Programma di protezione sociale
Relazione esplicativa sulla tipologia e la natura del programma di protezione sociale
La Comunità Papa Giovanni XXIII da 20 anni opera concretamente in favore delle ragazze schiavizzate e costrette alla prostituzione: in questo periodo ha elaborato un proprio metodo e creato una ricca serie di interventi a vari livelli, fra loro coordinati e inseriti in rete con servizi e interventi realizzati da altri enti pubblici e privati.
Illustriamo qui di seguito la strutturazione interna dell'Associazione, i principali settori di intervento, le caratteristiche del percorso personalizzato di recupero quali vengono concretamente attuati.
La struttura organizzativa.
L'Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII è organizzata al proprio interno in "zone", ognuna delle quali raggruppa i membri e le strutture di un territorio omogeneo, e collabora con tutti i possibili referenti del territorio, secondo la logica del lavoro in rete. Ogni zona dell'Associazione dà vita ad un "servizio recupero ragazze schiavizzate", che si occupa di coordinare ed integrare gli interventi riguardanti le ragazze di strada, dall'incontro sulle vie all'accoglienza, dall'accompagnamento verso l'autonomia all'opera di sensibilizzazione sociale e di rimozione delle cause.
I settori di intervento.
Si possono dunque distinguere gli interventi in favore di ragazze costrette alla prostituzione in tre settori, fra loro coordinati e integrati: l'intervento di strada, l'accoglienza e l'opera di sensibilizzazione e rimozione delle cause. Ognuno di essi dispone di proprie risorse e metodologie.
- Sensibilizzazione e rimozione delle cause. Fin dal momento in cui si profilò l'emergenza della prostituzione di ragazze straniere schiavizzate e l'Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII cominciò il proprio intervento, risultò evidente come si trattasse in primo luogo di un problema culturale: solo pochi si erano resi conto della gravità del fenomeno, della sua reale configurazione come riduzione in schiavitù, delle complicità esplicite o inconsce che quotidianamente permettono il ripetersi della mercificazione e dell'abbrutimento di decine di migliaia di adolescenti, giovani e donne di ogni nazionalità. L'analisi del fenomeno, la diffusione di un'informazione corretta, la sensibilizzazione della società intera si qualificarono subito come compiti essenziali per impedire che questa tragedia silenziosa diventasse normale per le coscienze. A questo scopo, il ricorso ai mezzi di comunicazione (giornali, televisioni, radio) e l'organizzazione di incontri e manifestazioni pubblici sono stati e sono tuttora fondamentali: ricordiamo la marcia organizzata a Rimini il 23 dicembre, e manifestazioni come la catena umana alla "Bruciata" di Modena, due città simbolo di questa grande piaga dei nostri giorni. Altre manifestazioni si sono succedute poi in varie città, da Bologna a Torino, da Perugia a Viterbo. La denuncia degli episodi più cruenti, delle prassi consolidate, delle corruzioni e delle connivenze culturali e operative hanno senza dubbio ottenuto risultati significativi, sebbene ancora parziali rispetto alla mole del problema.
- Intervento di strada. In ogni zona si formano una o più unità di strada che a cadenza settimanale si recano ad incontrare le ragazze nei luoghi del loro commercio. Ogni unità di strada è formata di solito da almeno tre persone, di cui una è il referente di zona per il servizio. Il referente di zona o un suo incaricato sono dotati di telefono cellulare sia per risolvere situazioni di emergenza sia per lasciare un recapito alle ragazze, che in tal modo potranno contare su una presenza amica in ogni momento, per chiedere aiuto nel momento in cui decidessero di lasciare la strada o soltanto per trovare un momento di conforto nei momenti più difficili. Il contatto con le ragazze è finalizzato in primo luogo alla condivisione della loro situazione di sofferenza e alla restituzione di dignità a persone violentate ed umiliate e per questo emarginate da tutti. Il secondo obiettivo, strettamente connesso al primo, è far conoscere alle ragazze la possibilità di abbandonare la loro situazione di schiavitù, garantendo un sostegno in ogni fase del loro cammino di liberazione. Per questi motivi è fondamentale instaurare un rapporto di fiducia e di amicizia con le ragazze, mediante momenti di incontro di vario genere: la semplice chiacchierata, l'organizzazione di una festa, una mangiata di pizza insieme, la proposta di momenti di preghiera e di catechesi. Tale compito è reso più semplice dalla presenza di mediatori culturali, perlopiù ragazze che hanno lasciato la strada e che hanno deciso di impegnarsi per aiutare altre donne costrette a vivere nelle loro stesse condizioni.
- Accoglienza. La principale risorsa per l'accoglienza è senza dubbio costituita dalle case famiglia, che riescono a soddisfare i bisogni sia della prima sia della seconda accoglienza. Accanto ad esse, sono attive case di pronta accoglienza per adulti e per minori, che ripropongono la metodologia della casa famiglia in un contesto diverso a causa della tipologia e della durata delle accoglienze. Accanto ad esse, è preziosissima l'opera di numerose famiglie aperte all'accoglienza, costituite sia da membri dell'Associazione, sia da persone ad essa semplicemente collegate: queste contribuiscono ad arricchire ulteriormente la rete delle possibilità di intervento. Ognuna delle tipologie appena elencate fornisce una risposta specifica alle diverse esigenze che si manifestano da parte delle ragazze, anche in riferimento all'evolversi della loro situazione: per esempio, in un primo momento può essere utile l'accoglienza in una casa di pronto soccorso, quindi il passaggio in una casa famiglia con determinate caratteristiche. Alla fine del percorso, in vista del pieno e autonomo reinserimento in società, può rivelarsi utile un ulteriore passaggio in una famiglia. Tutte queste risorse, operanti in rete fra loro e con altre associazioni e realtà attive in favore di ragazze costrette alla prostituzione, permettono di assicurare l'accoglienza 24 ore su 24, per tutto l'anno, in un contesto di carattere familiare che si rivela in quasi tutti i casi il migliore per instaurare rapporti con le ragazze e per elaborare un progetto che risponda ai loro bisogni. La vasta diffusione sul territorio nazionale permette di tutelare in maniera particolare l'incolumità delle ragazze che hanno scelto di lasciare la strada ed eventualmente di denunciare i loro sfruttatori: è infatti possibile l'accoglienza in una Provincia o in una Regione diversa da quella di provenienza, e anche in un secondo momento – qualora si originassero problemi – si possono effettuare spostamenti che impediscano il ritrovamento della ragazza da parte del racket.
Alle ragazze accolte viene assicurata assistenza medica, accompagnamento ai servizi (per rilascio dei documenti, pratiche di varia natura…) e – ove non si proceda al rimpatrio - un percorso di reinserimento sociale (con possibilità di apprendimento della lingua italiana, di corsi di formazione professionale, di inserimenti lavorativi).
Il percorso verso l'autonomia
Un progetto personalizzato.
Nell'accoglienza di ogni ragazza si valutano con la massima cura le sue esigenze immediate e future, per elaborare e attuare un progetto personalizzato che può concludersi nel giro di pochi giorni, in caso di rimpatrio, oppure durare molto a lungo se la ragazza sceglie di rimanere in Italia e cerca l'inserimento in società.
- Intervento di pronta accoglienza. La richiesta da parte delle ragazze di abbandonare la strada giunge all'Associazione tramite il contatto diretto delle ragazze stesse, o di clienti che le vogliono aiutare, con i referenti di zona, o dalle Forze dell'Ordine. La reperibilità dei referenti è continua, ventiquattro ore su ventiquattro e per tutto l'anno. Non appena una ragazza chiede di uscire dalla strada, il servizio di zona interpellato si attiva per cercare una struttura di prima accoglienza o una famiglia che possano farsi carico delle necessità immediate, valutando insieme con il coordinatore generale sia il bisogno di assistenza psico-sociale della ragazza sia l'opportunità di allontanarla dal luogo di provenienza per tutelarne l'incolumità. Nel caso si tratti di una minorenne, scatta la segnalazione al competente Servizio Sociale. Si avviano comunque contatti con la Questura e/o con la Polizia Municipale per mettere a fuoco la situazione della singola ragazza, in vista del rimpatrio o della concessione del permesso di soggiorno. Si provvede a soddisfare i bisogni primari della ragazza, e si inizia progressivamente il percorso di accompagnamento presso i servizi socio-sanitari e le istituzioni per quanto risulta necessario (cure mediche, documenti…), in vista di una sistemazione più stabile (che peraltro può essere trovata anche nella realtà che ha garantito la prima accoglienza).
- 1) Rientro nei Paesi di origine.
Se la ragazza manifesta il desiderio di rientrare nel suo Paese, in primo luogo si valuta l'esistenza di pericoli per lei e per i suoi familiari. Per l'acquisizione di queste informazioni è fondamentale una rete di contatti e presenze stabiliti nel corso degli anni: da un lato sono preziosi i rapporti consolidati con le Forze dell'Ordine italiane e internazionali, con le Ambasciate, con numerosi organismi ecclesiali e di volontariato impegnati nei Paesi di provenienza delle ragazze. Per esempio, in Nigeria sono referenti abituali e fidati i Salesiani e i Comboniani, in Albania alcuni sacerdoti missionari con cui si collabora anche per la realizzazione di corsi di formazione in favore delle ragazze. D'altro canto, una risorsa davvero importantissima allo scopo di acquisire informazioni e di favorire il rientro è costituita dalle case famiglia della stessa Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII aperte in territorio straniero: ricordiamo le presenze in Albania e Kossovo, in Russia, in Croazia, in Sierra Leone e in Brasile, per citare soltanto i Paesi da cui più frequente è l'emigrazione a scopo di sfruttamento. Data l'esistenza di queste realtà, in vari casi è stato possibile a membri dell'Associazione accompagnare di persona le ragazze fino al loro Paese. Le operazioni avvengono in accordo con le Forze dell'Ordine competenti.
2) Accoglienza di secondo livello.
Superata la fase dell'emergenza, continua il sostegno al percorso verso l'autonomia. Le ragazze vengono inserite in una casa famiglia o in una famiglia che possa farsene carico nel medio e anche lungo termine, garantendo una relazione significativa che permetta di superare i momenti di difficoltà e sconforto. E' questo il momento privilegiato, grazie alla conoscenza approfondita derivante da una frequentazione continua in una cornice familiare, per cominciare l'elaborazione di un progetto personalizzato rispondente ai veri bisogni e alle possibilità della ragazza. In questo senso l'esperienza dei membri dell'Associazione apertisi all'accoglienza è la più importante risorsa, a cui eventualmente può unirsi il ricorso a specifiche professionalità. Percorso verso l'autonomia, infatti, significa non soltanto trovare un lavoro e una casa, ma soprattutto possibilità e capacità di riacquisire fiducia in se stesse e nelle persone che sono accanto: si tratta in molti casi di una vera rinascita dopo un'esperienza di totale degradazione, innestatasi spesso su un precedente vissuto di deprivazione e di mancato riconoscimento del proprio status inviolabile di persona e di donna. La vita all'interno della Casa Famiglia è improntata ai valori della reciprocità, del dialogo, della responsabilità, e tende ad instaurare rapporti di fiducia, di serenità, di gioia. In questa seconda fase si fa più intensa e continua la mediazione con le istituzioni per l'ottenimento di documenti e prestazioni e con i servizi delle AA.SS.LL, per tesserini sanitari e problemi medico-sanitari, oltre che per la stesura di progetti personalizzati e la valutazione degli inserimenti. Un'attenzione particolare viene rivolta alla socializzazione della ragazza, sia all'interno dell'Associazione (momenti di festa, incontri, celebrazioni, percorsi educativi ed espressivi…) sia con il territorio. Parte precipua della socializzazione risiede nell'accompagnamento al lavoro, sia con la ricerca e la verifica delle opportunità, sia con il sostegno nei primi periodi. Ove possibile, si promuove la frequenza di corsi scolastici, in primo luogo per imparare l'italiano, e professionali. Si avvia la ricerca di soluzioni abitative adeguate alle esigenze della ragazza, in vista di un suo autonomo inserimento in società. - Promozione e sostegno a soluzioni di vita autonome. La relazione instaurata con la ragazza non si esaurisce nel momento in cui lascia la casa famiglia o la famiglia accogliente per cercare una propria sistemazione autonoma: se lo desidera, potrà sempre contare sull'appoggio dei membri dell'Associazione per ogni bisogno, dall'assistenza psicologica al reperimento di un nuovo lavoro alla mediazione con l'ente pubblico. Quest'opera di appoggio e sostegno è dettata, oltre che dalla sincerità del rapporto instaurato, anche dalla consapevolezza che la fase dell'inserimento in società e dell'impatto con l'autonomia è spesso molto delicata proprio per la solitudine cui si va incontro, oltre che per le oggettive difficoltà incontrate nel luogo di lavoro e di vita, con i tentativi messi in atto da molti italiani per prevaricare i diritti e la dignità di un soggetto comunque debole.
Il lavoro di rete
Come sopra accennato, l'Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII è organizzata al proprio interno in "zone", ognuna delle quali raggruppa i membri e le strutture di un territorio omogeneo, e collabora con tutti i possibili referenti del territorio, secondo la logica del lavoro in rete.
Si distinguono quindi due livelli dell'azione in rete: il coordinamento interno e la collaborazione con le risorse territoriali, che procedono sinergicamente.
- Coordinamento interno. L'azione dell'Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII è strutturalmente volta alla collegialità e al coordinamento per quanto riguarda sia l'aspetto istituzionale sia l'operatività nei vari settori di intervento, due aspetti strettamente connessi.
Per gli interventi nel campo della prostituzione, ogni servizio di zona ha un referente. Al momento sono attivi servizi di zona, per un totale di 10 unità di strada. Tutti i referenti si incontrano periodicamente, con cadenza mensile, per:
- formazione;
- analisi di casi;
- valutazione di problemi emergenti e problem solving;
- elaborazione di linee comuni nel rapporto con l'ente pubblico e con le altre associazioni;
- organizzazione di momenti pubblici per sensibilizzazione.
Per ottimizzare il lavoro e rendere effettivo il complesso degli interventi è attivo un coordinatore generale, cui tutti i referenti di zona fanno riferimento per problemi emergenti, richieste di accoglienza, indicazioni di metodo. La supervisione è affidata a don Oreste Benzi. L'Associazione dispone di uno studio legale per l'analisi e la soluzione di questioni giuridiche e legali delle donne aiutate. - Collaborazione con il territorio. E' chiara la consapevolezza che un'efficace azione di contrasto dello sfruttamento della prostituzione e di liberazione delle schiave del racket può essere ottenuta soltanto se tutti gli attori coinvolti svolgono con il massimo di efficienza e convinzione il proprio ruolo. Solo a partire da questa premessa è possibile attuare un vero e leale lavoro in rete, secondo lo spirito della sussidiarietà. L'Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII, grazie alla diffusione capillare delle sue strutture, alla vocazione comunitaria ed all'impegno profuso ad ogni livello nella rimozione delle cause che provocano ingiustizia ed emarginazione, unisce nella sua azione due aspetti complementari e significativi: da un lato un forte radicamento territoriale, che rende possibile intervenire nelle singole situazioni secondo i reali bisogni e le circostanze particolari, dall'altro una possibilità di sintesi che permette una lettura unitaria del fenomeno e quindi un rapporto con i massimi livelli delle Istituzioni e degli altri organismi del Terzo Settore operanti nel campo della lotta alla prostituzione. Sono stati avviati rapporti di collaborazione, convenzione o consulenza, con
- Ministero dell'Interno
- Ministero per gli Affari Sociali
- Regioni
- Province
- Comuni
- Prefetture, Questure, Forze dell'Ordine
- Aziende Sanitarie Locali
- Associazioni di volontariato e Cooperative del Terzo Settore
- Organismi ecclesiali e religiosi (Caritas, Parrocchie, Ordini religiosi…)
- Imprese


