Sandra Sabattini diventerà Santa?

Presentata a Rimini la biografia di Sandra Sabattini

Sandra Sabattini era una ragazza di Rimini, morta per un incidente a 23 anni il 2 maggio del 1984. Ha scritto un diario da cui è possibile trarre elementi dalla sua profonda spiritualità. Scoperta da Don Oreste Benzi, oggi è Serva di Dio ed è iniziato per lei il cammino che potrebbe portare alla santificazione.

La santità possibile: se la causa di beatificazione di Sandra Sabattini avrà esito positivo, porterà con sé una bella notizia: per diventare santi non è necessario il martirio e neppure aver vissuto una vita straordinaria. Ma allora, da cosa si riconosce la santità di una persona? È l’obiettivo dell’indagine svolta in sei anni dalla teologa riminese Laila Lucci, sfociata nei due volumi dell’opera La Santa della porta accanto, presentata a Rimini il 25 ottobre presso la parrocchia di San Girolamo dove visse Sandra con la famiglia e lo zio sacerdote don Giuseppe Bonini. Una ricostruzione minuziosa della vita di questa giovane, conclusasi improvvisamente a 23 anni quando venne travolta da un’auto mentre si recava con il fidanzato Guido e l’amico Elio ad un incontro della Comunità Papa Giovanni XXIII di cui faceva parte.

Sala gremita con oltre 150 persone, segno di quanto la figura di questa giovane attragga ancora oggi, a 27 anni dalla morte, forse proprio per la sua semplicità.

Una vita breve, raccontata però in ben 440 pagine di biografia che non trascura alcun particolare. «C’era bisogno di una ricerca così approfondita?», chiede all’autrice la giornalista Nicoletta Pasqualini, conduttrice della serata. «Quella di Sandra è una “piccola via”, che ricorda Santa Teresina – spiega Laila Lucci – per questo non poteva essere omessa neppure una virgola». Non è infatti nel tipo di vicende che Sandra si trova ad affrontare che si trovano le impronte di santità, ma nel modo in cui lei ha saputo viverle, lasciando un segno nelle persone che l’hanno incontrata. Come Daniela Santini, una delle amiche di Sandra: «Mi ha sempre colpito il suo sorriso e il suo cuore che sapeva accogliere tutti – racconta –. Non l’ho mai sentita parlare male di qualcuno». O Chiara Vitale, arrivata in comunità solo nel 2004, che l’ha incontrata attraverso le pagine del suo Diario: «Sentivo che don Oreste la citava sempre, così ho iniziato a leggere il Diario e mi ha colpito il suo riconoscere la presenza del Signore in ogni momento della giornata».

«Il giorno in cui è morta Sandra io ero presente – rivela Giovanni Ramonda, Presidente generale della Comunità Papa Giovani XXIII –. Con mia moglie ci siamo sposati dopo 20 giorni e quell’evento ci ha toccato. Mi sono chiesto perché don Oreste abbia voluto così tenacemente l’avvio per lei della causa di beatificazione. Sandra ci indica una via della condivisione con i poveri vissuta nella quotidianità e nel silenzio. Una via possibile a tutti, non però in maniera isolata ma comunitaria, e questo è un grande segno per tutta la Chiesa». Così Ramonda racconta il segreto di Sandra:

 

 

Complimenti espliciti all’autrice sono arrivati dal vescovo Francesco Lambiasi: «Si può scrivere la biografia di un santo in modo agiografico, rendendolo irraggiungibile. Questo libro invece mi convince e tutti coloro che vorranno conoscere la figura di Sandra non ne potranno prescindere».

Secondo il Vescovo di Rimini Francesco Lambiasi Sandra ha vissuto il vocabolario della Santità:

 

 

Dopo l'affidamento a Sandra, la guarigione inspiegabile

Le guarigioni avvengono anche se noi non ne siamo coscienti. Avvengono perché qualcuno prega con forza per te. Stefano Vitali ne è prova vivente. Per la sua guarigione ha pregato un’intera comunità, invocando la serva di Dio Sandra Sabattini.

Stefano è stato il primo segretario di don Oreste e al tempo della malattia era assessore al Comune di Rimini fino ad arrivare, dopo la guarigione, a ricoprire l’incarico di presidente della provincia di Rimini.

Nella primavera del 2007 Stefano inizia a perdere peso vistosamente. Per un mese viene curato per il Morbo di Chron a base di cortisone, ma senza esito. Continua a stare a male e un giorno il sindaco di Rimini Alberto Ravaioli, primario di oncologia, capisce che forse il problema è un altro e gli consiglia di fare esami approfonditi.

Per Stefano i dolori sono lancinanti e la situazione talmente grave che non si riesce neppure a svolgere l’esame ma la diagnosi è evidente: la massa tumorale all’intestino è estesa. Il 26 luglio del 2007 viene operato d’urgenza. Nel suo corpo erano presenti 45 linfonodi e metastasi dappertutto. Stefano reagisce con forza: il dolore si è affievolito, ma non riesce più a dormire. La sua carica positiva gli impone di rialzarsi come può e il 3 agosto si fa dimettere contro la volontà della moglie. Non molla e dopo ferragosto riprende il lavoro di assessore anche se non si regge in piedi e in Municipio ci deve andare in carrozzina, accompagnato dal padre. Inizia il primo ciclo di chemio ma niente da fare, è un cancro cattivo, che non lascia scampo. I medici, scuotendo la testa, gli danno dai sei ai dodici mesi di vita. Una mazzata per un quarantenne, marito e padre, anche di chi non ha padre, dato che assieme alla moglie Lolli condivide la responsabilità di una casa famiglia. Ma quel finale funesto che sembrava ineluttabile non ha compimento.

Stefano Vitali oggi può raccontarlo, con quel pizzico di ironia che lo contraddistingue. Si può parlare di miracolo? Questo lo stabilirà la Chiesa, ma di una guarigione inspiegabile, secondo il verdetto dei medici, sì.

ED È QUI CHE ENTRA IN GIOCO DON ORESTE BENZI, che avrebbe inaspettatamente oltrepassato questa vita terrena qualche mese dopo l’intervento subito da Stefano. Don Oreste ha pregato e fatto pregare per lui fin dal primo momento. Gli promette che presto sarebbe andato a trovarlo per fare la preghiera di guarigione. Il momento arriva alle ore 11 del 2 settembre, prima del secondo ciclo di chemio. Quando sta per iniziare la preghiera, Stefano di trova ad assistere ad una simpatica diatriba su quale santo pregare. La moglie propone di invocare Alberto Marvelli, giovane ingegnere riminese già beato. Ma Don Oreste è irremovibile ed intransigente: bisogna affidarsi a Sandra Sabattini e solo a lei perché, spiega, nella preghiera di intercessione bisogna essere precisi per sapere poi a chi attribuire il miracolo. Nel frattempo aveva chiesto a tante altre persone di invocarla per la guarigione di Stefano. E così anche Sandra, che Stefano conosceva ma non in profondità, entra ufficialmente nella sua vita. La serva di Dio riminese era morta prematuramente a 23 anni investita da un’auto. Discepola spirituale di don Oreste Benzi, era stato lui a far emergere la sua grandezza spirituale promuovendo l’avvio della causa di beatificazione.

LA PREGHIERA HA UN EFFETTO STRANO SU STEFANO. Si sente leggero, con un uno stato d’animo riappacificato. Gli sembra che qualcosa lo stia letteralmente pulendo. È che non ne è cosciente. E così a quella strana mattina non pensa più.

Ad ottobre altri controlli. Il primario di oncologia Ravaioli lo manda a chiamare: «I valori sono tutti negativi. Non chiedermi perché, non lo so». E così non si sapeva perché era guarito, ma un fatto era certo: il tumore era sparito.

Mese dopo mese con la moglie ricostruisce il puzzle di quanto successo: il dolore, la preghiera di don Oreste e di tanti a Sandra, e piano piano riconduce tutto a lei, alla sua intercessione.

La documentazione medica frutto dell’inchiesta diocesana su questa presunta guarigione ritenuta straordinaria è da tempo depositata a Roma. Se la Congregazione dei Santi riconoscerà il miracolo, Sandra sarà dichiarata beata.

Questa storia è tratta dal numero di novembre 2017 del mensile Sempre

 

Sandra Sabattini, il ricordo su TV2000

 
Ecco il racconto del parroco Roberto Battaglia, della Parrocchia San Girolamo di Rimini, intervistato da TV2000: qui ha vissuto Sandra Sabattini: «Uno dei luoghi più belli della città, dove il cuore dei fedeli batte per Cristo»
 
 

 

 

Il nuovo libro sulla vita di Sandra Sabattini

Avremo una nuova Santa Sandra? Forse! Sono nove, fino ad ora, le guarigioni avvenute per intercessione di Sandra Sabattini.  Laila Lucci le ha raccolte in La Santa della porta accanto, opera in due volumi dedicata alla Sandra serva di Dio riminese, per la quale è in corso la causa di beatificazione.

Laila Lucci, in quest’opera costata 6 anni di ricerche, ricostruisce per la prima volta la storia completa di questa giovane riminese, morta a soli 23 anni. Discepola spirituale di don Oreste Benzi, fu lui a scoprire e far emergere la sua grandezza spirituale curando la prima edizione del “Diario di Sandra”. Ora quest’opera rivela molti particolari e scritti inediti, consentendo di cogliere tutta la profondità e l’attualità di Sandra, che vive una santità nel quotidiano, capace di attrarre a Gesù il cuore dei giovani. 

Ecco la ripresa integrale della prima presentazione del libro a Rimini, il 25 ottobre 2017
 

 

Laila Lucci, biblista, teologa, autrice dell'opera La Santa della porta accanto

Sei anni di ricerca, di interviste, di incontri con chi ha conosciuto la Serva di Dio Sandra Sabattini. Un grande lavoro condotto dalla professoressa Laila Lucci ci svela la forza eccezionale di una giovane vita che tendeva a Dio. Sta per uscire La santa della porta accanto, con l’editore Sempre Comunicazione. Un’opera composta da due volumi, sulla figura della Serva di Dio Sandra Sabattini, scritta dalla biblista Laila Lucci, docente di Antico Testamento e lingua Ebraica presso l’Istituto Superiore di Scienze Religiose “A. Marvelli” di Rimini.

Attraverso documenti originali, interviste a chi l’ha conosciuta, addirittura offrendoci alcuni temi scolastici, la prof. Laila Lucci che ha lavorato instancabilmente per sei anni, ricostruisce la storia completa di questa ragazza riminese, di cui si è scoperta la grandezza spirituale solo dopo la sua morte avvenuta a 23 anni il 2 maggio del 1984, dopo essere stata investita da un’auto mentre si recava ad un incontro della Comunità Papa XXIII di cui faceva parte. L'intervista all'autrice Laila Lucci:

 

 

Il segreto di Sandra è impresso in fogli di carta, biglietti, agende, diari scolastici, alcuni andati perduti, altri ritrovati che rivelano quella certezza maturata nel quotidiano, disarmante nella sua forza nonostante la giovane età: la scelta di seguire Gesù e basta.

«I pensieri di un santo sono una miniera inesauribile di spiritualità, una carica di sapienza, che fissa in istantanee verbali i momenti e le esperienze della vita quotidiana, vissuti con intensità mistica – rivela Laila Lucci – . Non si tratta sempre di riflessioni squisitamente spirituali, tuttavia, anche nel caso di esercitazioni scolastiche o altre espressioni della realtà vissuta, emerge un filo conduttore, rivelativo dell’anima e dell’impegno nell’ascesa verso il meglio».

 

 

Perché “La Santa della porta accanto”?

«Tutte le testimonianze di chi ha conosciuto la Serva di Dio, e anche i suoi scritti, vanno nella direzione di una santità vissuta nel quotidiano, una tensione a vivere l’evangelica purezza di cuore e la carità ardente  nella normalità della vita, nel nascondimento e nell’umiltà, lontano dal chiasso dell’autoaffermazione».

Certo il suo lavoro ha prodotto ben due volumi in cui non tralascia nessun particolare. Come mai questa scelta?

«Sandra fa parte di quella schiera di santi, che hanno scelto l’umiltà e il nascondimento come abito di vita; la naturale tendenza umana ad affermare se stessi era da lei continuamente tenuta a freno dalla scelta decisa di camminare col Signore. In un siffatto agire ogni piccola azione compiuta nell’amore di Dio ha il sapore dell’eternità e porta frutto per il Regno dei cieli, in quanto capace di donare vita. Per questo ogni frammento di vissuto deve essere riproposto».

Addirittura si è addentrata nell’analisi grafologica dei suoi scritti. Cosa ha scoperto della personalità di Sandra?

«Oltre alla sua ricca e complessa personalità, ho ricevuto la conferma di quanto appare nel diario: una vita totalmente concentrata verso un ideale superiore, che si concretizzava nell’immergersi dentro al mondo circostante, riuscendo ad operare in piccole dimensioni; la concentrazione delle sue energie affettive e mentali, che alimentavano lo spirito di osservazione e una intuizione capace di cogliere le sfumature».

Una ragazza come tante, eppure così determinata. Cosa l’ha colpita di lei?

«Innanzitutto la tenacia nel ricercare la volontà di Dio su di sé in un profondo cammino, che quasi diventava inquietudine; poi l’abbandonarsi al Cristo povero di cui si era posta alla sequela, con il cuore proteso verso di lui e al servizio dei fratelli emarginati. Sandra, per la quale povertà e giustizia non erano scindibili, parlava con i fatti, perché sapeva che ciò che era davvero importante era amare profondamente tutti coloro che il Signore metteva sulla sua strada. Di qui la sua frugalità, la povertà, il silenzio. L’altra dimensione affascinante di quest’anima era l’attrattiva per la preghiera che alimentava i suoi pensieri e le sue azioni. Lei non relegava Dio ad un solo attimo della giornata, ma lo respirava sempre. Sandra è stata anche portatrice, di una gioia tutta spirituale, che scaturiva dalla gioia di vivere e condividere la vita degli altri e che si esprimeva nel suo contagioso sorriso».

Tendeva a Dio ma era fidanzata con Guido. Che idea si è fatta del loro rapporto?

«Il loro rapporto era improntato ad una sequela senza riserve del Cristo, che rivelava la dimensione di un “cuore indiviso”, esclusivamente dalla parte del piano di Dio sul quale tenevano fissi gli occhi. I loro occhi erano limpidi, non affondavano nel torbido del proprio desiderio o della propria realizzazione. Nei loro cinque anni di fidanzamento Sandra e Guido hanno semplicemente cercato di aderire al progetto del Signore quasi in modo istintivo, lasciando entrare nel loro rapporto di coppia il mondo intero. Pienamente immersi nel mondo e nella Chiesa, si sentivano naturalmente chiamati a prendersi cura di quella parte di umanità sofferente nella quale era impressa l’immagine del Creatore».

Sandra cosa ha da dire ai giovani di oggi?

«Molto. Ha da offrire un modello di “giovane” non superficiale, chiassoso, che cerca gratificazione in varie esperienze di piacere. Ha da proporre il suo equilibrio, la sua maturità, la sua decisione e volontà forti, i suoi giudizi tanto profondi per la giovane età; la capacità di programmare la vita fatta per essere spesa a beneficio dei bisognosi; l’attitudine a dimenticarsi, per offrire ai fratelli tutti i doni della sua giovinezza, del suo entusiasmo, della sua generosità senza limiti, insieme alla serenità e alla voglia di vivere;  la responsabilità profonda dell’essere testimone di Cristo con la vita; la capacità introspettiva di porsi delle domande sul senso della vita e della morte; la sua vitalità forte e intensa sostenuta dalla pace e dalla gioia del cuore che la illuminava. In ultima analisi Sandra ha da proporre una vita fatta dono di sé».



Nicoletta Pasqualini
20/10/2017
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