Obiezione di coscienza alle spese abortive

Per contestare l'assurdità di finanziare l'uccisione della vita nascente

Perchè

    La società in cui noi oggi viviamo ha posto il profitto al centro e tutto ha asservito a ciò, compreso gli altri uomini. Ciò si manifesta in diversi modi, dal livello locale (lo sfruttamento dei lavoratori, delle prostitute, dei clandestini…) al livello mondiale. 

    Nella società del profitto l’aborto di fatto è considerato come un mezzo per “liberarsi di un peso”, di qualcuno che viene sentito come un ostacolo da parte di chi lo porta in grembo o dalle persone vicine. E’ una guerra non dichiarata contro persone impossibilitate a difendersi, che provoca un numero di vittime impressionante. Le cifre ufficiali in merito sono allarmanti: in Italia 121.406 bambine e bambini non ancora nati uccisi nel solo 2008, oltre 5.000.000 abortiti dall’approvazione della legge 194/78.

    Nell’applicazione  di questa legge l’unica parte che è stata tenuta in considerazione in questi anni è stata quella di un presunto diritto all’aborto, mentre tutti gli articoli che prevedono attività di prevenzione sono stati ignorati, salvo qualche timida e sporadica iniziativa. Contemporaneamente non esistono oggi a livello nazionale delle forme di sostegno economico specifiche per le situazioni di maternità difficili.

    Inoltre oggi centinaia di migliaia di bambine e bambini sono uccisi anche nell’effettuazione di diverse pratiche di fecondazione artificiale, in cui la maggior parte degli embrioni prodotti sono destinati a morte certa (è necessario sacrificare circa venti embrioni umani per ottenere il desiderato bambino in braccio).

    Riguardo al tema dell’aborto Giovanni Paolo II, nell’enciclica Evangelium Vitae, scriveva che le leggi che lo permettono “non solo non creano nessun obbligo per la coscienza, ma sollevano piuttosto un grave e preciso obbligo di opporsi ad esse mediante obiezione di coscienza.” (n. 73)

    Anche la Comunità Papa Giovanni XXIII, sollecitata dalla Parola di Gesù e da quella della Chiesa, dal 1997 ha strutturato un proprio Servizio Maternità Difficile per coordinare le proprie azioni concrete di sostegno alla donne incinte che, pur tra tante difficoltà, scelgono di portare avanti la loro gravidanza, e di denuncia verso questa silenziosa strage. 

    Qui si inserisce la scelta dell’obiezione di coscienza alle spese abortive, che vuole contestare alla radice l’assurdità di finanziare l’uccisione della vita nascente. La Comunità Papa Giovanni XXIII, fin dal 1990, ha scelto di adottare questo strumento, fortemente voluto dal suo fondatore Don Oreste Benzi

 

Che cos'è

    E' un atto con cui il cittadino, per gravi motivi di coscienza,  chiede di poter effettuare una opzione fiscale della piccola quota delle sue tasse che andranno a finanziare gli aborti e poterla invece destinare all'aiuto delle mamme incinte.

    Scopo dell’OSA è quello di giungere ad una radicale revisione della legge 194/78 che porti la Pubblica Amministrazione a rifiutare ogni collaborazione alla pratica abortiva e ad impegnarsi concretamente per sostenere la maternità difficile e tutelare la vita umana nascente in ogni situazione. 

    Il primo e fondamentale passo che si richiede con questo gesto è che cessi ogni forma di finanziamento legato all’uccisione della vita nascente, in particolare i rimborsi che le Regioni danno alle strutture (Aziende USL, Az. Ospedaliere, cliniche private accreditate) per le spese sostenute per i ricoveri e gli interventi di IVG e i finanziamenti a ogni titolo dei centri dove si pratica la fecondazione artificiale). 

    Chiediamo con forza che questi fondi siano investiti per rimuovere le cause che potrebbero indurre la donna a richiedere l’aborto (art 5 L 194/78) che invece le viene talvolta persino proposto lavandosi le mani dei suoi problemi.

    Può scegliere di praticare l’OSA ogni cittadino/a italiano/a maggiorenne, qualsiasi sia la sua condizione fiscale (con trattenuta alla fonte, a debito d'imposta, a credito d'imposta, non soggetto a dichiarazione). Con tale adesione, in qualsiasi forma giuridica e tributaria, egli compie un preciso atto politico: si corresponsabilizza con chi si oppone alle spese abortive e contribuisce alla costruzione di un mondo in cui la vita nascente sia rispettata.

 

Come si agisce

Ci sono due forme di adesione:

  1. Chi vuole fare obiezione alle spese abortive (OSA) deve effettuare il versamento di una cifra (si suggerisce una cifra simbolica, in quanto non è l'entità della cifra che conta, ma il gesto in sé) a favore di una realtà opera in difesa della vita nascente. 
    In particolare il versamento può essere fatto al servizio ‘Maternità difficile’ della Comunità Papa Giovanni XXIII, che ha lo scopo di aiutare le madri che hanno deciso di abortire a riconsiderare la loro decisione e di sostenere le madri che incontrano difficoltà nel portare avanti la loro gravidanza.
    L’obiettore dovrà inviare una ‘dichiarazione di obiezione’ al Presidente della Repubblica e pubblicizzare al massimo il suo gesto presso amici, conoscenti, stampa locale… 
  2. Al momento del pagamento delle proprie imposte l’obiettore può effettuare un gesto di disobbedienza civile, trattenendo la cifra versata per la vita nascente dalle tasse dovute o chiedendone il rimborso se a credito.
    Chi sceglie di non pagare una parte delle imposte allo Stato dovrà nel tempo affrontare le conseguenze di tale decisione (pignoramento, che può diventare un’ulteriore occasione di sensibilizzazione sul tema).


Materiale scaricabile:

 

Per saperne di più

Referente Campagna OSA della Comunità Papa Giovanni XXIII:

Andrea Mazzi
Icona telefono Tel. 348 2612771

 


Obiezione alle spese militari

Ti segnaliamo anche la pagina Obiezione alle Spese Militari a cura del Servizio Obiezione e Pace della Comunità Papa Giovanni XXIII.

 

 

Informativa art. 13, d. lgs 196/2003

I tuoi dati saranno trattati, manualmente ed elettronicamente, da Comunità Papa Giovanni XXIII – titolare del trattamento – Via Mameli 1, 47921 Rimini (RN) per rispondere alla tua richiesta. Gli incaricati preposti al trattamento sono gli addetti ai singoli uffici competenti per la richiesta avanzata ed ai sistemi informativi. Ai sensi dell'art. 7, d. lgs 196/2003 si possono esercitare i relativi diritti, fra cui consultare, modificare, cancellare i dati od opporti al loro trattamento per motivi legittimi scrivendo al titolare all'indirizzo sopra indicato o inviare un'e-mail a privacy@apg23.org presso cui è disponibile, a richiesta, elenco aggiornato dei responsabili del trattamento.

Azioni sul documento