Per impararare il Linguaggio dei Segni: la Lingua Italiana dei Segni LIS per comunicare con le persone sorde. Il corso a San Marino. 

Lingua dei segni: un corso per scoprire la LIS

Non essere sordo! Ogni mercoledì il corso a San Marino

Molti lo chiamano 'linguaggio dei segni', quasi fosse una sorta di dialetto; in realtà la LIS, Lingua dei Segni Italiana, è una vera e propria lingua, uno strumento di comunicazione completo che è in grado di abbattere barriere. Ma avete mai pensato che le mani possono permettere ai sordi di cantare e recitare poesie?

È possibile farne esperienza, con laboratori di canto e di racconto di filastrocche in LIS: anche quest’anno la Comunità Papa Giovanni XXIII ha attivato un Corso di Sensibilizzazione e Formazione alla Lingua dei Segni: non serve essere sordi per venire dal 22 novembre ogni mercoledì alle 21 nel Salone Parrocchiale di Domagnano, Piazza Filippo da Sterpeto 10 nella Repubblica di San Marino. Il corso dura 36 ore. Scopo del corso è introdurre i partecipanti alla conoscenza base della Lingua Italiana dei Segni, e della cultura e vita delle persone sorde.

E per chi abita lontano? Potete chiamare il numero 345.5253188 o scrivere a corsolis@apg23.org per attivare approfondimenti sulla lingua dei sordi nelle vostre realtà. L'ente di riferimento nazionale per scoprire come comunicano le persone sorde è l'Ens, Ente Nazionale dei Sordi

 

#FOTOGALLERY:LIS#

 

Il linguaggio dei segni (Lis - Lingua dei Segni Italiana) da Papa Francesco

 

Dal 20 al 22 ottobre scorso, a Roma si è svolto il Convegno internazionale intitolato “Catechesi e persone con disabilità: un’attenzione necessaria nella vita quotidiana della Chiesa”, occasione per molte persone sorde di incontrare Papa Francesco. Il convegno è stato pensato in occasione del 25° anno di promulgazione del Catechismo della Chiesa Cattolica, organizzato dal Pontificio Consiglio per la Promozione della nuova evangelizzazione. Suor Veronica Amata, dell’Ufficio Catechistico Nazionale per la Disabilità, ha invitato la Comunità papa Giovanni XXIII, che ha partecipato come ambito  "Pastorale dei Sordi e Loro Famiglie". 

«Abbiamo avuto la possibilità di salutare il Santo Padre a nome della nostra Associazione APG23 e il nostro Presidente Paolo Ramonda. Abbiamo presentato il nostro materiale Multimedia in Lingua dei Segni per le persone con Sordità, partecipando alla mostra inaugurata a Roma durante il convegno Catechesi e Persone con Disabilità», racconta Patricio Castillo della Papa Giovanni. 

Ecco cosa ha detto Papa Francesco, rivolgendosi anche a sordomuti.
 


DISCORSO DEL SANTO PADRE FRANCESCO
AI PARTECIPANTI AL CONVEGNO PROMOSSO DAL
PONTIFICIO CONSIGLIO PER LA PROMOZIONE DELLA NUOVA EVANGELIZZAZIONE

Sala Clementina
Sabato, 21 ottobre 2017


Cari fratelli e sorelle,

Mi rallegra incontrarvi, soprattutto perché in questi giorni avete affrontato un tema di grande importanza per la vita della Chiesa nella sua opera di evangelizzazione e formazione cristiana: La catechesi e le persone con disabilità. Ringrazio S.E. Mons. Fisichella per la sua introduzione, il Dicastero da lui presieduto per il suo servizio e tutti voi per il vostro lavoro in questo campo.

Conosciamo il grande sviluppo che nel corso degli ultimi decenni si è avuto nei confronti della disabilità. La crescita nella consapevolezza della dignità di ogni persona, soprattutto di quelle più deboli, ha portato ad assumere posizioni coraggiose per l’inclusione di quanti vivono con diverse forme di handicap, perché nessuno si senta straniero in casa propria. Eppure, a livello culturale permangono ancora espressioni che ledono la dignità di queste persone per il prevalere di una falsa concezione della vita. Una visione spesso narcisistica e utilitaristica porta, purtroppo, non pochi a considerare come marginali le persone con disabilità, senza cogliere in esse la multiforme ricchezza umana e spirituale. E’ ancora troppo forte nella mentalità comune un atteggiamento di rifiuto di questa condizione, come se essa impedisse di essere felici e di realizzare sé stessi. Lo prova la tendenza eugenetica a sopprimere i nascituri che presentano qualche forma di imperfezione. In realtà, tutti conosciamo tante persone che, con le loro fragilità, anche gravi, hanno trovato, pur con fatica, la strada di una vita buona e ricca di significato. Come d’altra parte conosciamo persone apparentemente perfette e disperate! D’altronde, è un pericoloso inganno pensare di essere invulnerabili. Come diceva una ragazza che ho incontrato nel mio recente viaggio in Colombia, la vulnerabilità appartiene all’essenza dell'uomo.

La risposta è l’amore: non quello falso, sdolcinato e pietistico, ma quello vero, concreto e rispettoso. Nella misura in cui si è accolti e amati, inclusi nella comunità e accompagnati a guardare al futuro con fiducia, si sviluppa il vero percorso della vita e si fa esperienza della felicità duratura. Questo – lo sappiamo – vale per tutti, ma le persone più fragili ne sono come la prova. La fede è una grande compagna di vita quando ci consente di toccare con mano la presenza di un Padre che non lascia mai sole le sue creature, in nessuna condizione della loro vita. La Chiesa non può essere “afona” o “stonata” nella difesa e promozione delle persone con disabilità. La sua vicinanza alle famiglie le aiuta a superare la solitudine in cui spesso rischiano di chiudersi per mancanza di attenzione e di sostegno. Questo vale ancora di più per la responsabilità che possiede nella generazione e nella formazione alla vita cristiana. Non possono mancare nella comunità le parole e soprattutto i gesti per incontrare e accogliere le persone con disabilità. Specialmente la Liturgia domenicale dovrà saperle includere, perché l’incontro con il Signore Risorto e con la stessa comunità possa essere sorgente di speranza e di coraggio nel cammino non facile della vita.

La catechesi, in modo particolare, è chiamata a scoprire e sperimentare forme coerenti perché ogni persona, con i suoi doni, i suoi limiti e le sue disabilità, anche gravi, possa incontrare nel suo cammino Gesù e abbandonarsi a Lui con fede. Nessun limite fisico e psichico potrà mai essere un impedimento a questo incontro, perché il volto di Cristo risplende nell’intimo di ogni persona. Inoltre stiamo attenti, specialmente noi ministri della grazia di Cristo, a non cadere nell’errore neo-pelagiano di non riconoscere l’esigenza della forza della grazia che viene dai Sacramenti dell’iniziazione cristiana. Impariamo a superare il disagio e la paura che a volte si possono provare nei confronti delle persone con disabilità. Impariamo a cercare e anche a “inventare” con intelligenza strumenti adeguati perché a nessuno manchi il sostegno della grazia. Formiamo – prima di tutto con l’esempio! – catechisti sempre più capaci di accompagnare queste persone perché crescano nella fede e diano il loro apporto genuino e originale alla vita della Chiesa. Da ultimo, mi auguro che sempre più nella comunità le persone con disabilità possano essere loro stesse catechisti, anche con la loro testimonianza, per trasmettere la fede in modo più efficace.

Vi ringrazio per il vostro lavoro di questi giorni e per il vostro servizio nella Chiesa. La Madonna vi accompagni. Vi benedico di cuore. E vi chiedo, per favore, di non dimenticarvi di pregare per me.



04/11/2017
TAG: Sordi
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