi alla conclusione del Sinodo sui giovani

I vescovi,  oltre al documento conclusivo del Sinodo, hanno consegnato ai giovani di tutto il mondo una lettera aperta, letta nella basilica di San Pietro al termine della Messa di chiusura, prima della benedizione solenne impartita dal Papa:

«La Chiesa e il mondo hanno urgente bisogno del vostro entusiasmo. Fatevi compagni di strada dei più fragili, dei poveri, dei feriti dalla vita. Siete il presente, siate il futuro più luminoso». Ecco il testo integrale della lettera aperta:

«A voi, giovani del mondo, ci rivolgiamo noi padri sinodali, con una parola di speranza, di fiducia, di consolazione. In questi giorni ci siamo riuniti per ascoltare la voce di Gesù, ‘il Cristo eternamente giovane’, e riconoscere in Lui le vostre molte voci, le vostre grida di esultanza, i lamenti, i silenzi. Sappiamo delle vostre ricerche interiori, delle gioie e delle speranze, dei dolori e delle angosce che costituiscono la vostra inquietudine. Desideriamo che adesso ascoltiate una parola da noi: vogliamo essere collaboratori della vostra gioia affinché le vostre attese si trasformino in ideali. Siamo certi che sarete pronti a impegnarvi con la vostra voglia di vivere, perché i vostri sogni prendano corpo nella vostra esistenza e nella storia umana. Le nostre debolezze non vi scoraggino, le fragilità e i peccati non siano ostacolo alla vostra fiducia. La Chiesa vi è madre, non vi abbandona, è pronta ad accompagnarvi su strade nuove, sui sentieri di altura ove il vento dello Spirito soffia più forte, spazzando via le nebbie dell’indifferenza, della superficialità, dello scoraggiamento. Quando il mondo, che Dio ha tanto amato da donargli il suo Figlio Gesù, è ripiegato sulle cose, sul successo immediato, sul piacere e schiaccia i più deboli, voi aiutatelo a rialzarsi e a rivolgere lo sguardo verso l’amore, la bellezza, la verità, la giustizia. Per un mese abbiamo camminato insieme con alcuni di voi e molti altri legati a noi con la preghiera e l’affetto. Desideriamo continuare ora il cammino in ogni parte della terra ove il Signore Gesù ci invia come discepoli missionari. La Chiesa e il mondo hanno urgente bisogno del vostro entusiasmo. Fatevi compagni di strada dei più fragili, dei poveri, dei feriti dalla vita. Siete il presente, siate il futuro più luminoso».

Giulia: «Ecco cosa ho detto ai vescovi»

L'appuntamento sinodale è il terzo che è stato voluto da Papa Francesco; e i giovani parleranno. 34 giovani tra i 18 e i 29 anni proveranno con la loro vivace presenza a farsi portavoce, emozione permettendo, di tanti loro coetanei. E fra loro c'è Giulia Longo, 23 anni, rientrata da pochi giorni dal Libano: lì vive come volontaria di Operazione Colomba, il Corpo civile di pace della Comunità Papa Giovanni XXIII. Sono ragazzi che vivono all'interno delle guerre per portare la pace, in maniera nonviolenta, aiutando nel dialogo le parti in conflitto.

 

«Vivrò questo Sinodo in ascolto – spiega Giulia — e metto a disposizione la mia vita. Cerco di portare con me la fatica e la sofferenza che ognuno di noi individualmente, e ogni popolo, ha per raggiungere pace e giustizia. Vorrei tanto trovare in questo weekend, in sui sarò a Roma, uno spazio di dialogo e apertura verso una fede più umana e vissuta, una fede che produce cambiamenti e che si apre sempre di più verso le differenze».

Ecco un brano dal suo racconto, che sabato ha letto davanti a Papa Francesco.

«Scrivo da questa tenda di cartone e nylon, nel campo profughi di Tel Abbas, in Libano, a soli tre km, dal confine con la Siria.
Qui, il rischio non è tanto nel confine con la Siria, né i soldati, né la paura che ti facciano male, qui il rischio è la sofferenza.
La sofferenza che provi quando scopri la verità, quando condividi pezzi di vita troppo pesanti da portare, quando il tuo nome diventa motivo di speranza.
Il rischio della vita è questo: per misurarla devi vivere.
Se non impari a viverla nei suoi dolori più profondi non saprai vedere le piccole gioie che ti tengono a galla.  E sarai vita e sarai amore».
 

Leggi la testimonianza completa di Giulia

#FOTOGALLERY:sinodo2018#

Giovani in cammino verso Roma

Come si è arrivati fin qui? Attraverso un lungo percorso, che durato più di un anno, e che è culminato quest'estate a Roma per ascoltare le parole di Papa Francesco, dopo i pellegrinaggi diocesani di tutta Italia, raccontati con l'hashtag #permillestrade.

Giovanni ha percorso la sua strada al fianco di un ragazzo disabile;  ecco come racconta il suo cammino attraverso il Sinodo dei Giovani 2018.  

«Spesso la diversità ci fa paura, accogliere chi è diverso nel suo modo di essere, di fare e di relazionarsi non sempre può sembrare una cosa semplice. Confrontarci e relazionarci con qualcuno che è diverso da noi ci chiede di togliere le nostre maschere, di interrogarci, di metterci in discussione, ci invita a trovare modi nuovi per instaurare una relazione autentica con l'altro: io e l'altro».

«Questa è stata la nostra esperienza: Antony, con le sue poche parole ma con il linguaggio del suo corpo, ci ha spronato a metterci in gioco per metterci in relazione con lui. La diversità di Antony si è trasformata per noi in ricchezza. Averlo nel nostro gruppo è stato un dono che Dio ha voluto farci per riscoprire quanto Lui sia presente nei più piccoli, nei più fragili, in coloro sui quali la nostra società oggi non scommette e non investe. Passare del tempo con Antony è stata per noi la scommessa e l'investimento di tempo più grande perché ci ha fatto riflettere su come il Vangelo di Gesù Cristo sia oggi più attuale che mai».
 
#FOTOGALLERY:VERSOROMA#
 
«La bellezza di camminare in cordata e riuscire a portare Antony in ogni tappa del nostro cammino è l'immagine che mi porto a casa da questo pellegrinaggio, verso il Sinodo dei Giovani. Tanti i valori che Antony ci ha insegnato e che abbiamo potuto fare nostri e approfondire.
  • l'accoglienza,
  • la solidarietà,
  • la responsabilità,
  • il sostegno reciproco,
  • l'amicizia.
Con Antony siamo tornati a casa tutti più ricchi, perché abbiamo sperimentato come ciascuno di noi sia diverso dell'altro, ma che questa diversità, se condivisa, diventa ricchezza per la Chiesa e per il mondo».
 
«Ringrazio Gesù per averci donato Antony e perché ha voluto che la sua storia intrecciasse la nostra, così da poter parlare alla vita di ciascuno di noi».
 

Le attese del Sinodo dei Vescovi di ottobre

Il Sinodo dei giovani 2018 è un'occasione di uscire dal quotidiano, dai ritmi veloci della vita di oggi; un invito a rallentare, ad ascoltare, ad ascoltarsi, a cogliere i segni di Provvidenza di cui il cammino di ognuno è disseminato. È  per i ragazzi un momento favorevole per impegnarsi nel cambiamento personale; i prelati faranno la loro sintesi sul tema  “I giovani, la fede e il discernimento vocazionale”.

 

Le richieste al Sinodo dalle case famiglia

Molti ragazzi portatori di handicap, come Antony, provenivano da molte case famiglia della Comunità Papa Giovanni XXIII e dai suoi mille mondi vitali nuovi; anche loro hanno partecipato ai pellegrinaggi grazie all'aiuto degli altri giovani delle diocesi.
 
Don Michele Falabretti, direttore dell’Ufficio di Pastorale Giovanile della CEI ha detto durante una recente intervista: «Non possiamo smarrire l’idea di essere chiamati. Dobbiamo riscoprire la nostra chiamata che viene dalla Parola di Dio e che fa la Chiesa. Il fatto di camminare insieme ce lo ricorda».
 
Don Oreste Benzi dal cielo stia gioendo con noi, e lo immagino dicendo: «Forza cari ragazzi, il vento è favorevole, siate pronti con le scarpe sempre ai piedi»!
 
hanno collaborato Matteo Santini, Filippo Carroli, Giovanni Nicotra

 

La Notte Bianca al Villaggio della Gioia

Fra i preparativi al Sinodo si sono moltiplicati gli appuntamenti locali, e la Notte Bianca al Villaggio della Gioia è stato un momento davvero unico! C’erano più di 100 ragazzi provenienti dalle Diocesi di Forlì, Faenza, Cesena, Ravenna, Rimini, Bologna e Madrid, comunità terapeutiche, casa del perdono, ragazzi di altre religioni… tutti attenti alle parole di Papa Francesco e che in semplicità si sono divertiti.

«Siamo stati provocati sull’importanza del cammino fatto insieme, come chiesa, e di Dio come amico e compagno di viaggio, ci siamo collegati via skype con Matteo e un gruppo di giovani a Roma scambiando le impressioni a caldo.

Abbiamo mangiato, ballato con la musica del Dj Ettore e visto insieme le stelle cadenti. È un gran regalo di Papa Francesco questo Sinodo!

Per noi della zona Romagna è stata una grande gioia poter condividere con così tanti giovani! Ma anche poter organizzare con il sostegno e appoggio delle tre diocesi di Forlì, Faenza e Cesena.

Con le nostre poche forze, 5 pani e 2 pesci, abbiamo concretamente sperimentato la gioia della presenza del Signore che ha moltiplicato questi 2 pesci... Grazie davvero di cuore a chi ha contribuito alla realizzazione del momento e ai ragazzi che hanno partecipato! Proprio dei bei ragazzi», racconta Simona Sarti, giovane Apg23.

 

#FOTOGALLERY:villaggio#

Il Pre-Sinodo dei giovani

Papa Francesco al Pre-Sinodo dei giovani si è espresso molto duramente condannando la prostituzione e chiedendo scusa per tutti i cattolici che frequentano le prostitutte. «Ma Padre, non è forse fare l'amore?», ecco cosa ha risposto il Papa.

 

 

Nel Sinodo anche giovani atei e agnostici, il video

C’è un video che da qualche tempo circola su YouTube. Titolo piuttosto banale, Verso il Sinodo dei giovani, ma contenuto originale, a partire dalla scena in cui il Papa spiega perché intende chiamare a raccolta nel Sinodo giovani di agosto 2018 tutti i giovani. «Anche quelli che hanno una fede tiepida? Sì! Anche agnostici o atei? Sì!». Ma soprattutto è interessante il taglio che ha voluto dare all’incontro: non tanto quello che la Chiesa vuole dire ai giovani, ma quello che i giovani hanno da dire alla Chiesa. «Ogni giovane ha qualcosa da dire agli altri – ha precisato Francesco – ai preti, alle suore, ai vescovi e al Papa!»

«Se uno della mia età oggi va in chiesa deve guardare sua nonna per capire quando si deve alzare e quando sedere» ha commentato uno dei ragazzi intervistati durante il Pre-Sinodo.

 

Sinodo dei Giovani: un fitto calendario

il pre-Sinodo

Questo selfie su Instagram ben sintetizza la riunione pre-sinodale dei giovani di tutto il mondo, che si è tenuta dal 18 al 24 marzo 2018 a Roma: 300 giovani si sono riuniti per confrontarsi sulle tematiche del Sinodo. Papa Francesco non ha mancato di citare Don Oreste Benzi ed il suo impegno per la liberazione dalla strada delle ragazze vittime di tratta ai fini della prostituzione.

#FOTOGALLERY:PreSinodo#

Poi, dopo gli incontri diocesani di giugno, dal 3 al 10 agosto tantissimi pellegrinaggi in tutta Italia hanno dato vita ad un grande cammino per raggiungere insieme Roma, insieme agli scout dell'Agesci e ai rappresentanti di tutti i movimenti ed associazioni giovanili; poi l'11 agosto c'è stato il ritrovo al Circo Massimo per la veglia con Papa Francesco e la notte bianca. Il Sinodo dei giovani 2018 è terminato domenica 12 agosto a San Pietro.

 

 

Nel suo ultimo intervento pubblico, alla Settimana sociale dei cattolici il 19 settembre del 2007, don Oreste Benzi anticipava: «Il vento è favorevole, perché il cuore dei giovani, ve lo dico – e non badate alle cassandre – oggi batte per Cristo. Però ci vuole chi senta quel battito, chi li organizzi e li porti avanti in una maniera meravigliosa»; oggi Papa Francesco pare ne abbia raccolto l'invito.

 

Come la Chiesa Cattolica si rivolge ai giovani

10 marzo 2018: siamo a Piacenza all’Università Cattolica del Sacro Cuore. Lo sforzo che la Chiesa sta compiendo nei confronti del dialogo con le nuove generazioni emerge dalle parole del cardinale Lorenzo Baldisseri, segretario generale del Sinodo: «I giovani non vanno considerati come oggetto dei piani pastorali ma soggetti attivi». E per ascoltarli è stato previsto il pre-Sinodo, che porta a Roma 300 giovani inviati da tutte le conferenze episcopali e le chiese orientali. «Il Papa è stato molto contento di questa apertura – racconta Baldisseri – e mi ha detto: “Mi raccomando, i lontani!”. Per questo abbiamo previsto che 20 giovani interagiscano durante gli eventi con l’esterno in varie lingue attraverso i social, così che davvero tutti possano intervenire». Il vento è favorevole, annuncia un manifesto, evocando l’ultimo intervento di don Benzi. Il convegno preparatorio di Piacenza è stato un evento formativo pre-sinodale organizzato dalla Comunità Papa Giovanni XXIII in collaborazione con l’Università e la Diocesi.

#FOTOGALLERY:Piacenza#

Ragazzi alla ricerca di Dio

La tesi lanciata da don Benzi, fin da giovane prete, era che i giovani cercano Gesù ma spesso non lo incontrano, per questo occorreva pensare ad un nuovo approccio, «un incontro simpatico con Cristo». È un pensiero ancora attuale? 

Sì, secondo Paola Bignardi, Coordinatrice dell’Osservatorio Giovani dell’Istituto Toniolo. «Dalla nostra ricerca emerge che molti giovani hanno incontrato una immagine di Dio che li ha allontanati: una serie di divieti, di regole, un giudice severo. Questo non permette un incontro simpatico con Gesù.»

Qual è la soluzione? «Dobbiamo promuovere un incontro come quello che il Vangelo ci racconta, rifarci alla pedagogia del Vangelo togliendo le sovrastrutture che ci siamo creati. Il Signore incontra un giovane e lo guarda negli occhi, il giovane si sente interpellato. Gesù non ti risolve tutti i problemi ma ti dà l’energia per impegnarti in una missione.»

Che rapporto hanno i giovani con la Chiesa? «Il Dio delle dottrine non interessa – continua Bignardi – vogliono un Dio relazione. Oggi i giovani non hanno amore per la Chiesa non perché come in passato ne contestano le scelte ma perché dicono: cosa c’entra la Chiesa con il mio rapporto con Dio? Mi aspetto che il Sinodo dei vescovi decida qual è il volto di Chiesa che si vuole presentare ai giovani.»

 

Parlare ai giovani usando il loro linguaggio

«Un tempo il Vangelo era raccontato agli analfabeti attraverso i dipinti. Oggi che la gente non va in chiesa c’è bisogno di raccontare il Vangelo con la vita – dice Giovanni Paolo Ramonda, responsabile generale della Comunità Papa Giovanni XXIII –. Noi siamo in 42 Paesi del mondo e vediamo che il linguaggio dell’amore, della condivisione diretta con i poveri, è compreso da tutti, in tutte le culture.»

Una via aperta anche ai lontani: «Molti giovani che arrivano da noi per il servizio civile o per le missioni di pace con Operazione Colomba non vanno in chiesa, ma vengono attirati dalla vita di condivisione e di giustizia. Poi riscoprono Cristo e poi la Chiesa. Dico grazie ai giovani, perché rinnovano la Comunità e la Chiesa».

 

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Per entrare in relazione con i giovani d’oggi, conoscere gli strumenti di comunicazione con i quali sono cresciuti è d’obbligo. Parole come “condivisione”, “like”, “amicizia” sono prepotentemente presenti nella loro vita grazie ai social, ma che significato hanno? Chiara Giaccardi, docente di Sociologia e antropologia dei media all’Università Cattolica di Milano, ce lo spiega a Piacenza:

Don Benzi diceva che dobbiamo passare dal servizio alla condivisione, spiegando che il primo chiede una prestazione, la seconda un’appartenenza. Nell’era dei social “condivisione” è la parola chiave: cambio di rotta nel suo significato o realtà potenziata?

«Oramai siamo abituati a pensare ad un potenziamento della realtà solo in chiave tecnica e invece penso che don Benzi intendesse potenziare la realtà in due modi. Anzitutto condividendo, camminando insieme, aiutandosi l’un l’altro: dove non arrivo, non mi appoggio ad un supporto tecnico ma a qualcuno che mi dà una mano. L’altro modo di potenziare la realtà è dare una profondità che solo la fede può offrire. Uno sguardo più lungo del contingente, passato e futuro insieme al presente, letti dentro l’eternità di un cammino che costruiamo insieme, sotto lo sguardo di un Dio padre che ci ama.»

Cos’è l’amicizia nell’era di Facebook?

«Contrapporre on line e off line, in una realtà in cui materiale e digitale sono mescolati, non ha senso. Dobbiamo imparare a vivere in questo ambiente, non a sognare ciò che non c’è più. L’amicizia sta a noi riempirla di contenuti. I media digitali ci aiutano in maniera potentissima a superare le divisioni, le frammentazioni, a connettere le persone lontane, a dare voce a chi non ce l’ha. Sono un prezioso strumento di connessione, che non è relazione: sta a noi fare questo salto, non possiamo chiederlo alla tecnica.»

Ai suoi figli ha chiesto l’amicizia?

«Non ho Facebook ma abbiamo creato una chat di famiglia: una con i genitori e una senza, perché i fratelli tra di loro comunicano cose che sono un po’ segrete».

Si può evangelizzare attraverso i social?

«Credo che lo si possa fare solo attraverso la vita, l’esempio, che però può passare tranquillamente anche sui social».

Se oggi Gesù tornasse su questa terra che social utilizzerebbe?

«Continuerebbe a camminare perché è camminando con le persone, facendo fatica con loro che si può condividere quell’amore che è messaggio. Poi potrebbe tranquillamente utilizzare qualsiasi social network, perché nessuno è impermeabile all’azione della Grazia».

 

Chiara Bonetto

 

Sinodo giovani - i documenti

Scarica la locandina del sinodo dei giovani.

Il documento preparatorio: i giovani, la fede ed il discernimento vocazionale

Testo di riferimento: "Instrumentum laboris" della XV Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi

Le richieste al sinodo: il pensiero dei giovani Apg23

La ricerca: il rapporto sui giovani Toniolo 2018

 

 

La preghiera del Sinodo dei giovani

Gesù, scendi subito,
perché oggi devi fermarti nella mia casa,
per abitare tutte le mie relazioni e le mie amicizie
e insegnarmi ad ascoltare la tua Parola
anche nelle parole di chi mi vuol bene.

Gesù, scendi subito,
perché oggi devi fermarti nel mio lavoro,
per mettere nel mio cuore parole e gesti nuovi
e ritrovare la gioia di vedere te
in ogni persona che incontro.

Gesù, scendi subito,
perché oggi devi fermarti nelle mie domande e nel mio silenzio,
dove ti posso incontrare nella verità della preghiera
e diventare testimone di pace
nella fatica di ogni giorno.

Gesù, scendi subito,
perché oggi devi fermarti nella mia comunità,
dove soffriamo tante ferite aperte dai nostri conflitti
che solo tu puoi aiutarci a rimarginare
per ricominciare a servire.

Gesù, scendi subito,
perché oggi devi fermarti nella nostra Chiesa,
per accompagnare il cammino del Sinodo dei Giovani
sui sentieri di Zaccheo che profumano di giustizia e di Vangelo.

 

 



Chiara Bonetto e Marco Tassinari
30/10/2018
TAG: Chiesa / Giovani
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