La legge contro l’acquisto di sesso in Svezia:

Motivazioni, conseguenze e ostacoli dell’attuazione della legge

    Permettetemi di iniziare spiegando perché la Svezia ha approvato questa legge.
    Nel 1998 abbiamo vietato l’acquisto di sesso depenalizzando chi si prostituisce con la motivazione che la prostituzione è una forma di differenza di genere e violenza contro le donne, che sfrutta e lede chi si prostituisce. La legge approvata nel 1998 in difesa delle donne afferma che “la violenza degli uomini contro le donne non è coerente con gli obiettivi di una società rivolta alla parità di genere e va combattuta con ogni mezzo. In una società di questo tipo è anche vergognoso e inaccettabile che gli uomini ricevano dalle donne sesso casuale a pagamento.”
    E’ stato dimostrato che “a prostituirsi sono soprattutto donne che in modi diversi hanno iniziato con difficoltà la loro vita, che sono state private molto presto del rispetto verso sé stesse e alle quali è stata conferita un’immagine di sé negativa,”
    Il governo ha inoltre scoperto che “il legame tra la prostituzione e gli abusi sessuali sui minori . . . sempre più evidente.”
    Da vari studi internazionali si evince che la maggior parte di coloro che si prostituiscono, all’incirca tra il 55% e il 90%, è vittima di abusi sessuali durante l’infanzia o l’adolescenza. Molti scappano di casa e finiscono poi con l’essere sfruttati da clienti senza scrupoli. In alcuni casi sono le difficili condizioni economiche a costringere le donne alla prostituzione, il che potrebbe spiegare la tratta di donne nigeriane e dell’ex blocco orientale.
    Negli Usa si entra nel giro all’incirca intorno ai 13-14 anni. In media, le prostitute sono soggette a sfruttamento sessuale all’età di 18 anni da parte di oltre 8000 uomini. Secondo un rapporto governativo ufficiale del 2004 in Svezia il numero di minori vittime di abusi sessuali è “significativo”. Si tratta in questo caso di un’informazione avvalorata a livello internazionale.

    Nel 1998 il progetto di legge svedese affermava che ...”a prostituirsi sono soprattutto donne che in modi diversi hanno iniziato con difficoltà la loro vita, che sono state private molto presto del rispetto verso sé stesse, e alle quali è stata conferita un’immagine di sé negativa. Recentemente il legame tra la prostituzione e gli abusi sessuali sui minori è divenuto sempre più evidente.”

    Fu chiaro che il compratore sfruttava sia la tragica situazione di chi si prostituiva sia le sue precedenti esperienze di abusi. Il governo dichiarò che “non è ragionevole penalizzare anche chi, almeno nella maggior parte dei casi, è la parte più debole che viene usata da altri che vogliono soddisfare il proprio desiderio sessuale.”

    Recenti studi su un campione di 827 prostitute attive, intervistate in nove paesi, sostengono quanto evidenziato dal nostro governo. Due terzi soddisfacevano i criteri diagnostici del disturbo da stress post-traumatico, sia laddove la prostituzione è legalizzata sia dove è considerata un reato, e i sintomi osservati erano superiori o uguali a quelli riscontrati in altri soggetti in trattamento, come i veterani del Vietnam e le vittime di altre forme di violenza contro le donne o del terrorismo di stato.

    In pratica, chi si prostituisce, principalmente donne e bambini, è costretto a fare sesso che non vuole e a cui non può sottrarsi. Questo significa che chi si prostituisce vive effettivamente in schiavitù. I compratori di sesso che sfruttano la situazione delle vittime sono consapevoli di tutto ciò.

    In virtù degli stessi motivi, la prostituzione non dovrebbe essere considerata un lavoro accettabile, come spesso avviene, quando viene negato il risarcimento dei danni derivanti dall'essere vittime dell'adescamento. Da uno studio condotto su 1.969 prostitute a Colorado Springs, tra il 1967 e il 1999, è emerso che il rischio di omicidi tra i soggetti attivi era 18 volte superiore a quello di una popolazione non attiva nella prostituzione. La percentuale di omicidi nei luoghi di lavoro tra le prostitute (204 per 100.000) era “di gran lunga superiore a quella di donne e uomini impegnati in attività lavorative ordinarie dove è stato riscontrato il più alto tasso di omicidi sui luoghi di lavoro”

    La principale indagine del governo federale del Canada sulla prostituzione (1985) ha rivelato che la mortalità tra chi si prostituisce può essere 40 volte superiore rispetto alla media nazionale.

    E’ risaputo e comprovato che protettori e clienti, per tenere le loro vittime nel giro della prostituzione, fanno uso di minacce e violenza. Su 55 ex prostitute a Portland, Oregon, l’84 percento è stato vittima di aggressione aggravata, in media 103 volte in un anno, il 78 percento ha subito 49 stupri in un anno, e il 53 percento è stato soggetto a torture sessuali, mediamente più di una volta a settimana. Spesso l’abuso veniva utilizzato a scopi pornografici.

    Gli studi condotti in altri paesi indicano percentuali simili di violenza contro chi si prostituisce, tramite p.e. l’uso di “armi” come mazze da baseball e palanchini. Sono stati anche riportati casi dove il cliente/protettore sbatte la testa della prostituta contro il cruscotto di una autovettura o contro un muro. Testimoni indipendenti in casi di lenocidio in Svezia, purtroppo, confermano questa situazione con testimonianze di violenze di donne bastonate ogni giorno, stupri di gruppo e torture.

    Dall’approvazione della legge l’incidenza della prostituzione è calata drasticamente, la tratta di prostitute in Svezia è la più bassa in Europa, e altri paesi stanno iniziando ad adottare alcuni aspetti del modello svedese (p.e. Norvegia, Islanda e Corea del Sud).

    A Stoccolma secondo i rilevamenti degli assistenti sociali il numero di prostitute a notte è tra 15 e 20, mentre nel periodo precedente alla legge la cifra arrivava fino a 60.

    A Malmö il numero di prostitute è pari a 200 nell’anno precedente la legge, un anno in seguito all’approvazione della legge la cifra scende a 130 e nel 2006 a 66.

    A Gothenburg i dati dimostrano che la prostituzione di strada ha subito un calo, passando da 100 a 33 prostitute all’anno tra il 2003 e il 2006.

    Dichiarazioni della polizia giudiziaria nazionale affermano che i trafficanti e i protettori non considerano più la Svezia un mercato interessante.

    I lenoni oggi sono costretti a svolgere le loro attività in ambienti chiusi e con difficoltà per soddisfare clienti timorosi di essere scoperti, a usare appartamenti diversi e ad evitare di stare troppo a lungo in un determinato luogo. Questa “esigenza [di frequentare] luoghi diversi” è stata avvalorata da intercettazioni telefoniche, testimonianze di prostitute, dichiarazioni della polizia nei paesi baltici, e dalla maggior parte delle indagini preliminari.”

    Il numero di condanne nei confronti dei clienti è salito da 10 nel 1999, a 29 nel 2000,  e negli anni successivi a 38, 37, 72, 48, 94, 108  fino ad arrivare a 85 nel 2007.

    In pratica, una riduzione della domanda porta ad un numero inferiore di donne vittime della prostituzione.

    Tuttavia, la legge svedese potrebbe essere ulteriormente rafforzata rimanendo sempre in linea con i suoi obiettivi. Fino a quando le vittime non saranno risarcite ed assistite in modo più mirato, aiutate ad abbandonare l’industria del sesso, non avremo affrontato completamente il problema.

    Per attuare una strategia appropriata è necessario intervenire su tre fronti: (1) depenalizzare e dare sostegno a chi si prostituisce, penalizzare fortemente i clienti e le parti terze che traggono profitto dalla prostituzione.

    In seguito all’approvazione della legge, le autorità giudiziarie dovettero interpretare il livello della pena. In tale contesto, nel 2001 la Corte Suprema accettò una decisione di un tribunale di grado inferiore affermando che quando un uomo usa il cosiddetto “consenso” di una prostituta, il reato viene commesso contro “l’ordine pubblico” e non contro di lei in quanto “persona”. Per questo motivo, non fu riconosciuto il diritto della donna al risarcimento dei danni civili e la pena fu inferiore a quella diversamente auspicata.

    Tuttavia, nessuna delle condizioni o delle osservazioni relative alla prostituzione espresse dall’autorità legislativa, o presenti in studi attuali, documentano che sia necessaria una condizione di libertà per avvalorare il “consenso”, sul quale si è basata la Corte Suprema. Alla luce di tali osservazioni il Parlamento, condannando il cliente, ma non la prostituta, ha stabilito che i clienti sfrutterebbero in modo consapevole la difficile situazione di un’altra persona. Non si tratta in tal caso di una situazione nella quale una persona dà il suo consenso in modo legittimo.

    In un’altra decisione del 2007, il Tribunale Amministrativo d’Appello richiese il pagamento di una tassa da parte della prostituta basandosi su una valutazione discrezionale. Visto quanto espresso dal querelante, ossia che tale decisione porta a far sì “che chi si prostituisce, è costretto a continuare per poter soddisfare gli obblighi fiscali”, persino le giurisdizioni come lo stato del Nevada che hanno legalizzato la prostituzione in determinate contee, con tutti i danni connessi, rifiutano di peggiorare la situazione imponendo delle tasse sulla prostituzione.

    Il compratore di sesso possiede del denaro. I danni civili mettono le responsabilità al posto giusto. Chi, sfruttando la situazione di abuso della prostituta, commette una violazione nei confronti di questa costringendola a prestazioni sessuali, lede la stessa e dovrebbe quindi risarcirla. In questo modo si verrebbe a modificare la situazione delle prostitute che non vedrebbe un intervento finanziario dello stato, ma bensì la possibilità di introdurre un incentivo sostanziale per chi decide di testimoniare, uno scenario al momento inesistente.

    L’Italia ha un’occasione senza precedenti per adottare gli elementi positivi della legge svedese e garantire una soluzione a tutte le ambiguità esistenti attualmente. Qualsiasi strategia efficace per combattere la prostituzione deve depenalizzare e dare sostegno a chi si prostituisce, penalizzare fortemente i clienti e le parti terze che traggono profitto da tale fenomeno.

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