Linee d'intervento e proposte conclusive dell’Associazione
Dr. Giovanni Paolo Ramonda, Responsabile Generale dell'Associazione "Comunità Papa Giovanni XXIII"
CHI SIAMO
L'Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII, fondata da don Oreste Benzi, è un’associazione internazionale di fedeli di diritto pontificio, riconosciuta dallo Stato Italiano, che opera da oltre quarant'anni nel vasto mondo dell'emarginazione, in Italia e in altri 27 Paesi del mondo, secondo la specifica vocazione a condividere direttamente la vita degli ultimi, impegnandosi anche al loro fianco per rimuovere le cause che provocano ingiustizia ed emarginazione.
L’INCONTRO CON LE VITTIME DEL RACKET
Don Oreste Benzi, fin dall’inizio degli anni ’90, si è speso con tutte le sue forze per denunciare il fenomeno della prostituzione schiavizzata che si stava progressivamente radicando nel nostro Paese.
Attraverso l’incontro diretto con queste donne, molte delle quali minorenni, don Benzi ha potuto constatare personalmente le terribili condizioni di schiavitù in cui sono costrette e si è subito attivato con ogni mezzo – incontri pubblici, pubblicazione di articoli e libri, partecipazione a trasmissioni televisive, manifestazioni pubbliche, legge di iniziativa popolare – per sensibilizzare l’opinione pubblica e denunciare anche le responsabilità dei cosiddetti “clienti” e l’inadempienza delle istituzioni.
Innumerevoli sono stati i suoi incontri con le massime autorità dello Stato, nel corso delle ultime legislature, per sollecitare un intervento che stroncasse con decisione questo fenomeno, senza tuttavia che alle promesse seguissero fatti concreti.
Risultati operativi molto efficaci si sono invece ottenuti a livello locale, grazie alla collaborazione tra Comunità Papa Giovanni XXIII, Questure e amministrazioni comunali, tanto da far parlare di un “Modello Rimini” e di convincere il sacerdote e i suoi collaboratori che «se solo si volesse, in pochi mesi la prostituzione schiavizzata potrebbe essere debellata».
7.000 DONNE LIBERATE
In Italia la Comunità Papa Giovanni XXIII opera con circa 90 operatori raggruppati in 16 Unità di Strada attive in 30 Province di 14 Regioni.
Una volta instaurato un rapporto di fiducia, alle ragazze incontrate nei luoghi della prostituzione viene proposto un percorso di liberazione e di riscatto sociale che le porti a riconquistare la loro dignità di donne e la piena autonomia.
Dal febbraio del 2008 è stato inoltre attivato un numero verde antitratta (800 132293) attivo 24 ore su 24 si possono rivolgere sia le donne costrette a prostituirsi, sia i clienti o altre persone che intendono collaborare per la liberazione delle schiave.
Sono ormai oltre 7.000 le donne, di cui molte minorenni, che in questi anni hanno attuato questo percorso di liberazione, anche attraverso l’accoglienza nelle case famiglia e nelle altre strutture dell’Associazione.
Attualmente sono 438 le vittime di tratta in programma di protezione e reintegrazione sociale all’interno dell’Associazione, in base all'articolo 18 del D.Lgs 286/98.
L’Associazione agisce inoltre anche a livello internazionale, in collaborazione con istituzioni e organizzazioni dei Paesi di provenienza della ragazze oggetto di tratta, per avviare iniziative di informazione, prevenzione e reinserimento sociale.
UN FENOMENO DRAMMATICAMENTE DIFFUSO E RADICATO
Alcuni dati ci ricordano quanto questo fenomeno sia drammaticamente diffuso nel nostro Paese e richieda un intervento chiaro e deciso.
Tra il 2000 e il 2007 sono state 54.559 le persone assistite nei progetti previsti dall'articolo 18.
Dal 2004 al 2006 le persone denunciate per reati inerenti la tratta e la prostituzione (ai sensi degli artt. 600, 600 bis, 601, 602 del Codice Penale e della legge 75/1958) sono state 10.640.
Per quanto concerne, invece, i procedimenti penali avviati dalla Direzione Nazionale Antimafia dal 2004 al 2007 in merito a reati di tratta (leg. 228/03), le persone indagate sono state 2.603.
I procedimenti avviati dalle Procure Distrettuali sono in media 200 ogni anno.
In base a quanto rilevato dalle nostre Unità di Strada, stimiamo attualmente la presenza di circa 75.000 ragazze straniere vittime della prostituzione di cui il 40% Nigeriane, il 30% Rumene e il restante Albanesi, Cinesi, Moldave, Ucraine, Russe, Polacche, Domenicane, Brasiliane, Bulgare, Ungheresi.
Senza calcolare tutto il vasto mondo dello sfruttamento che resta accuratamente sommerso.
Anche su scala mondiale la tratta di esseri umani è in continua crescita, ed è al secondo posto, tra le attività criminali, dopo il traffico di armi e di droga.
LA CONVENZIONE DELL’ONU
La “Convenzione per la repressione della tratta degli esseri umani e dello sfruttamento della prostituzione” adottata dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite con risoluzione 317 del 2 dicembre 1949 – che molti, purtroppo, non conoscono o fanno finta di aver dimenticato – ratificata anche dall’Italia, dichiara nel Preambolo che "la prostituzione e il male che l'accompagna, vale a dire la tratta degli esseri umani ai fini della prostituzione, sono incompatibili con la dignità ed il valore della persona umana e mettono in pericolo il benessere dell'individuo, della famiglia e della comunità”.
Per questo, all’art.1, stabilisce che occorre “punire qualsiasi persona che, per soddisfare le passioni altrui:
1) procura, adesca o rapisca al fine di avviare alla prostituzione un’altra persona anche se consenziente;
2) sfrutta la prostituzione di un’altra persona anche se consenziente”.
LA NOSTRA LINEA: LIBERARE LE VITTIME, FERMARE CHI SFRUTTA E FINANZIA
Alla luce di quanto previsto dalle Convenzioni internazionali sui diritti umani e dalla nostra Carta Costituzionale, appare evidente che la prostituzione non è un fenomeno inevitabile con cui convivere, da regolare per “ridurre i danni”, ma un mercato di sfruttamento degli esseri umani incompatibile con la dignità della persona, che va estirpato.
L’esperienza maturata sul campo in tanti anni di intervento, ci ha portato a constatare che l’unica via efficace per fermare questo mercato è quella di agire non solo sul fronte dell’”offerta” – colpendo i trafficanti e liberando le donne costrette a prostituirsi – ma anche su quello della “domanda”, cioè i cosiddetti “clienti” che sono di fatto i finanziatori del racket.
Le esperienze in tal senso messe in atto da alcune Amministrazioni comunali e Questure hanno prodotto in breve tempo risultati significativi nel loro territorio di competenza.
A ciò si obbietta che interventi di questo tipo non fanno altro che spostare il fenomeno in altri comuni o altre province, ma è evidente che se una stessa linea di intervento fosse applicata su tutto il territorio nazionale – non solo per la prostituzione su strada ma anche negli appartamenti e nei locali di intrattenimento – il fenomeno sarebbe in breve tempo debellato.
A ulteriore dimostrazione di ciò vi sono i significativi risultati ottenuti dalla Svezia dopo dieci anni di applicazione della legge che colpisce severamente i clienti.
Per questi motivi riteniamo che il disegno di legge recante “misure contro la prostituzione” presentato dalla Ministra Mara Carfagna ed approvato dal Consiglio dei Ministri l’11 settembre 2008 – assieme ad una diffusa applicazione delle norme vigenti che prevedono misure di protezione e reinserimento sociale per le vittime della tratta – vada nella giusta direzione proprio perché prevede per la prima volta in Italia di intervenire anche sul fronte della “domanda”.

