Testimonianze di giovani come te

I racconti dei giovani che hanno passato il capodanno 2010 a L'Aquila

… Ed eccomi di nuovo qui!

    L'Aquila sembra un'altra città da quando l'ho lasciata a fine settembre, ci sono un sacco di case nuove e mi dà l'idea che sia già più abitata. Con questa prima impressione inizio il mio breve periodo aquilano ma, purtroppo, bastano poche ore per convincermi che le cose non sono così cambiate e che forse la chiamata che Qualcuno fa alla Comunità adesso è ancora più forte rispetto a prima.

    Volevo e dovevo ritornare per mia necessità e per mantenere la promessa fatta ai miei amici aquilani. Nel concreto poi io non sono riuscita fisicamente ad andare a trovare tutti, ma con gli altri ragazzi della Comunità Papa Giovanni XXIII, si è cercato di raggiungere la grande maggioranza degli abitanti di Piazza d'armi. Il mio essere lì ha portato da una parte la gioia nel cuore per il ricongiungimento con coloro che hanno vissuto con me un periodo intenso quest'estate, dall'altra però una presa di consapevolezza non indifferente: molti stanno meglio, hanno la famosa casetta (grande come la  mia cucina..!) e sono contenti ma poi c'è tutta la parte dei più piccoli, che, come stavano male allora, stanno così oggi: anzi peggio! E allora scopriamo che chi è scampato all'alienante casa di cura, non è scampato al carcere o alla droga; che la solitudine di allora è triplicata oggi; che molti sono ancora in albergo e non sanno quando se ne andranno; che le relazioni cucite nella tendopoli non si riescono a portare avanti per le difficoltà più banali: non si ha la macchina, si è stati destinati in posti lontani, si è rinchiusi chissà dove..

    E' bello però dire che molti stanno meglio e che hanno trovato un minimo di serenità in queste nuove strutture e che il ricordo di tutti i volontari li accompagna. Ci aspettano! Le loro vite stanno riniziando e mi riempie la loro grande capacità di umiltà, il loro accoglierti in ogni momento della giornata facendoti sentire l'ospite più importante, colui che stavano aspettando. Inoltre mi lascio sempre stupire da loro perchè, pur con le sofferenza che si sono trovati e si trovano ad affrontare, mi insegnano a ringraziare sempre e comunque per ciò che si ha: hanno capito ciò che conta veramente! La mia preghiera è che questo sia per la Comunità semplicemente un tempo di attesa, di maturazione, un tempo che permetta a qualcuno di scegliere L'Aquila. 

    I nostri amici hanno bisogno della nostra presenza e noi abbiamo bisogno della loro!

Marta Lazzari

Grazie agli aquilani... sento il bisogno di amare

    Quando mi chiamarono per invitarmi a passare l’ultimo dell’anno a L’aquila accettai subito la proposta. La gioia di quel momento non durò a lungo. Mi venne il sospetto che andando a L’aquila avrei trovato solo una città distrutta, nient’altro che macerie e desolazione. Pensavo di incontrare persone distrutte da ciò che era successo qualche mese prima, e che il loro cuore fosse pieno di tristezza, vuoto ai miei occhi. Ero convinto che questo vuoto mi sarebbe penetrato nelle vene “riempiendomi” il cuore. Arrivato a L’aquila ho visto tutt’altro (e non perché ho bisogno degli occhiali). Ho visto una comunità unita, fatta da singoli. Nella quale non conta da dove vieni, quanta strada hai fatto per arrivare; l’importante è che sei lì. Ognuno è venuto per aiutare chi è in difficoltà donando se stesso agli altri. Non c’è stato nessuno che ha cercato di tirarsi indietro ritenendosi meno capace degli altri; tutti erano spinti e sostenuti dall’amore. Con “tutti” intendo dire anche gli abitanti de L’aquila! Queste persone non sono state sconfitte dal dolore, al contrario, hanno voglia di tornare a vivere, vogliono continuare ad amare il prossimo! Non considerano più la loro casa come propria ma come bene di una comunità più vasta, da condividere con il prossimo, accogliendolo anche solo per ritrovare il calore di un momento passato insieme.

    Qui i miei occhi hanno conosciuto l’amore, il mio spirito ha voluto cibarsene riempiendomi il cuore. Ora anch’io sono pervaso da questo fuoco inestinguibile, che ogni giorno sembra diventare sempre più forte. Adesso, grazie a tutte queste persone, sento il bisogno di amare! 

Damiano – 17 anni Ferrara

Quando hai visto non puoi più far finta di non aver visto

    Quattro giorni all'aquila non possono che toccare il cuore. Tornando ripensavo che quello che L'Aquila aspetta e attende è la ricostruzione, ma la ricostruzione delle case non basta. Attendono la ricostruzione della speranza. Quella speranza che noi giovani della Comunità Papa Giovanni XXIII abbiamo cercato di portare insieme ai sorrisi e agli auguri di cuore di un vero felice nuovo e buon 2010. L'Aquila appare una città fantasma, la gente non c'è, è spersa nei paesini  circostanti e la solitudine regna e incombe. “Non dimenticateci” ci ripetono le famiglie che incontriamo. Non dimenticheremo e continuremo a raccontare quello che abbiamo vissuto e visto. Sono stati quattro giorni di preghiera, in cui tutto, ogni singolo mattone, ogni singolo sorriso e saluto sono stati costantemente affidati a Lui. Credo che ognuno di noi si sia sentito un pò missionario, portatore di speranza, portatore di luce. E quello che non dimenticheremo è l'umiltà con la quale continuano a lavorare i volontari della Caritas e l'umiltà con la quale la gente accetta quest'aiuto e questa mano tesa. Gesù è nato quest'anno a L'Aquila ed è nata la speranza!

Annamaria – Cittadella (PD)

Ci siamo sentiti chiamati da Qualcuno

    In questi pochi giorni vissuti assieme all'Aquila ci è rimasto impresso come tutti quei giovani fossero venuti lì spinti dal desiderio di essere utili. 

    Ci siamo sentiti come chiamati da Qualcuno che ci ha pensato in quel luogo, nonostante i nostri limiti, le nostre fatiche, per vivere il servizio nella fraternità, imparando sia ad essere disponibili ad ogni attività, sia ad essere capaci di contemplarLo in tutte le persone che incontravamo. È stato proprio col lavoro e con la festa, con la gioia, che ci siamo sentiti parte di un grande popolo che è la Chiesa. 

    Ogni volta che si vive un campo fuorilemur@, salta subito all'occhio la presenza del primo iscritto, anzi dei primi due (come dice sempre Marinella): il Padre e il nostro don Oreste. Camminare poi questi cinque giorni "lavorando" attorno al Magnificat e quindi camminando passo dopo passo con Maria, ha reso l'incontro col fratello, con l'ultimo che ci viene messo accanto, col buon Dio, ancora più intenso e vivo. Vedere tanti giovani condividere con altri fratelli il servizio, mettersi nelle mani degli altri per rendersi strumento..beh..è stato proprio bello!! iniziare ogni giorno con un momento di preghiera e concludere la giornata lavorativa con la celebrazione della messa, ha dato ad ogni giornata un tocco diverso, liberando il nostro cuore da tutte quelle cose che, diciamocelo, non servono per niente..e lasciando spazio all'incontro con Dio, che francamente non ha paragoni!!! Sarà banale ma mi viene sempre e solo una parola da dire... GRAZIE!!! Grazie x la Comunità Papa Giovanni e per la Chiesa intera, perchè durante questo campo è stato bellissimo vedere l'unità della Chiesa composta sì da vari carismi, ma sempre unica. Grazie per i momenti di condivisione con gli aquilani, con i volontari, grazie per i giovani che vivono la loro vita col Signore, grazie per la confusione, per quell'apparente disorganizzazione, per i pranzi in 200, per le file ai bagni, per il sole e per la pioggia, per tutti i "ciao" che mi hanno detto, grazie per tutte le storie raccontatemi.

    Nonostante l'impegno che ho messo nei lavori svolti e nonostante la fatica, quello che ho ricevuto in questo campo è stato molto di più di quel poco che ho potuto fare... e pensare che a prima vista, vedendo la (dis)organizzazione me ne sarei tornato subito a casa! ma qualcosa... forse Qualcuno mi ha convinto a rimanere e sono rimasto affascinato dall' entusiasmo e dalla semplicità con cui i volontari operavano anche per i lavori più banali. Inoltre sono rimasto molto colpito dall' incontro con gli abruzzesi durante la consegna dei pacchi, nel vedere la loro voglia di ricominciare e la loro quasi inaspettata speranza.

    Giustizia e Amicizia per me hanno rappresentato le parole chiavi di quest'esperienza, fortemente vissuta e sentita da tutti i giovani presenti, imparando cosa vuol dire il termine INSIEME! Tutti hanno contribuito con piccoli servizi durante le giornate: chi andava ad abbattere un muro, chi a parlare con le famiglie, chi aiutava in cucina o nei magazzini dei viveri, chi passava la giornata al punto d'ascolto e chi a far festa nelle case di riposo. Ho visto centinaia di giovani mettersi a servizio in maniera semplice e umile, con la consapevolezza che nel loro piccolo rientravano in un progetto molto più grande.Credo che il senso di giustizia dava quella spinta in più per andare oltre alle nostre stanchezze, dubbi e non voglie.

Simone, Damiano, Matteo, Devid, 
Romina, Cosima, Renata, Chiara, 
Laura, Gloria e Margherita 
(gruppo giovani Apg23 di Bologna)


Campo di condivisione 2010

L'Aquila dal 1 al 9 agosto - Le nostre emozioni

    Oggi sono andata a visitare le famiglie a Stiffe e Tione. Un incontro in particolare vorrei condividere con voi: l’incontro con una signora anziana di nome Rosa che viveva con sua figlia. Ci hanno accolto nella loro casetta in maniera calorosa e subito hanno condiviso con noi tutto quello che hanno provato quando c’è stato il terremoto. Mi sono accorta che nei loro visi e nelle loro parole c’era tristezza, disperazione e tanto desiderio di tornare nella loro casa (ora distrutta dal terremoto) perché si sentivano sole, lontano dalla felicità che avevano prima. La loro felicità è stata distrutta da un terribile terremoto che, oltre a distruggere case, ha distrutto la vita di molte persone. Io mi chiedo: riusciranno a trovare di nuovo la felicità e l’allegria?

    Spero proprio di sì, hanno veramente bisogno di stare bene e di costruirsi una nuova vita. Concludo nel dire che il mio cuore si è aperto davanti a queste persone, ho ascoltato attentamente quello che avevano da dirmi: la loro storia!

Alessandra (Ferrara), 17 anni

 

    E’ bello stare qui, condividere le nostre giornate, il nostro tempo, le nostre emozioni  con tanti giovani. 

Emilia

 

    Che bello, oggi siamo andati a visitare gli aquilani! E’ stata un’esperienza nuova e indimenticabile

Giulia 

 

    Siamo andati al villaggio di S.Eusanio. Gli incontri che ci sono rimasti nel cuore sono stati quelli con la signora Domenica (Mimma per gli amici) incontrata il primo giorno. Nonostante i suoi 88 anni, e nonostante abbia vissuto in prima persona la guerra degli anni 40 e il sisma del 6 Aprile 2009, è riuscita a trasmetterci una gran vitalità. Di fronte alla sofferenza, diceva Mimma, bisogna sempre lottare e affidarci al Signore. Insieme a lei infatti abbiamo ascoltato la recita del rosario. Pur arrivando in fin di vita all’ospedale dopo essere stata recuperata, non ha mai perso la speranza e il sorriso. Per noi è stata una grande scuola di vita, come ha detto Mimma stessa. Ci ha pure lascito dei doni: biscotti, caramelle e un immagine di Papa Benedetto XVI. 

    Grazie Gesù per questo incontro!!!!

Katrin, Cristina e Serena

 

    Ieri, mercoledì 3 agosto una piccola parte di noi è andata alla casa di riposo a S. Demetrio dive con grande accoglienza abbiamo ballato e cantato note di canzoni popolari. Con grande entusiasmo di tutte le persone ci siamo divertiti. Nella casa di riposo a Santa Serena hanno fatto la tombolata con tanta gioia per chi ha partecipato. Una cosa che mi ha colpito è il grande bisogno di relazione che alcuni anziani hanno. Spesso ci capita di essere rapiti dalla loro sete di interazione.

Equipe casa di riposo

 

    Mercoledì 3 agosto noi dell’equipe cucina siamo andati alla casa di riposo di S. Demetrio per animare una festa dedicata agli anziani, organizzata dai ragazzi della Caritas. Una volta arrivati sul posto abbiamo iniziato a fare conoscenza  ascoltando le storie di vita di queste persone  e abbiamo cercato di portar loro un po di allegria. Siamo rimasti molto colpiti da Ines, una signora di 90 anni che appena ci ha visti, subito ha iniziato a cantarci le canzoni della sua epoca. La mattinata è andata avanti con la tombola. Ad ognuno di noi era affidato un anziano. E’ stata un’esperienza fantastica, non la dimenticheremo mai!

Emanuele, Orietta, Franco, Stefano, Marco, Marta, Alberto, Sara

 

    Nella casa di riposo ho provato emozioni indescrivibili: tanta tenerezza,dolcezza ma anche tanta sofferenza. Si vede subito che sono persone molto tristi che in precedenza hanno sofferto molto, si sentono sole e anche un semplice sorriso o una carezza le fanno sentire importanti. Sono persone stupende, con un sacco di qualità, bisogna solamente dar loro la forza per superare certi momenti. Molti anziani cercano anche solo una parola di conforto, una spinta in più per continuare a credere e sperare. Li ho visti sorridere e gioire con una semplice canzone che da tempo non sentivano. Solo cinque minuti del tuo tempo bastavano per far si che non ti smettessero più di ringraziare. Riflettevo sul fatto che spesso noi ci lamentiamo, fatichiamo a sorridere, pensiamo a noi stessi e siamo egoisti mentre loro, che all’apparenza non hanno nulla, faticano a parlare e ad esprimersi e sono costretti su una carrozzina…loro, sono comunque felici. E’ bello sentire le loro storie, il loro passato, di quando erano giovani, deii loro primi amori e mentre ti raccontano momenti felici si emozionano ancora.

    Oggi ho conosciuto una signora, non so il suo nome perché non parla e si innervosisce facilmente. L’ho aiutata a mangiare ed è stato un dono stupendo, sono riuscita ad abbracciarla e a prenderle la mano. Non avevo mai vissuto emozioni così forti e per questo mi sento di ringraziare tutte le persone che oggi ho incontrato perché grazie a loro ho trascorso una mattinata splendida. Grazie Maria, che mi hai stretto la mano anche se non l’avresti mai fatto perché non è nel tuo carattere.

Maria Chiara (Bologna)

 

    Vorremo partire ringraziando Dio per averci dato la possibilità di portare la nostra gioia nei villaggi di Castello, Opi, Termine e Ripa, per averci tenuto per mano e sostenuto. 

    Al nostro arrivo a Castello siamo rimasti stupiti e senza parole nel vedere che, appena scesi dal nostro pulmino, un gruppo di cinque bimbi ci ha accolto con un grande sorriso fatto di affetto e di voglia di vivere e giocare spensierati. Il nostro inizio è stato cosi…con un primo dono speciale, quei bambini con i quali abbiamo fatto tutti insieme qualche tiro a pallone. Sembrava non aspettassero altro! A Opi, il villaggio accanto, ad attendere il nostro arrivo c’era una signora sulla cinquantina con un sorriso in volto che non si può di certo dimenticare. Ci ha raccontato un po’ di quei terribili momenti, diceva di non essere arrabbiata con Dio, in fondo l’ha protetta e salvata ma, testuali parole:”Una volta che andrò lassù dal Signore, poi mi sentirà:gli chiederò il perché di questo terremoto!”. La sua vita e la sua forza sono i figli. Gli incontri di questa giornata ci hanno fatto riflettere su molte cose, ci hanno fatto mettere in discussione e ci hanno aperto gli occhi su quella che è la realtà che giorno dopo giorno queste persone affrontano. Alcuni portano rancore verso Dio e verso le autorità altri invece  trovano nella fede a forza per continuare a sperare. L’incontro che ci ha aperto il cuore è stato quello con una signora di 85 anni…ci ha accolti in casa, disperata perché da tempo non aveva ricevuto alcun tipo di aiuto, con tanto desiderio di raccontarci quei terribili momenti vissuti il 6 agosto 2009. Era rimasta intrappolata in casa, la porta bloccata, urlava e pareva che nessuno la sentisse…intorno a lei l’inferno! Boati assordanti di case che crollano trascinandosi dietro un’intera storia, attimi di vita vissuti…Il figlio che abitava in un paesino vicino, è subito corso dalla madre ed è riuscita a metterla in salvo. Voi giovani siete il nostro futuro, ci diceva, non lasciatevi trascinare da questo mondo fatto di cose materiali, ma cercate, cercate veramente di volgere il vostro sguardo sempre al cielo, non dimenticatevi di noi. E dopo un caffè condiviso insieme (quello, non sappiamo il perché, ma è stato il caffè più buono che avessimo mai bevuto!) l’abbiamo abbracciata e salutata con la speranza di poterla rincontrare un giorno.

Brukti, Stefano, Franco, Martina, Marta, Emanuele, Marta

 

    Venerdì 6 agosto siamo andati alla casa di riposo Serena e abbiamo provato ad approcciarci in maniera diversa suonando canzoni popolari. Grazie a  questo molta più gente ha partecipato attivamente. Nei momenti più importanti, come  durante il pranzo, abbiamo notato che alcuni hanno bisogno di una presenza costante. Abbiamo notato che al terzo piano Maria del primo reparto ha  bisogno di una  persona che  costantemente  dialoghi con lei non ostante  non parli , di qualcuno che l’imbocchi (compito non facile da svolgere)e che le faccia fare delle passeggiate. Domenica ha bisogno di una relazione viva e gioiosa, non è importante starci tutto il tempo ma fondamentale è instaurare una relazione paritaria e di amicizia. Questo vale per Cesira, Gemma, Fiorella, del terzo piano mentre al secondo piano si possono trovare  persone come Adriana, Mimmo, e altri. Durante il pranzo in refettorio  del piano terra ci sono solo due persone da imboccare: Mimmo e Concetta. Al termine del pranzo è necessario riaccompagnare le  persone in carrozzina nelle proprie stanze. Nel reparto uomini abbiamo istallato relazioni forti. 

Equipe casa di riposo Serena 

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