Pena alternativa: manifestazione di fronte al carcere di Rimini

Salviamo la riforma del Carcere

L'approvazione è un falso — ecco l'Italia che chiede pene alternative

Sul tema delle misure alternative alla detenzione il governo Gentiloni, prima di precipitare nel baratro, si era messo al lavoro: le scuderie romane ad inizio 2018 stavano forgiando in gran silenzio il principale decreto attuativo, previsto dalla riforma 2017, per regolamentare le varie istituzioni di pena alternative al carcere. Ed il 16 marzo è uscito, un po' in sordina, un gemito roco di festeggiamento. Le agenzie con gran foga hanno battuto: "riforma del carcere approvata dal governo", ma si tratta sostanzialmente di una gran bugia. Una piccola modifica qua, un ritocco là: ed ecco che la rivoluzione copernicana delle carceri Italiane, che tutta Europa stava aspettando, è nata già morta. Dovrà adesso ritornare alla Camera, ed è veramente improbabile che sarà una priorità per il nuovo Governo che verrà.

Ecco perché in tutta Italia la Comunità Papa Giovanni XXIII ha accolto l'annuncio con momenti di silenzio e di riflessione di fronte ad alcuni dei più importanti istituti penitenziari in tutta Italia.

 

#FOTOGALLERY:14marzo2018#

 

L'appello: salviamo la riforma delle carceri

Nelle carceri infatti la tendenza a commettere di nuovo dei reati, (la cosiddetta recidiva), si aggira fra il 75 e l'80; quando i detenuti hanno la possibilità di accedere a pene alternative la recidiva si abbassa addirittura al 10%.

Il Presidente di Apg23 Giovanni Paolo Ramonda fa appello alle coscienze: «Siamo ad un passo dall'approvazione della più importante riforma dell'ordinamento penitenziario degli ultimi 40 anni. Fermarsi ora dopo un lavoro di anni che ha coinvolto centinaia di esperti sarebbe davvero un'ingiustizia». Gli fa eco in un video il comico di Zelig, Paolo Cevoli.
 

 

 

Riceviamo e pubblichiamo dal carcere di Vicenza:

 
«Chiedo a tutti, per quanto possibile, di unirvi a noi, in comunione con i fratelli detenuti e la magistratura, per chiedere l'approvazione della riforma dell'Ordinamento Penitenziario, bloccata, sembrerebbe, per opportunità politiche. La riforma prevede:
  • una grande valorizzazione delle pene alternative;
  • l'eliminazione di leggi che hanno reso nel tempo l'affidamento più difficile;
  • promozione dell'apertura di dimore sociali convenzionate e accreditate per accogliere chi non ha abitazione esterna».

 

E ancora, dal carcere di Forlì:

«Ci troviamo davanti al carcere per difendere l'approvazione della riforma carceraria, In alcuni carceri è in atto lo sciopero della fame. Chiedo che chi può, si unisca a noi»

 

Le case Apg23 per le pene alternative

La prima casa di accoglienza per detenuti in pena alternativa della Comunità Papa Giovanni XXIII è stata aperta nel 2004; l'ultima è stata inaugurata alla fine del 2017. Eccola.

 

Una pena alternativa al carcere per i detenuti di Chieti

Il 15 settembre 2017 a Vasto, in provincia di Chieti, è stata inaugurata la casa Santi Pietro e Paolo. Si tratta della 6ª casa del progetto CEC (Comunità Educante per Carcerati, ecco come funziona) aperto in Italia dalla Comunità Papa Giovanni XXIII. Il progetto CEC è operativo anche in Camerun ed è stato riconosciuto per primo in Italia come affiliato all’APAC, il metodo che organizza in modo alternativo diversi carcere in Brasile. «Questa nuova apertura dimostra che l’esecuzione penale al di fuori del carcere non solo è possibile, ma è anche un modo di rendere la pena utile per la sicurezza della società, per la crescita del reo, e rendere giustizia alle vittime. L’intera società è chiamata a farsi carico di chi nella debolezza ha confidato nel male come via per ottenere la felicità. La festa di inaugurazione è anche un momento di riflessione e confronto su alcune proposte concrete per il superamento del carcere» ha detto Giorgio Pieri, coordinatore del progetto CEC.

#FOTOGALLERY:cecvasto#

Pene alternative: pareri a confronto

Durante il seminario "L'uomo non è il suo errore" Monsignor Bruno Forte, arcivescovo della diocesi Chieti-Vasto, ha condiviso una sua esperienza personale: nei primissimi mesi di sacerdozio era stato con i carcerati in Ruanda, dopo il genocidio. In quell’occasione era stato molto colpito dalle condizioni terrificanti in cui venivano i detenuti, molti dei quali erano innocenti; la dignità umana era cancellata, calpestata. Per questo motivo mons. Forte si sente particolarmente sensibile al tema del recupero dei condannati. Citando Papa Benedetto XVI (uno dei suoi interventi sulla pastorale carceraria) ha ribadito che in un carcere non sicuro la dignità della persona è a rischio, ha citato anche Papa Francesco, che dice che ogni pena deve comunque sempre promuovere la dignità dell'uomo, la pena non può essere una vendetta. Ha ribadito inoltre l’importanza che tutte le comunità parrocchiali aiutino i detenuti e i loro familiari, costituendo anche un gruppo di volontari che si rendano presenti in tutte le carceri del territorio. C’è poi l'urgenza di operare per il reinserimento dei detenuti.


Federica Chiavaroli, sottosegretario di Stato alla Giustizia, ha sottolineato che il carcere è un mondo sconosciuto e sul tema delle misure alternative ha ribadito la necessità di modificare il nome “carcere”: la dicitura esatta dovrebbe essere “misure di comunità” perché si svolgono in comunità, per la comunità, con la comunità. Non si dovrebbe parlare di “alternativa” al carcere, come se quest’ultimo fosse l'intervento da privilegiare, ma il carcere dovrebbe rimanere l'extrema ratio. Recuperando i detenuti, la comunità crea autentica sicurezza sociale; è fondamentale far conoscere il carcere e le misure di comunità, il modello della giustizia minorile deve essere sviluppato, inoltre anche nell'ambito della giustizia per i maggiorenni c’è un cammino da fare insieme per il futuro. Ha citato un'esperienza personale vissuta con i detenuti del carcere di Pescara che, dietro sua iniziativa, hanno svolto lavoro socialmente utile pulendo il sentiero per Rigopiano ove vi fu quel terribile incidente all'albergo: è stata un'esperienza molto bella che ha colpito prima di tutto gli abitanti del territorio.

 

 

 



Marco Tassinari
22/03/2018
TAG: Carcere
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