Per sanare le ferite degli abbandonati

A Busalla (GE) si festeggiano 10 anni di casa famiglia

Il 4 giugno appena trascorso è stato vissuto come un bellissimo momento di fraternità con grandi e piccini, anziani e adolescenti, giovani coppie e coppie più mature, prime fra tutte Laura e Maurizio Marighella e Cecilia e Gianfranco Zerbino che, con la benedizione di don Oreste Benzi, 10 anni fa, hanno dato il via alle due Case Famiglia di Busalla (GE). Queste 2 coppie, con i loro figli naturali, in quel momento si sono aperte all’accoglienza di nuovi figlioli non generati biologicamente, ma – per usare il linguaggio proprio di don Benzi – da rigenerare ogni giorno nell’amore. Si tratta di 2 Case Famiglia che abitano in una stessa struttura, ma in due appartamenti differenti, aiutandosi reciprocamente nella cura dei figli e condividendo la cappellina con la presenza del Santissimo Sacramento, dove si ritrovano ogni sera per un momento di preghiera insieme e per mettere insieme la vita con la vita.

Una coppia di sposi che sperimenta la forza dell’amore, sa che tale amore è chiamato a sanare le ferite degli abbandonati, a instaurare la cultura dell’incontro, a lottare per la giustizia.

La “Chiesa domestica” – come viene definita la famiglia nei documenti del Concilio Vaticano II - partecipa al mistero di unità e fecondità esistente tra Cristo e la Chiesa. La nostra Comunità ha sempre posto al centro di ogni sua attività la celebrazione eucaristica ed ha accolto con gioia l’invito di Giovanni Paolo II di fare dell’Eucaristia «il cuore delle Case Famiglia e di ogni altra attività sociale ed educativa». È proprio stando in ginocchio che la Casa Famiglia trova il fondamento della propria identità, traducendola poi nella dinamica dell’amore – dono, vissuto nella quotidianità. È così che cerchiamo di accogliere l’esortazione di Papa Francesco: «con la testimonianza e anche con la parola, le famiglie parlano di Gesù agli altri, trasmettono la fede, risvegliano il desiderio di Dio, e mostrano la bellezza del Vangelo e dello stile di vita che Gesù ci propone. Così i coniugi cristiani dipingono il grigio dello spazio pubblico riempiendolo con i colori della fraternità, della sensibilità sociale, della difesa delle persone fragili, della fede luminosa, della speranza attiva. La loro fecondità si allarga e si traduce in mille modi di rendere presente l’amore di Dio nella società». (Amoris Laetitia, 184)

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In questo momento di incontro, abbiamo ricordato il nostro amato fondatore don Oreste Benzi con delle videoproiezioni, anche per farlo conoscere a chi si è avvicinato da poco tempo a noi; Maurizio e Gianfranco hanno voluto ricordare nella preghiera uno per uno i figli accolti in questi dieci anni, che hanno raggiunto l’autonomia e non vivono più con loro. Abbiamo ascoltato con gioia anche la testimonianza di alcuni figlioli di etnie e religioni diverse, che hanno manifestato la loro benevolenza verso i genitori che li hanno accolti per amore di Cristo, ma senza imporre loro nessuna legge se non quella dell’amore vicendevole. Infatti lo dice Gesù, il segno dell’amore più alto è dare la vita, ma in realtà il genitore dà la vita goccia a goccia, momento per momento ai suoi figli.

In conclusione, abbiamo elevato il grazie al Signore celebrando con gioia l’Eucaristia, presieduta dal parroco di Busalla don Gianni Guastavino, già presente 10 anni fa all’inaugurazione con don Oreste. Certamente non ci sentiamo perfetti, non ci sentiamo arrivati, né più belli di altre famiglie. Una cosa soltanto ci sta a cuore: che il dono di Grazia che ci è stato elargito con questa vocazione, non possiamo tenerlo per noi e allora, vogliamo condividerlo, giorno dopo giorno, 24 ore su 24 con i fratellini e le sorelline che il Signore, nella Sua infinita Misericordia, mette sul nostro cammino. Pregate per noi, perché sappiamo che questo tesoro che abbiamo è custodito in vasi di creta che spesso hanno anche delle crepe: i nostri limiti. Ma è proprio da lì, che Dio vuole fare passare il Suo Amore, dal Suo Cuore al cuore dei nostri piccoli. E, se vuole Dio, che così sia.

Fotografie di Pietro Strada



Maria Carla Pilloni
14 Luglio 2017
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