A distanza di una settimana aumentano le persone bisognose del nostro aiuto
3 giugno 2009 - Chalna, Bangladesh. Qualcuno ha già cominciato a reagire, a darsi da fare per cercare di riempire le voragini che si sono create lungo gli argini del fiume.
A distanza di una settimana, sugli argini del fiume, aumentano le persone bisognose del nostro aiuto. Arrivano anche dai villaggi inondati interni che non si affacciano sul fiume, irraggiungibili dai soccorsi.
Abbiamo addirittura assistito al ritrovamente del cadavere di una donna partoriente con ancora il cordone ombelicale che la univa al suo piccolo. Non avendo ricevuto soccorsi nel momento in cui il ciclone imperversava, non sono riusciti a sopravvivere.
Persone…Occhi che ti guardano speranzosi di ricevere qualcosa, labbra screpolate per la disidratazione. Si accalcano intorno alla barca allungando le braccia sotto il sole cocente, litigando per non perdere l’occasione di un pasto che attendono da giorni. Le voci si sovrappongono diventando urla, ma la solidarietà prende il sopravvento e si decide di portare tutte le provviste in un punto e di dividerle equamente in un secondo tempo.
Qualcuno ha già cominciato a reagire, a darsi da fare per cercare di riempire le voragini che si sono create lungo gli argini del fiume e bonificare qualche pezzo di terra per iniziare una nuova vita, ma il lavoro a queste temperature (che superano i 43° con il 100% di umità) senza il necessario per la sopravvivenza, diventa impossibile, poiché le forze vengono a meno.
A complicare la situazione è iniziata la stagione delle piogge, che da un certo punto di vista aiuta perché le persone riescono così ad ottenere acqua potabile. D’altro canto però, il piccolo lembo di terra in cui ora vivono, diventa sempre più fangoso e quindi meno agibile.
All’interno della nostra Missione, abbiamo avuto finora la possibilità di accogliere 400 persone a causa dell’emergenza di questi giorni, poiché la scuola era momentaneamente chiusa per le vacanze estive. Da domani, la scuola riaprirà e quindi tutte le persone finora ospitate, dovranno aspettare la fine delle lezioni per dormire dentro le aule. Poiché tutti gli studenti mangiano abitualmente all’interno della Missione, dovremo fronteggiare la nuova difficoltà nel preparare circa 2.000 pasti al giorno, 800 dei quali vengono distribuiti con la barca nei villaggi colpiti dal ciclone.
Come se tutto questo non bastasse, le persone iniziano ad ammalarsi a causa delle condizioni igieniche precarie e si presentano così al nostro cancello per chiedere medicinali.
Come missionari ci stiamo impegnando giorno e notte per portare soccorsi, ma non potremo ancora intervenire a lungo, se dall’Italia non riceveremo fondi che ci permetteranno di far fronte all’acquisto dei beni di prima necessità, che quotidianamente dobbiamo sotenere.
Ci appelliamo alla vostra sensibilità.
Rudy

