Inclusione nel lavoro: mission possible!

Chi dice che se sei disabile o emarginato non puoi lavorare? Ecco le esperienze concrete del Consorzio Condividere

Il giorno 1 luglio è stata la Giornata Internazionale delle Cooperative. Il Consorzio Comunità Papa Giovanni XXIII, con le sue 14 cooperative che gestiscono 38 Centri Lavorativi e 56 Centri Educativi è un modo concreto di stare accanto a tante persone che vivono in condizione di fragilità ed accogliere la loro domanda di aiuto. Abbiamo colto l’occasione per rivolgere qualche domanda a Luca Miglietti, uno dei coordinatori del Consorzio Condividere.

Il tema scelto dal COPAC (Comitato per la Promozione e l’Avanzamento delle Cooperative) per le celebrazioni di quest’anno è l’inclusione, intesa sia in termini di inclusione delle persone nelle imprese cooperative ma, più in generale, con riferimento ai principi cooperativi della porta aperta, del controllo democratico dei soci, della partecipazione economica.
La nostra sfida è riuscire a dare dignità nel mondo del lavoro a persone che solitamente ne sono escluse. Le imprese “normali” di norma sono spinte dal profitto. Noi, oltre al bilancio economico e sociale, crediamo di avere un valore aggiunto: le persone che hanno fatto un percorso all’interno delle nostre cooperative, nel momento in cui recuperano le proprie potenzialità vengono, ove possibile, nuovamente inserite nel mondo lavorativo. Questo perché non facciamo né beneficienza né assistenza, ma sostegno alle persone in disagio affinché camminino con le proprie gambe.
Non facciamo assistenza e non riceviamo neppure assistenza: le nostre cooperative sociali stanno sul mercato come qualsiasi altra impresa privata. Siamo competitivi come gli altri imprenditori, in più nel nostro profitto c’è la valorizzazione della persona, e lì sta il nostro positivo bilancio sociale. Profitto e inclusione sociale non sono assolutamente due categorie incompatibili, le nostre cooperative ne sono la dimostrazione.

Le cooperative della Comunità Papa Giovanni XXIII come vivono l'inclusione?
Fin dall’inizio era chiaro che per dare vera dignità alle persone disagiate o con handicap non è sufficiente accoglierle in famiglia, è necessario inserirle nel mondo del lavoro. A livello nazionale uno degli aspetti più incisivi nel cammino di riscatto degli ultimi sono le tante cooperative sociali diffuse su tutto il territorio. Le cooperative sono vere imprese, che cercano di concretizzare i princìpi della società del gratuito, e dimostrano che questi principi sono economicamente sostenibili ed applicabili pur operando nel mercato. Nella società del gratuito le persone prendono dal lavoro solo ciò che è loro necessario per vivere dignitosamente.
Tutta questa opera di inclusione sociale avviene non per buonismo, ma con percorsi individualizzati di reinserimento lavorativo e sociale caratterizzati da grande serietà. Solo con una vera reciprocità (“non possiamo aiutarti senza il tuo coinvolgimento”), caratterizzata da assenza di pregiudizi sul passato ma allo stesso tempo da grande responsabilità che viene richiesta.
Spesso ex detenuti o persone che hanno avuto percorsi terapeutici lunghi hanno evidenti “buchi” nel loro curriculum che rende spesso impossibile l’ingresso nel mondo del lavoro. Per le nostre cooperative questo non costituisce un problema, quello che è fondamentale è sentire voglia di riscatto e desiderio di condividere un’esperienza cooperativa con entusiasmo e passione.
Nel corso del 2016 sono state 14 le cooperative aderenti al Consorzio “Condividere Papa Giovanni XXIII”, che hanno avuto come protagonisti 476 soci (289 lavoratori e 187 volontari) che, con l’aiuto di 840 lavoratori dipendenti, hanno portato avanti le attività socio assistenziali in 56 Centri Educativi e le attività di inserimento lavorativo in 38 Centri Lavorativi. In essi lavorano 113 persone svantaggiate. I Consigli di Amministrazione delle cooperative sono formati da 5 a 11 persone che rappresentano le diverse attività che ogni cooperativa porta avanti. Ognuno, quindi, può portare le proprie specificità e i doni che ha ricevuto per metterli a disposizione del “bene comune” che è la cooperativa.

Quali persone ne beneficiano?
Gli ospiti dei Centri Diurni sono 927 e presentano diverse tipologie di handicap, da quello fisico a quello psichico, dall’essere nomade o carcerato all’essere anziano, dall’avere un disagio familiare all’essere alcolista o tossicodipendente, dall’essere senza fissa dimora all’immigrato schiavizzato.

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Che cosa possono dire alla società le cooperative della APG23 rispetto a questo tema dell'inclusione? Quale messaggio possono dare?
Il nostro obiettivo è duplice: sia di dare una risposta concreta alle richieste di inserimento che ci arrivano dai Servizi di Inserimento Lavorativo del territorio o dalle persone stesse, sia di aumentare la cultura dell’inserimento lavorativo di persone svantaggiate nelle aziende dei territori in cui siamo presenti. Purtroppo, infatti, sempre più spesso le aziende profit preferiscono pagare le multe a seguito del mancato rispetto delle percentuali di inserimento di lavoratori svantaggiati previste dalle leggi sul lavoro, piuttosto che assumere delle persone. Tali lavoratori, infatti, sono visti come dei “pesi”, poco produttivi e ai quali bisogna affiancare dei tutor che non riuscirebbero a portare avanti il proprio lavoro al meglio. Ecco, quindi, che sono stati organizzati dei convegni e degli incontri sui diversi territori per promuovere la cultura dell’inserimento e dell’integrazione, cercando di sottolineare il valore aggiunto per tutta la società che questi inserimenti portano (diminuzione delle spese sanitarie e sociali per il mantenimento, versamento delle tasse).
Un messaggio forte che possiamo dare è questo: includere è possibile, entusiasmante e conviene anche.

Quali percorsi di inclusione vengono attivati all'interno delle cooperative del Consorzio Condividere? Parlaci di qualche esperienza di inclusione.
Abbiamo molte storie che dimostrano che l’inclusione è possibile.
È possibile portare un nomade, padre di 6 figli mai andati a scuola, che non aveva mai avuto un lavoro minimamente regolare ad essere un socio lavoratore a tempo indeterminato di una delle nostre cooperative? Sì, ed oggi lavora, paga regolarmente le tasse e non chiede più l’elemosina per lui e la sua famiglia (manda regolarmente i figli a scuola che in futuro non vivranno più in situazione di clandestinità). È possibile riportare in carreggiata chi si è macchiato di reati importanti, consentendogli di riparare agli errori fatti vivendo con passione il lavoro in cooperativa? Sì, ne abbiamo l’esempio. È possibile includere lavorativamente ragazzi disabili che qualche anno fa erano utenti di un centro diurno e che oggi escono di casa per andare al lavoro e portare a casa il loro stipendio? Certo, anche questo lo abbiamo sperimentato. Non in modo magico, come nelle pubblicità del Mulino Bianco, ma con percorsi lunghi e seri, fatti di tante tappe, ma soprattutto della convinzione che quando le persone si sentono amate davvero e viene riposta in loro fiducia si vedono miracoli accadere…

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Ci sono dei progetti particolarmente creativi o sperimentali o degni di nota che riguardano l'inclusione?
Uno degli ultimi progetti avviati da una delle cooperative aderenti al Consorzio Condividere è quello dell’inclusione di carcerati del carcere di Cremona nella cooperativa Il Calabrone di Cremona. In collaborazione con il carcere stesso alcuni lavoratori della cooperativa hanno tenuto un corso di formazione all’interno del carcere a favore di persone in fine pena, con la finalità di insegnare loro un mestiere da poter poi mettere in pratica una volta usciti dal carcere. Tale corso ha previsto una parte teorica e una pratica per la lavorazione in conto terzi di ferro utilizzando meccanica di precisione con macchine utensili a controllo numerico e successivamente piccoli montaggi legati alle lavorazioni. Al termine delle lezioni 3 persone hanno avuto la possibilità di svolgere un tirocinio direttamente in cooperativa, uscendo quindi il mattino dal carcere e rientrandovi la sera al termine dell’orario lavorativo. Terminata la pena, poi, sono state assunte dalla cooperativa e hanno potuto reinserirsi nella società.

Ci sono delle novità nel mondo delle cooperative del Consorzio Condividere?
In passato quasi tutte le nostre cooperative eseguivano lavori in appalto da enti pubblici, mentre oggi è presente una grande varietà di settori lavorativi: dalle produzioni lattiero casearie biologiche alla meccanica di precisione, dai negozi di abbigliamento alla gestione di ostelli e strutture ricettive. Molte nostre cooperative stanno oggi sul mercato con produzioni e marchi propri, in concorrenza con grandi aziende, con la soddisfazione di stare sul mercato come tutti ma con l’attenzione non ai dividendi economici ma a quelli sociali: restituire dignità, fiducia, responsabilità attraverso il lavoro. Questa è una cosa che non ha prezzo, ma che va analizzata anche economicamente. Investire in inclusione sociale conviene anche economicamente. Due dati solo su tutti: un detenuto in carcere costa alla collettività in media 200 euro al giorno e il tasso di recidiva medio supera il 50%. Nelle nostre comunità educanti con i carcerati con un costo 7 volte inferiore lavora e il tasso di recidiva medio si abbassa al 10%. Una persona con sofferenza psichiatrica o recidive per dipendenze patologiche quando viene ricoverata in una clinica per un mese porta a sostenere un costo economico per le casse pubbliche pari al costo di due inserimenti lavorativi per un intero anno.



Chiara Bonetto
06 Luglio 2017

 

 

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