L'avvocato che vive con i senza dimora

Una laurea in giurisprudenza e poi la strada

“Me lo ricordo bene: ho rinunciato al dottorato il 14 novembre. Già da un paio di mesi andavo alla Capanna di Betlemme tre volte alla settimana, dopo l’università, come volontario. Ma più passavano i giorni e più diventava forte in me il desiderio di fare qualcosa di più.

Adesso abito qui, e condivido la mia vita con i senza fissa dimora. Alla sera li vado a prendere in stazione con il furgone, mangiamo insieme, dormono alla Capanna e poi alla mattina li riaccompagno in strada. Le persone senza dimora che accogliamo alla Capanna possono restare con noi anche fino a 15 giorni, ma poi chiediamo loro di lasciare il posto ad altri. Così possiamo assicurare un aiuto a più persone” ci spiega Alessandro. “Andiamo a ritirare i prodotti vicini alla scadenza nei supermercati, oppure ci cimentiamo in un laboratorio teatrale. Poi mangiamo tutti insieme; stamattina ho dato una mano a costruire un forno per le pizze, la vita qui è molto varia".

"All’università ero piuttosto bravo, il mio sogno nel cassetto era quello di diventare commissario di polizia o magistrato. Quando ho scelto di lasciare il dottorato per venire a condividere con i poveri i miei genitori, inizialmente, sono rimasti spiazzati, anche se loro hanno sempre avuto una mentalità aperta all’accoglienza. Fin da piccolo ho avuto dei fratelli in affido. Adesso anche loro mi vedono contento, pieno, vivo".

"Nei prossimi giorni inizierò il corso per missionari organizzato da APG23. Certo, vivere con i senza dimora non è semplice, ma almeno qui a Bologna posso vedere la mia famiglia e i miei amici quando voglio. Invece, andare in ‎missione vorrà dire mettere in discussione tutto. Non so se farò l’avvocato nella mia vita, forse fra un anno scoprirò che era proprio quella la mia strada, ma per adesso mi sento all'antipasto del mio percorso e tutto deve ancora succedere".

Sono passati due mesi da questa chiacchierata con Alessandro. Nel frattempo, ha presentato domanda per il servizio civile e a giorni saprà se partirà come casco bianco per un anno in Zambia.

Il bello di un’esperienza di volontariato vissuta intensamente e con passione è proprio questo: non sai mai dove ti porterà!

In bocca al lupo, Alessandro!

 

Aiutaci a dare un pasto a chi non ce l’ha.



 

 

 

 

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