On. Enkelejd Alibeaj, Ministro della Giustizia dell’Albania

Cari colleghi e partecipanti,
Prima di tutto vorrei dire che mi sento onorato dell’invito e felice di condividere un’esperienza positiva dall’Albania, la quale ha intrapreso intensivamente la via irreversibile delle riforme legali e istituzionali. I rapporti tra i nostri Paesi hanno avuto un ruolo importante e il mio Paese, l’Albania, ha seguito i migliori modelli italiani, non soltanto a causa della vicinanza geografica ma anche delle affinità culturali e di mentalità.
La Costituzione albanese colloca la dignità umana tra i valori fondamentali dell’uomo, mettendo di fronte a tale valore l’obbligo degli organi pubblici per adottare tutte le misure positive per il suo reale garantimento. Il traffico degli esseri umani e lo sfruttamento della prostituzione, che in essenza ledono la dignità umana, sono due delle forme più agressive del crimine organizzato che danneggiano dolorosamente la società in generale. Esse si sono manifestate e si sono trasformati in fenomeno nell’Albania della transizione dopo gli anni ’90 come un’inevitabile conseguenza dell’isolamento e della volontà di muoversi liberamente. Entro un breve periodo di tempo le relazioni di monitoraggio delle autorità internazionali avrebbero menzionato l’Albania come una fonte di questo tipo di criminalità ad alte cifre. I gruppi criminali albanesi si strutturarono immediatamente e diventarono seri concorrenti dei gruppi criminali degli altri Paesi limitrofi. Di fronte a questa drammatica situazione nacque la necessità della reazione dello Stato e della creazione di organi specializzati per l’esercitazione efficace del procedimento penale, la reabilitazione delle vittime e la prevenzione del fenomeno.
Inizialmente la reazione dello Stato di fronte alla situazione criminale è stata in chiara disproporzione ed è stata ostacolata dalla mancanza di mezzi finanziari, la mancanza della conoscenza profonda del fenomeno, la corruzione e le forme di violenza psicologica che esercitava la situazione criminale. Tuttavia la reazione dello Stato si trovava sotto la continua pressione positiva e di fronte alla prontezza di offrire assistenza da parte degli organismi internazionali. Di conseguenza, le strutture dello Stato si organizzarono e avviarono una stretta collaborazione per contrastare la situazione criminale. Nell’anno 2005 arrivarono i primi segnali positivi attraverso l’identificazione e l’avvio con successo del procedimento penale da parte della polizia dello Stato per alcuni gruppi e organizzazioni criminali famigerati con l’arresto dei loro membri e il sequestro dei beni immobili con grande valore finanziario. Questo periodo coincide con l’avvento al potere dell’attuale Governo, il cui programma dichiarava tolleranza zero al crimine e particolarmente a quello organizzato.
Tali sforzi sono stati affiancati anche dalle autorità giudiziarie, le quali, trovatesi anche sotto la pressione positiva mediatica e quella pubblica iniziarono a infliggere in massa pesanti condanne a reclusione, a multa in ingenti somme e confisca dei beni finanziari. Questa svolta positiva è stata influenzata anche dalla migliorata situazione legale, sia per quanto riguarda le procedure che il merito della questione.
In ordine alle procedure, verso la fine dell’anno 2004, in Albania venne costituita per legge la Corte d’Assise a due livelli per i quali si stabilirono criteri rigorosi di reclutamento in base ai meriti professionali e all’integrità morale. La costituzione di tali Corti venne accompagnata anche dalla strutturazione degli rispettivi uffici di Procura. Risale a tale periodo, inoltre, anche l’approvazione della legge n. 9284 “Sulla prevenzione e il contrasto al crimine organizzato” che mirava l’identificazione preliminare di tale fenomeno. Attraverso questa legge venne formato il Comitato Consultivo per le misure da intraprendere contro il crimine organizzato che osserva e coordina l’operato delle istituzioni in merito a questioni che riguardano la prevenzione e il contrasto di tale fenomeno.
Il Codice Penale albanese prevede una sezione speciale intitolata “I reati penali contro la morale e la dignità”, che prevede tutte le forme manifestazione di tale attività criminale, dal traffico delle persone, delle donne ai fini di prostituzione, ai bambini fino alla disponibilità degli ambienti per la prostituzione. A questi reati penali si associano pene principali severe cumulative a reclusione e a multa ma anche condanne complementari a confisca delle proprietà.
Tale situazione legale è conforme agli standart internazionali accolti dall’Albania con la ratifica di alcuni atti internazionali in modo intensivo dopo il 2005. Tali e di grande valore sono la Convenzione1 delle Nazioni Unite contro il Crimine Organizzato Internazionale e i suoi due protocolli aggiuntivi: la Convenzione2 del Consiglio d’ Europa “Sulle misure contro il traffico degli esseri umani”; il Protocollo3 Opzionale della Convenzione delle Nazioni Unite “Sui diritti dei bambini, sulla tratta dei bambini, la prostituzione dei bambini e la pedopornografia”; la Convenzione4 del Consiglio d’Europa “Sulla protezione dei bambini dallo sfruttamento e dall’abuso sessuale”.
Anzi, uno dei suddetti atti è anche quello tra i nostri due Paesi: l’Accordo5 di collaborazione tra il Consiglio dei Ministri della Repubblica d’Albania e il Governo della Repubblica italiana nella lotta contro la criminalità. In base a questo tale accordo i nostri due Paesi si sono accordati a collaborare, attraverso gli organi competenti rispettivi, nella prevenzione, nell’identificazione e nel contrasto dei crimini, soprattutto quelli di forma organizzata, in particolare nei settori del crimine organizzato, il traffico degli esseri umani e lo sfruttamento sessuale delle donne e dei minorenni particolarmente nel caso di induzione alla prostituzione e alla pornografia.
La suddetta infrastruttura convenzionale e legale è stata accompagnata dall’ adozione di ulteriori misure da parte del Governo albanese che ha approvato “la Strategia Intersettoriale della lotta contro il crimine organizzato, i traffici e il terrorismo”6; “la Strategia nazionale della lotta contro il traffico dei bambini 2008-2010”; “la Strategia nazionale della lotta contro il traffico degli esseri umani 2008-2010”7. Quest’ ultima strategia è stata fondata anche sul principio della collaborazione di tutti gli attori in processo, dal governo alla società civile, per il trattamento delle vittime in rispetto dei diritti umani. Essa mira al coordinamento interdisciplinare e alle misure intersettoriali a livello governativo e tra il Governo, le Organizzazioni internazionali e le organizzazioni non lucrative.
D’altro canto, va menzionato il fatto che la lotta contro il fenomeno del traffico di esseri umani non è stata orientata semplicemente e unicamente alla condanna di persone autori dei reati penali, ma anche nell’adozione di misure concrete per la reabilitazione delle vittime di tale traffico. Ormai, in Albania funzionano quali strutture presso il Ministero del Lavoro, Questioni Sociali e Pari Opportunità alcuni centri di accoglienza delle vittime del traffico che operano conforme agli atti normativi e assistono con professionalità le vittime di tale traffico con obiettivo la loro reintegrazione nella società. L’assistenza coinvolge gli aspetti finanziari, psicologici e comprende anche la preparazione professionale delle vittime attraverso lo svolgimento di vari corsi.
Tali dati sono illustrati con statistiche le quali evidenziano che dall’anno 2005 e in seguito è stato aumentato notevolmente il numero dei procedimenti penali per i reati di traffico di persone, di donne ai fini di prostituzione, di minorenni. I tribunali albanesi nel corso del 2005 hanno giudicato 40 casi simili, in 26 dei quali sono state inflitte condanne che variano da 10 fino a 25 anni di reclusione e in un caso è stata inflitta la pena massima – l’ergastolo8. Nell’anno 2006 si verifica una diminuzione, ma tale figura di reato rimane tuttavia tra le più frequenti con 23 condanne, per 12 delle quali sono state inflitte condanne da 10 fino a 25 anni di reclusione. Nell’anno 2007 risultano 10 condanne inflitte per tale figuara di reato e per 3 delle quali sono state inflitte condanne da 10 fino a 25 anni di reclusione. Nell’anno 2008 sono state inflitte 15 condanne per 9 delle quali sono state inflitte condanne da 10 fino a 25 anni di reclusione. Si constata che la dinamica di tali figure di reato, con qualche eventuale eccezione, è in calo. Ad ogni modo, è preoccupante il fatto che si sta verificando un aumento del traffico interno di donne e bambini, finalizzato principalmente alla prostituzione e allo sfruttamento della manodopera, particolarmente nelle nuove aree informali dei centri urbani. Rimangono da valutare le dimensioni del fenomeno ma si evidenzia che si stanno creando i meccanismi per l’identificazione, il riferimento e la denuncia di tali casi. Per questo motivo è stata creata l’unità antitraffico presso il Ministero degli Interni, come conseguenza anche dell’attuazione della Strategia nazionale contro il traffico degli esseri umani e il Piano operativo 2005-2007. Questa strategia prosegue con le ulteriori sfide che sono parte del trattamento nella strategia e nel piano operativo 2008-2010.
Ad ogni modo, a prescindere dagli sforzi e i risultati attuali nella lotta contro il fenomeno, rimangono tante sfide da superare e che sono state trattate di concreto nella Strategia e nel piano operativo del governo per gli anni 2008-2010, una strategia che mira alla creazione di una società non minacciata dal crimine organizzato, in pace e in continuo miglioramento della qualità di vita dei cittadini, dando cosi l’immagine di un Paese tranquillo e con un alto standard di sicurezza. Priorità primaria è e resta l’ulteriore istituzionalizzazione di una reazione pluridisciplinaria, stabile e coordinata contro il traffico perchè si possa operare per una riduzione progressiva e per l’eliminazione del traffico di esseri umani rendendo così possibile una vita più sicura per tutte le persone che vivono in Albania.
1 - Ratificata con la legge n. 8920, del 11.07.2002
2 - Ratificata con la legge n. 9642, del 20.11.2006
3 - Ratificata con la legge n. 9843, del 22.11.2007
4 - Ratificata con la legge n. 10071, del 09.02.2009
5 - Ratificata con la legge n. 9799, del 10.09.2007
6 - Approvato con decreto governativo n. 1140 del 30.07.2008
7 - Approvato con decreto governativo n. 1083 del 23.07.2008
8 - Il fatto coincide con il momento della costituzione della Corte d’Assise
