Più corridoi umanitari, meno barconi

Resoconto del side event svoltosi a Ginevra a giugno 2016

«Più corridoi umanitari, meno barconi e meno traffici di esseri umani» queste le parole del Presidente del Senato Pietro Grasso, in visita a Lampedusa il 9 luglio scorso ed intervistato proprio sulla questione migranti da Avvenire.

Parole che si trovano in linea con il side event organizzato dall’ufficio internazionale dell’APG23, tenutosi giovedì 16 giugno al Palazzo delle Nazioni Unite a Ginevra. Tra il pubblico erano presenti varie Ong, alcune delegazioni di Stati e anche lo Special Rapporteur sul Traffico di Esseri Umani, specialmente Donne e Bambini, Maria Grazia Giammarinaroche ha espresso parole di sincero apprezzamento per l’iniziativa.

Come già annunciato nell’articolo del 13 giugno scorso, l’evento ha presentato il progetto pilota dei corridoi umanitari quale buona pratica di Solidarietà Internazionale (video introduttivo), tema su cui l’APG23 si batte da tempo. Il progetto, realizzato dalla Comunità di Sant’Egidio, con la collaborazione del Ministero degli Affari Esteri Italiano, la Federazione delle Chiese Evangeliche e la Tavola Valdese, prevede che nell’arco di due anni arrivino in Italia 1000 profughi da Libano, Marocco ed Etiopia, attraverso dei voli aerei e forniti di un visto umanitario regolare.

All’evento sono intervenuti vari speaker: il Nunzio Apostolico Ivan Jurkovič, Rappresentante della Santa Sede a Ginevra, Cesare Zucconi per la Comunità di Sant’Egidio, il Ministro Plenipotenziario Alberto Bertoni per la Missione Permanente dell’Italia alle Nazioni Unite, l’Esperto Indipendente sulla Solidarietà Internazionale Virginia Dandan e il rappresentante di Operazione Colomba in uno dei campi profughi in Libano, Alberto Capannini (testo dell'intervento)

Il progetto nasce dalla volontà di fare qualcosa, di prendere l’iniziativa di fronte alle innumerevoli e quotidiane tragedie di persone che rischiano la vita attraversando il mare, persone che hanno la sola “colpa” di fuggire da guerre, violenze e povertà estrema. Come ha ricordato il Nunzio, il Papa ha di recente esortato l’Europa a promuovere un’integrazione che trovi nella solidarietà il motore del proprio agire, ma una solidarietà non intesa come mera assistenza filantropica, bensì concepita quale mezzo per creare vere opportunità per tutti di vivere con dignità. La sfida ci chiama ad una reale integrazione culturale che abbatta le barriere dell’indifferenza. Anche l’intervento del Ministro Bertoni ha evidenziato come il progetto contribuisca a proteggere la dignità delle persone e a costruire società inclusive e tolleranti, dove uguaglianza e diritti umani siano valorizzati e rispettati.

Zucconi ha evidenziato i vantaggi pratici di una tale gestione della questione dei migranti. I corridoi umanitari sono più sicuri perché i migranti non devono affrontare pericolosi viaggi via mare. Inoltre, il riconoscimento dello status di rifugiato avviene più rapidamente in quanto i migranti sono già stati verificati e qualificati quali soggetti vulnerabili prima della partenza. La collaborazione tra istituzioni e società civile è fondamentale: i rifugiati sono poi accolti dalle organizzazioni promotrici, tra cui l’APG23, in famiglie, parrocchie e altri enti. Questo permette di abbattere i costi a carico dello Stato e soprattutto di realizzare una vera integrazione con la comunità civile italiana. Il progetto è replicabile in tutta l’area Schengen, ai sensi dell’articolo 25 sui permessi con validità territoriale limitata del Regolamento 810/2009 del Parlamento Europeo. Non a caso, è recente la notizia che anche la Chiesa Polacca stia cercando un accordo con il Governo di Varsavia per aprire un corridoio umanitario nel Paese.

La testimonianza accorata e in prima persona di Capannini ha colpito profondamente i partecipanti. Il volontario di Operazione Colomba si è fatto portavoce delle istanze dei Siriani con cui vive quotidianamente nel campo profughi in Libano (nel nord del Paese, a 5 km dal confine siriano, nei pressi del villaggio di Tel Aabbas). In particolare le richieste sono tre: la fine della guerra in Siria con il suo ripudio come strumento di risoluzione dei conflitti; l’apertura di zone umanitarie sicure per favorire il ritorno dei civili nei propri paesi; infine l’apertura di altri corridoi umanitari, quale alternativa alla morte certa nei viaggi in mare.

Il progetto ha ricevuto il riconoscimento anche dell’Esperto Indipendente Virginia Dandan la quale, invitata ad intervenire sul tema della Solidarietà Internazionale, non ha voluto leggere il discorso che aveva preparato, ma piuttosto ha preferito esprimere liberamente parole di ringraziamento e lode per un tale progetto, arrivando a dire che lo avrebbe divulgato ovunque, portandolo come esempio di buona pratica da replicare. E così ha fatto subito dopo l’evento: durante la plenaria del Consiglio dei Diritti Umani, di fronte a tutti gli Stati presenti in sala XX, ha citato il nostro side event, affermando che avrebbe desiderato che tutti gli Stati avessero ascoltato e conosciuto questa esperienza (al minuto 1.48.25 Virginia Dandan parla del side event). A suo avviso, le buone pratiche di solidarietà che mostrano che ci sono persone che non vogliono voltare le spalle alla sofferenza del genere umano, sono luci di speranza che vanno condivise.

E così noi dell’APG23 cerchiamo di fare.



Giorgia Pavan

 

 

 

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