La casa "Madre del Perdono"
Casa di accoglienza per detenuti, concreta alternativa al carcere.
La "Casa Madre del Perdono" è nata nel 2004 al fine di potenziare l'accoglienza di detenuti comuni non tossicodipendenti.
La “casa” ha un compito educativo applicando letteralmente il significato del termine “educare” cioè “tirare fuori” il meglio, la parte positiva che ogni individuo racchiude in sé. È capace di accogliere detenuti direttamente dal carcere, dopo aver recepito da loro, tramite diversi colloqui preventivi, in collaborazione con le istituzioni preposte, una volontà di cambiamento del proprio stile di vita. Con loro si inizia subito un percorso rieducativo personalizzato secondo il progetto "Oltre le Sbarre". Attualmente alla casa Madre del Perdono ci sono 14 persone in programma.
Nella prima fase di accoglienza che dura circa 2 mesi, il detenuto non si può allontanare dalla struttura impegnandosi attivamente nella sua gestione e mantenimento. Al detenuto gli viene chiesto quando è ancora in carcere di rimanere almeno sei mesi, perriodo poi rinnovabile anche secondo la durata della pena. Tutti si devono assumere delle responsabilità. Gestione e ordine della casa, preparazione dei pasti, cura dell'orto e allevamento di piccoli animali. C'è poi il laboratorio “Zaccheo” in cui si svolgono lavori di assemblaggio per alcune aziende del territorio. È un lavoro di base per tutti.
Molto importante è la stesura del resoconto: ognuno scrive due volte la settimana quello che vive nelle cose che sta facendo per iniziare a “guardarsi dentro”. Una volta alla settimana c'è poi l'incontro generale col responsabile del progetto rieducativo, in cui si leggono alcuni resoconti e ci si confronta insieme sulle problematiche e i risultati positivi ottenuti.
Nel salone c'è una tabella di merito, in cui si segnalano i passi compiuti secondo la propria responsabilità, pulizie della casa, lavoro, disponibilità, stesura del resoconto, ecc. Ognuno da il “voto” all'altro. Una volta la settimana c'è l'incontro di relazione senza il responsabile del progetto così che i detenuti possono parlare liberamente. Uno di loro esce: gli altri parlano fra loro di lui, come lo vedono, le sue fatiche e sofferenze quotidiane (ad esempio non riesce ad ottenere il permesso di soggiorno e perciò diventa insofferente e aggressivo), oppure i passi che ha compiuto. Questi momenti sono molto importanti fra l'altro per superare la mentalità di complicità e omertà.
Tre detenuti, in fase intermedia, frequentano la cooperativa sociale “La Pietra Scartata” impegnandosi a fianco di ragazzi con handicap fisico e psichico, a trasformare, produrre e commercializzare prodotti provenienti da agricoltura bilogica. In tale contesto i detenuti sono stimolati a costruire relazioni significative e vere, che nascono dall'incontro con la sofferenza, il dolore, ma anche con la gioia e il senso della vita. Il lavoro insieme ai disabili risulta inoltre essere di alto valore educativo sotto vari profili: rispetto per gli orari, dei luoghi, igiene personale, necessità di collaborazione, attenzione per l'altro specie del più bisognoso.
C'è poi un gruppo di 3-4 detenuti in fase avanzata che formano il cosiddetto consiglio di sincerità e sicurezza “CSS”. Si riuniscono settimanalmente per analizzare, gestire e risolvere i molti problemi della vita comune . Si fanno proposte e suggerimenti da sottoporre al responsabile del progetto.
Molto importante è il ruolo del territorio che si impegna notevolmente ed è parte attiva del progetto rieducativo. Ci sono 13 fra volontari e tirocinanti universitari i quali seguono individualmente ciascuno un detenuto. Creano una relazione di amicizia e dialogo, aiutano a vedere e affrontare i problemi nella chiave giusta, li affiancano anche nei broblemi legali e burocratici.
Ogni 15 giorni tutti sono invitati liberamente a partecipare alla S.Messa e alla catechesi di base in cui viene analizzato soprattutto l'aspetto del perdono. È un momento di confronto molto sentito e profondo. Tutti vogliono partecipare compreso i mussulmani o che si dichiarano tali. Il nome “Casa Madre del Perdono” si basa sul fatto che Maria, madre di Gesù, ha dovuto perdonare chi le ha ucciso il Figlio.
Non solo il parroco offre questa disponibilità, ma anche altri volontari che organizzano 1 o 2 volte a settimana diverse attività: prove dei canti, corsi di informatica, corso di italiano per detenuti stranieri, ecc. Molta gente si è coinvolta perchè vede che c'è un percorso rieducativo reale.
Al termine della pena gli ex detenuti vengono aiutati a reinserirsi nel tessuto sociale per esempio trovando loro un inserimento lavorativo esterno.
I risultati che si stanno ottenendo in
questi anni di attività sono molto positivi ed incoraggianti.
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Giorgio Pieri:
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