Notizie su L'Aquila

Aggiornamenti sulla situazione a L'Aquila

L'Aquila due anni dopo, ancora da ricostruire

«Ecco qua il pavimento si rialza. E poi dovresti vedere le infiltrazioni d'acqua nelle camere?» spiega Federica, mamma di una frazione aquilana mentre mi mostra come la casetta assegnata dalla Protezione civile si sta deteriorando. Molte sono le famiglie che vivono nelle casette costruite appositamente per gli sfollati de L'Aquila, contenti sì per quel tetto sulla testa che ha sostituito la tendopoli da settembre 2009 ma preoccupatissimi per il futuro. Sono passati due anni da quel tragico 6 aprile in cui la terra tremando scosse L'Aquila, scoprendone anche le ferite sommerse e la ricostruzione è ancora lontana. «Siamo in albergo dal settembre del 2009, racconta M. che ci tiene a rimanere anonimo – e ancora non abbiamo una vita normale. La verità è che nessuno mai ricostruirà la nostra casa nei prossimi dieci anni, anche se abbiam fatto domanda per il contributo di ricostruzione. Ciò che ci interessa è trovare al più presto una sistemazione in cui vivere spazi adeguati per la nostra famiglia, un luogo dove possiamo avere vicino una scuola per i nostri figli».

Nella cosiddetta zona rossa, i locali aperti sono sempre quelli, il silenzio regna sovrano. Il timore che si stiano idi nuovo nfiltrando clan mafiosi maggiormente avvezzi a lavorare con gli appalti pubblici piazzando le loro pedine, anche in sede di subappalto, incombe su chi è impegnato nell'edilizia. Lo stesso Sindaco, Ciliente il mese scorso intendeva rassegnare le dimissioni. E il volto degli abruzzesi sempre più rassegnato. Tanti anziani soli e isolati nelle frazioni dove non nessuna campagna mediatica è arrivata, bambini che ancora aspettano la scuola, non quella di legno o di ma quella vera fatta di mattoni e soprattutto di sogni comuni per il futuro. Numerosissime famiglie accolte nel progetto C.A.S.E. Che allo scoccare del secondo anno, si interrogano sui soldi spesi per aggiustare le casette. Eppure l'Università tanto rinomata ha ripreso i suoi corsi e in particolare la Chiesa locale non molla! La Caritas de L'Aquila col suo campo allestito fin da subito a Sant'Antonio, a pochi passi da Piazza d'armi, è la realtà che più stabilmente ha continuato ad animare gli abruzzesi, con la visita alle famiglie, l'animazione di bambini e ragazzi nei tempi festivi, insieme ai Salesiani, altra roccaforte per i più piccoli, e anche con la mediazione coi Servizi sociali per i casi di disagio sociale e familiare più gravi che il terremoto ha rimesso in luce. E anche se sono poche le chiese ricostruite, il 19 marzo scorso nella Basilica di Collemaggio ha avuto inizio ugualmente la II^ Visita pastorale dell’Arcivescovo Mons. Molinari alle comunità della Diocesi. Mentre i giovani, sostenuti da Mons. D'Ercole, non hanno esitato a prepararsi fiduciosi alla Gmg di Madrid ospitati mensilmente dalle clarisse di Paganica, perchè come sottolineato dal Vescovo ausiliario in occasione dei 150 anni dell'Unità d'Italia «Occorre unire gli sforzi per ricercare insieme nel nostro passato le cause dello smarrimento odierno impedendo in ogni modo che lo scoramento spenga l'entusiasmo di vivere!».

 

Fontecchio: tutti insieme per ricominciare

Iniziò nel dicembre 2009, a Fontecchio (25 km a sud de L’Aquila) il gemellaggio coi giovani dell’Associazione Papa Giovanni XXIII che hanno sostenuto periodicamente la Caritas e la parrocchia S. Maria della pace nell’animazione dei bambini e degli anziani e nel sostegno psicologico alle famiglie trasferitesi nelle casette. Significativi sono stati l’ascolto delle situazioni di disagio e la condivisione delle difficoltà emerse con il Sindaco, Sabrina Ciancone, che sostiene un sogno comune: oltre alla scuola, costruire spazi aggregativi per i più piccoli, radunatisi fino ad oggi negli spazi allestiti dalla Protezione civile.
A due anni dal sisma, cosa resta ancora da fare nel territorio di Fontecchio?
Il lavoro è concentrato su due fronti: da una parte c'è l'impegno forte e difficile di ricostruire fisicamente gli edifici danneggiati, dall'altra c'è la necessità di gestire la permanenza nelle "casette di legno" degli sfollati e di monitorare le evoluzioni di abitudini, riferimenti e relazioni dei cittadini che hanno subito lo stress e le conseguenze negative del terremoto. Tuttavia, rispetto ai primi tempi confusi dell'emergenza, ora l'assistenza alla popolazione è meno problematica grazie anche a Caritas e alla vostra Associazione. 
I bambini e i ragazzi hanno certamente più bisogno di "ricostruire" per superare i traumi ed essere protagonisti di questa nuova pagina di storia. E sono stati infatti i primi destinatari delle iniziative della nostra Associazione. Quali spazi e quali azioni il Comune sta pensando per loro?
La popolazione di Fontecchio è per la maggior parte composta da ultrasessantacinquenni, ma l'attenzione per i tanti bambini che stanno nascendo e per gli adolescenti è grandissima. L'amministrazione sta organizzando attività formative che siano occasione di incontro e relazione tra i giovani e tra giovani e educatori. 
In particolare abbiamo richiesto che la nuova scuola che Caritas costruirà entro quest'anno sia dotata di spazi ampi per attività ludico-formative da utilizzare anche e soprattutto al di là delle attività scolastiche istituzionali. Perciò abbiamo preparato un fitto programma di iniziative aggiuntive rispetto al Piano dell'offerta formativa che si concentrano su educazione civica, alimentare, ambientale, artistica.
Senza la sinergia delle diverse forze del territorio, non è possibile animare una comunità a ritornare ad essere cittadinanza attiva. Come promuove il Comune questa rete di collaborazione? c'è un progetto comune in cantiere?
La scuola, le associazioni attive, la parrocchia, gli anziani sono costantemente consultati e coinvolti su ogni idea e ogni progetto.
A tale proposito stiamo avviando un esperimento di pianificazione partecipata in cui l'intera popolazione discuterà e disegnerà un "atlante identitario" per riacquisire la consapevolezza delle relazioni di un paese e condividere i progetti di ricostruzione, fisica e immateriale, cui il terremoto ci ha chiamati.
 

Meeting mondiale dei giovani col Sermig

Si terrà il 27 agosto 2010 a L'Aquila il 3° Raduno mondiale dei giovani dal titolo "Il mondo si può cambiare". Il Sermig nasce a Torino nel 1964 da Ernesto Oliviero e un gruppo di giovani che scelgono di seguire Gesù vivendo come priorità della loro vita la ricerca della pace. Nel 1983 nasce a Torino l'Arsenale della pace, un ex arsenale militare, ristrutturato con il contributo gratuito di migliaia di giovani, donne e uomini di buona volontà per essere un luogo di incontro e di dialogo con i giovani di tutto il mondo. il prossimo evento che coinvolgerà tutti i giovani del mondo provenienti dalle più svariate esperienze di associazioni e movimenti sarà proprio a L'Aquila perchè, come si legge nel manifesto, nasce dal desiderio di coinvolgere tanti giovani in questa responsabilità, tanti che dicano “Io ci sto. Ci metto la vita”. Il “Mondiale” non è una “giornata”, non è uno spettacolo. È un percorso. Diamo appuntamento ai giovani come noi che decidono di mettersi in gioco per cambiare questo mondo, partendo dal proprio stile di vita. L'Appuntamento avrà due tappe: una a L’Aquila la notte del 27 agosto, l’altra il 2 ottobre a Torino. La prima tappa si aprirà alla presenza dei giovani de L’Aquila e di Haiti sopravvissuti ai tragici terremoti. Per la seconda tappa a Torino vorremmo fossero presenti i “grandi” della terra, per ascoltarci. Per nutrire il nostro "Io ci sto" abbiamo bisogno di un cammino di formazione permanente.Dire "Io ci sto" non è per noi l’impegno episodico di un momento di emotività, ma diventa scelta quotidiana che si allarga ai nostri amici, ai nostri gruppi. Una formazione che cresce e si sviluppa su tre dimensioni: 

  1. il lavoro su noi stessi, il primo e più importante, perché dà valore assoluto alla persona, ci rende consapevoli delle nostre potenzialità, ci aiuta ad entrare nell’equilibrio di tutto il nostro essere; 
  2. un impegno coerente nella realtà in cui viviamo, che sia il mondo della scuola, la parrocchia o altri ambiti aggregativi - il quartiere, il paese, la città - come studenti o lavoratori, figli o genitori, laici o religiosi, condotto sempre con spirito di servizio;
  3. una capacità di sguardo sul mondo: impariamo a guardare al mondo come la casa comune dell’unica famiglia umana. Qualunque gioia o sofferenza, ovunque accada, ci è vicina, attende la nostra commozione e il nostro interessamento.

Per saperne di più: www.mondialedeigiovani.org

 

Aumentano le richieste di aiuto, specie per i bambini

“Dalla riapertura dei nostri sportelli stiamo assistendo ad un costante aumento di richieste di aiuto soprattutto da parte di famiglie che sono in difficoltà economiche a causa del terremoto”. È quanto ha affermato al SIR Angelo Bianchi, vicedirettore di Caritas L’Aquila e responsabile del Centro di ascolto diocesano riaperto dalla scorsa estate nella sede Caritas di Coppito. “In questi mesi – dice Bianchi – ai nostri utenti abituali che si rivolgevano a noi anche prima del terremoto, si sono aggiunte una serie di famiglie delle classi medie entrate in crisi per la perdita del lavoro conseguente al sisma. La maggior parte delle richieste arrivano da persone italiane, gli stranieri invece sono circa il 30%”. Ad oggi, infatti, sono ancora centinaia le imprese chiuse. “Oltre al nostro sportello centrale – continua il vicedirettore di Caritas L’Aquila – siamo attivi con alcuni centri di ascolto parrocchiali e con la rete di delegazioni presenti sul territorio. In particolare, in questi mesi stiamo cercando di andare incontro alle persone con un cammino di ascolto domiciliare”.

“Accanto ai bisogni materiali – continua Bianchi – dal confronto con le persone ci siamo accorti di come, nonostante sia passato quasi un anno, ci sia ancora una grande paura del terremoto. Un problema che riscontriamo anche nei nostri operatori, per questo da ottobre abbiamo iniziato con degli esperti un percorso di accompagnamento psicologico in gruppi perché solo lavorando su noi stessi possiamo essere nelle condizioni di aiutare gli altri”. Un percorso di accompagnamento che si concluderà nel mese di giugno. Mentre ha preso il via per i più piccoli il Progetto Rainbow. Il progetto, parzialmente finanziato da Caritas italiana con un contributo di 285 mila euro, è realizzato dagli esperti dell’Ospedale Bambin Gesù di Roma e dai Padri Camilliani. Obiettivo: avviare un percorso di formazione con insegnanti ed educatori perchè possano cogliere nei bambini sintomi dei cosiddetti “disordini da stress post traumatico” che possono subentrare dopo una tragedia come quella del terremoto. Caritas italiana ha già realizzato una struttura dotata di ambulatori e ludoteca che diventerà un punto di riferimento per questi bambini.

 

Anche a L'Aquila è tempo di Grest

Cinque grest diocesani nel capoluogo abruzzese colpito dal sisma e iniziative di animazione in vari ambiti segneranno l'estate aquilana dal 14 giugno fino al 10 settembre. Un modo rivitalizzante di stare vicino a quanti nelle C.A.S.E si sono trovati isolati o si trovano in alloggi e alberghi lontani dai quartieri in cui vivevano prima del terremoto. La Caritas de l'Aquila in collaborazione con il Servizio di pastorale giovanile nazionale propone quindi una settimana di campo ai giovani volontari di tutta Italia che intendono dedicare una parte delle proprie vacanze al sostegno della popolazione abruzzese.

Le attività estive che si svolgeranno nelle cosiddette "tende amiche" anche in altri territori limitrofi in collaborazione con le diverse delegazioni regionali della Caritas, saranno incentrate sull'animazione (delle tende amiche, dei grest diocesani, dei grest parrocchiali, delle RSA, delle case di riposo, delle caserme, degli alberghi...). Continueranno comunque anche le visite domiciliari alle persone più in difficoltà e i vari lavori manuali, secondo i bisogni. I volontari saranno alloggiati in tende con bagni –container. Se i gruppi volessero portare dei viveri per sostenere il magazzino Caritas, le priorità sono: scatolame, olio, farina, riso, sale, aceto.

Anche l'Associazione Papa Giovanni XXIII scende "in campo" e sarà presente nell'area di Fontecchio - San Demetrio dal 1 al 9 agosto, collaborando con la Caritas de L'Aquila e con la delegazione Toscana.

Info: giovani@apg23.org

 

Primavera abruzzese

E' il nome di una delle iniziative socio-economiche che Caritas diocesana de L'Aquila sta portando avanti nel territorio dell'Arcidiocesi, in collaborazione con Caritas Italiana e con le delegazioni Caritas regionali. Il progetto si pone come obiettivo quello di dare un piccolo ma importante sostegno all'economia abruzzese, messa a dura prova dal sisma, promuovendo i prodotti dolciari tipici locali. Fino al 21 giugno attraverso la rete Caritas saranno diffusi in tutta Italia pacchetti standard dei dolci tipici presentati dalle aziende del territorio.

Per saperne di più, scrivi a emergenzaitalia@caritasitaliana.it

 

Mons. D'Ercole coi giovani della Diocesi a Coppito

Ha preso il via l'8 aprile scorso il primo dei tre appuntamenti promossi dalla Pastorale giovanile diocesana, dal titolo Non abbiate paura. Nei prossimi appuntamenti il 13 maggio e il 10 giugno, i giovani dai 16 ai 35 anni s'incontreranno alle ore 21 nella Chiesa di legno di Coppito per la Scuola della Parola insieme al Vescovo ausiliare Mons. D'Ercole che da dicembre 2009 affianca il Vescovo de L'Aquila Mons. Molinari.

«Dopo tanti anni di attività in varie parti del mondo ed un lungo periodo di servizio in Segreteria di Stato - ha scritto Mons. D'Ercole alla diocesi aquilana - torno nella terra che mi ha visto nascere e alla quale sono rimasto sempre affezionato: sono infatti aquilano, se non della città, della provincia e non l’ho mai dimenticato. La percezione di appartenere a questa nostra terra si è fatta più forte dopo il recente terremoto: le diverse visite che ho potuto fare sin dai primi giorni, mi hanno dato modo di sperimentare la vostra tristezza e il vostro dolore, ma anche la vostra speranza e la vostra voglia di risorgere che sono diventati sentimenti e impegni anche miei. Anche così, senza che me ne rendessi conto, il Signore mi andava preparando per questa nuova missione!».

 

Due film documentari raccontano il terremoto a L'Aquila

Nelle sale italiane, dal 2 aprile il film Sangue e Cemento di Thomas Torelli e con Paolo Calabresi. Un documentario che in appena 58 minuti cerca di capire i misteri che ci sono dietro quella scossa delle 03:32 del 6 aprile 2009 che ha distrutto una città e le vite di centinaia di famiglie. Il film documentario è stato realizzato dal “Gruppo Zero”, un collettivo di giornalisti e cineasti che hanno l’obiettivo di creare un’informazione corretta e senza manipolazioni. Alla base dell’inchiesta c’è il sospetto che dietro quel terremoto ci siano state più responsabilità umane che naturali. Attraverso interviste a sismologi, geologi, avvocati, Thomas Torelli tenta di rispondere ad alcune domande essenziali: perché L'Aquila non era inserita nella fascia 1 di pericolosità sismica? Perché dopo l'inizio dello sciame sismico dell'ottobre 2008 non erano state disposte misure adeguate? Perché si consente di costruire nelle zone sismiche con materiali mescolati con troppa acqua, sabbia salata, ferro di cattive colate? Perché si tollerano le infiltrazioni della criminalità organizzata nell'edilizia delle zone sismiche?

Nel teatro-tenda di Collemaggio a L’Aquila,  il 3 aprile scorso è stato presentato anche il documentario di Giuseppe Bianchi, intitolato Uscita di sicurezza, un intreccio di storie di quattro persone aquilane che raccontano il loro post-terremoto. “Il lavoro – si legge in una nota – prende ispirazione dall’omonimo testo di Ignazio Silone, racconto autobiografico in cui l’autore narra la propria esperienza di ragazzo durante il sisma che colpì Avezzano nel 1915: “Nel terremoto la natura realizzava quello che la legge a parole prometteva e nei fatti non manteneva: l’uguaglianza. Uguaglianza effimera. Passata la paura, la disgrazia collettiva si trasformava in occasione di più larghe ingiustizie”.

 

Il vescovo de L'Aquila prega per il "lavoro quotidiano"

''Signore io continuo a pregarti per tutti coloro che non hanno il lavoro. E sono tanti. Ma oggi voglio pregarti in particolare per coloro che rischiano di perdere il lavoro. E anche questi sono tanti. Abbiamo fatto tante analisi, tanti convegni, tante ricerche, tante leggi... ma il lavoro diventa sempre piu' incerto o, come si dice oggi, con un aggettivo orribile, 'precario'!'' L'arcivescovo dell'Aquila, Giuseppe Molinari, ha lanciato il suo monito dalle pagine del quindicinale diocesano ''Vola''. ''E' una parola orribile perche' quando il lavoro e' precario anche il futuro diventa incerto, ''precario'' appunto!''. ''Come fanno - continua Molinari - un padre e una madre a pensare con serenità al futuro della loro famiglia se il lavoro non è più sicuro? Come fanno i giovani ragazzi e ragazze, a pensare a formarsi una famiglia se non hanno un lavoro sicuro? Il lavoro che genera sicurezza è anche la garanzia che i diritti e la dignità di ogni persona vengono rispettati''. E ancora: ''Lo Stato non riesce ad assicurare il lavoro a tutti (anche se è un diritto di tutti). Non ci riescono i sindacati (che cominciano a riconoscere alcuni loro errori!). Non ci riescono neppure le imprese, grandi e piccole. Hanno loro stesse tanti problemi e tante difficoltà! Eppure, Signore - esorta il Vescovo - tu hai fatto un mondo dove c'è posto per tutti, dove c'è lavoro per tutti... Venga il tuo regno di pace, di giustizia e di amore. E soprattutto dacci il nostro lavoro quotidiano. Dal lavoro può rinascere una nuova civiltà''. (i.c.)
 

16 mila aquilani senza lavoro

Sono 18 mila le persone che all’indomani del sisma si sono ritrovate senza lavoro su una popolazione totale di 74 mila abitanti. Nove mesi dopo quel famoso 6 aprile, sono ancora 16 mila gli aquilani che non hanno potuto riprendere la propria attività. La metà è in cassa integrazione, ma per gli altri 8 mila "è un disastro". L’unico settore in cui la domanda cresce è l’edilizia, ma per il resto tutto è fermo. “Le due priorità sono il lavoro e la vera ricostruzione che, nonostante i proclami mediatici, è al palo - ha dichiarato di recente il segretario della Cgil provinciale Umberto Trasatti. Professionisti, commercianti, artigiani, giovani precari parasubordinati sono abbandonati a loro stessi da sei mesi. Nove mesi dopo il sisma - ha detto Trasatti - la metà è ancora in cassa integrazione, ordinaria, straordinaria e in deroga, e le istituzioni si stanno muovendo per chiederne una ulteriore proroga per tutto il 2010”. (i.c.)

 

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