Francesco, ex tossicodipendente, ce l'ha fatta

A Rimini da tutta Italia i ragazzi dei percorsi terapeutici

Ci sarà anche Francesco, domani 16 dicembre, all’evento dei 300 giovani impegnati nel cammino per uscire dalle dipendenze che si terrà in una località di Villa Verucchio a Rimini.

Francesco, Originario della Toscana, 24 anni, fumò il primo spinello il giorno in cui ne stava compiendo 15; diventato cocainomane si ritrovò in poco tempo ad un passo dalla morte.

È finalmente arrivato anche per lui il momento della gioia, la fine del suo programma terapeutico, la rinascita: sarà la giornata del Riconoscimento del 26 dicembre 2016, per la quale già da tempo si stava preparando, nella comunità di Villafranca di Forlì che lo ospita. 

Francesco ha dovuto lavorare molto su di sé in questi anni, in un cammino che gli è costato fatica e impegno, e che, racconta, ha portato a risultati meravigliosi: «Ho ripreso gli studi, ho instaurato relazioni vere. Spesso mi guardano come un alieno, alcuni non mi riconoscono. Ora cammino, a volte zoppico, ma non temo... perché oggi c’è il sole a illuminare i miei passi». 

Saranno circa un centinaio i ragazzi che il cammino lo concluderanno quest’anno, e che si incontreranno il 17 a Marebello per i preparativi, e per raccontarsi i propri sogni per il futuro, i propri bisogni, le proprie speranze, ora che la vita trova un nuovo inizio.

Il giorno dopo Natale, alle 11.15, in un momento pubblico, Francesco riceverà la benedizione del Cardinale Edoardo Menichelli. Celebrerà la fine del percorso terapeutico nella parrocchia della Resurrezione che fu di Don Oreste Benzi, ideatore del metodo che gli ha cambiato la vita.  

Bartolomeo Barberis, un responsabile per l’ambito delle dipendenze della Papa Giovanni XXIII , spiega la proposta della Comunità : «La liberazione da tutte le forme di dipendenza patologica, sia da sostanze stupefacenti che da comportamenti devianti, è completa solo quando l’individuo si apre ad una ricerca autentica della relazione con l’Assoluto. Un numero sempre maggior di non cristiani, di musulmani, arriva da noi. Ma l'assoluto per noi ha un nome preciso: è il Padre che Gesù ci ha rivelato. Oltre alle dimensioni psichica, fisica, relazionale, della persona, noi continuiamo sulla strada pensata dal nostro fondatore don Benzi, che ha voluto una cappellina in ogni casa di accoglienza». 

Giovanni Paolo Ramonda, il responsabile della Comunità, si rivolge con un augurio ai ragazzi impegnati nei programmi terapeutici: «Siete giovani che nel cammino di liberazione dalle dipendenze avete scoperto i vostri talenti, ora sappiate metterli a frutto per il bene comune e dei più poveri». 



12 Dicembre 2016

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Servizio Civile 2017

 

 

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